15 ottobre 2019
ore 19:01
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Il rapporto tra enti locali e gioco, tra ordinanze e regolamenti sempre più restrittivi

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Il rapporto tra enti locali e gioco, tra ordinanze e regolamenti sempre più restrittivi

Come prevenzione da patologie derivanti dal gioco d’azzardo come la ludopatia, scendono in campo le amministrazioni comunali con interventi quali distanziometri, luoghi sensibili, orari di accensione e spegnimento: sono ormai tutti abituati a queste terminologie che da qualche anno interessano il gioco d’azzardo e che si spera producano effetti negativi sul gioco d’azzardo. Ma tutte queste ordinanze permesse dal Governo ed emesse dalle Regioni e dagli Enti Locali sempre più dettagliate fanno nascere spontaneamente una domanda: “Ma perché lo Stato le concede?”

 

La risposta è semplice perché lo Stato, dopo aver regolamentato molti anni fa il gioco, dopo averlo fatto diventare una delle sue entrate erariali più cospicue, dopo aver quasi sconfitto il gioco illegale o, comunque, avergli tolto una buona quota di mercato, dopo aver promesso al gioco lecito che sarebbe stato protetto da una regolamentazione di Stato, ha lasciato che tutto andasse a rotoli, consentendo soprattutto che il suo ruolo istituzionale venisse esercitato dalle Autorità Comunali le quali si sono comportate come meglio hanno creduto nell’interesse dei propri cittadini. Poco a poco tutto ha preso la strada del “no azzardo, no slot” arrivando a circoscrivere aree dedicate al gioco soprattutto nelle periferie là dove vi è meno interesse economico delle città.

 

Ogni comune emette ordinanze per la limitazione del gioco, nessuno di questi probabilmente si è messo a pensare a quanti danni questo tipo di imposizioni possono provocare. Risultati positivi nella prevenzione del gioco compulsivo non se ne vedono, in quanto se non si gioca da un lato, si gioca naturalmente in un altro comune oppure sui casino online, quindi lo scopo delle “famigerate ordinanze restrittive” fallisce.

Negli ultimi anni sono nati anche casino online gratis dove giocare agli stessi giochi che si giocano al bar o casinò ma senza spendere soldi.

 

Lo Stato non pensa che molte aziende del gioco saranno costrette a chiudere o a ridimensionare le proprie risorse proprio a causa delle ristrettezze in cui sono obbligate a districarsi. In questo momento di difficoltà per tutti, dove il lavoro scarseggia, il gaming si è dimostrato un settore all’altezza di poter dare ottimi numeri in termine di occupazione grazie alle leggi fin qui attuate e che adesso si vede messo con le spalle al muro.

Vedremo se lo Stato prenderà decisioni in merito alla legittimità di questi divieti e darà delle linee guida da seguire che tutelino sia il cittadino che le aziende impegnate in questo settore.

 

 

PressGiochi

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