10 Luglio 2026 - 17:05

Il modello italiano del gioco online tra regolazione e contraddizione

Protezione del consumatore e sostenibilità del mercato. Di David Del Bianco, esperto di compliance normativa e regolamentazione del gioco pubblico, Regulatory Compliance Manager di Playtech

25 Giugno 2026

A oltre sette anni dall’introduzione del Decreto Dignità e del divieto generalizzato di pubblicità e nel primo anno di operatività del nuovo assetto concessorio del gioco a distanza, il modello italiano del gioco online si trova oggi in una fase di evidente tensione.

In Italia, – scrive David Del Bianco, esperto di compliance normativa e regolamentazione del gioco pubblico, Regulatory Compliance Manager di Playtech – la disciplina del gioco online opera una distinzione netta tra attività lecite e illecite, prevedendo per le prime la possibilità di essere offerte solo previa concessione o specifico titolo autorizzativo, mentre per le seconde vige un divieto assoluto in qualsiasi forma. Al fine di contrastare fenomeni di illegalità legati alla distribuzione online dei giochi con vincita in denaro, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli da sempre interviene con un’azione regolatoria puntuale volta al contrasto del gioco illegale. Una azione che si concentra in particolare sull’individuazione e sull’oscuramento dei siti privi delle necessarie autorizzazioni.

Il Decreto legge 87/2018, il Decreto Dignità, ha rappresentato un intervento di enforcement particolarmente incisivo sul piano della comunicazione, affidando al regolatore il compito non solo di vigilare, ma anche di intervenire in modo capillare sulle violazioni dei divieti imposti su pubblicita’, promozioni e sponsorizzazioni per giochi e scommesse. Il Decreto, convertito in legge 96/2018 e concepito con lo scopo di tutelare le categorie vulnerabili e di contrastare il fenomeno del gioco compulsivo, si configurava come uno sforzo collettivo di collaborazione tra molteplici attori publlici e privati.

In un contesto in cui l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, l’Autorita’ per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) l’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria (IAP) e l’Autorita’ Garante della Concorrenza e del Mercato (ANTITRUST) hanno progressivamente rafforzato un’azione coordinata di prevenzione, monitoraggio e applicazione delle norme, la recente introduzione di un nuovo modello concessorio ridefiniva ulteriormente le regole del mercato del gioco online in Italia.

La nuova disciplina entrata in vigore nel 2025 si basa su requisiti di accesso più stringenti, investimenti economici significativamente più elevati e standard tecnici e di compliance più rigorosi, con l’obiettivo di ridurre la frammentazione commerciale del mercato, di aumentarne la trasparenza e di selezionare un numero limitato di operatori maggiormente strutturati. I benefici della nuova struttura concessoria sembrano essere evidenti e come osservato, lo scorso maggio a Malta, durante il panel dal titolo “Le nuove regole del gaming in Italia” da Nigel Zarb, Group Head of Compliance di LeoVegas e da Antonio Valicenti, Senior Legal and Compliance Manager per l’Italia di Betsson Group, il nuovo assetto concessioro contribuisce a creare un mercato più concentrato e, sotto certi aspetti, più stabile. Un numero ridotto di operatori e una struttura più ordinata favoriscono infatti una relazione più diretta con il regolatore e un’applicazione più coerente delle regole.

L’idea di un sistema regolatorio costruito sulla riduzione delle componenti promozionali e su stringenti controlli sugli operatori autorizzati non si configura come un esperimento isolato, ma si inserisce in un quadro coerente che colloca l’esperienza italiana all’interno di un percorso regolatorio già tracciato in altre giurisdizioni oppure dall’attività dell’European Gaming & Betting Associaiton (EGBA) volta a definire standard condivisi di pubblicità responsabile e rafforzare la tutela del consumatore.

Tuttavia un’analisi più ampia del contesto regulatorio mondiale evidenzia come l’efficacia di tali modelli non sia esente da criticità, in particolare laddove restrizioni particolarmente incisive sulla pubblicità rischiano di schiacciare la visibilità degli operatori autorizzati, con potenziali effetti distorsivi sulla canalizzazione della domanda verso il mercato regolato, ponendo quindi la necessità di un equilibrio più calibrato tra obiettivi di tutela del consumatore e sostenibilità del sistema regolatorio nel suo complesso.

E’ proprio in questo contesto di maggiore strutturazione che emerge con più forza il paradosso. Gli operatori con licenza, chiamati a sostenere costi elevati per l’accesso al mercato e sottoposti a vincoli stringenti sotto il profilo tecnico e operativo, si trovano al tempo stesso privati della comunicazione della propria offerta, uno degli strumenti fondamentali per competere. Una situazione ambigua da diversi punti di vista, a partire esattamente da quello della competizione in un mercato aperto e digitalizzato.

Dal posizionamento, come piattaforme di infotainment, di riconosciuti brand di operatori di gioco online con campagne con testimonial di rilievo nel mondo dello sport alle sponsorizzazioni di club calcistici di Serie A, emerge un evidente profilo di ipocrisia e, al contempo, di sostanziale inefficacia nell’applicazione delle regole favorendo derive elusive delle stesse.

Laddove i confini a tutela del modello italiano del gioco online sembrano essere sfumati, la presenza di operatori non autorizzati, privi di una licenza di gioco emessa dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, rappresenta una realtà significativa. Il primo Report sul Fenomeno del Gioco Online Illegale, pubblicato da Data Room Nexus nell’ambito dell’Osservatorio Sul Gioco Online Illegale, evidenzia infatti come, nel solo periodo compreso tra il 1° gennaio e il 31 marzo 2026, siano stati individuati circa 500 siti illegali, intercettati ad un ritmo medio di 4/5 nuove piattaforme al giorno, a dimostrazione di un ecosistema dinamico e in continua espansione. Un ecosistema alternativo in cui operatori, non vincolati dal quadro normativo italiano, riescono ad intercettare l’utenza attraverso canali alternativi.

L’analisi condotta nell’ambito dell’Osservatorio restituisce una dimensione del fenomeno particolarmente rilevante: oltre 4,5 milioni di utenti italiani attivi e più di 13 milioni di accessi registrati nel trimestre gennaio – marzo 2026, numeri che assumono ancora maggiore significato se si considera che il monitoraggio sia stato limitato alla sola piattaforma Instagram. Ne emerge un quadro in cui il canale social e’ una porta d’ingresso fondamentale, ma solo una delle molteplici direttrici attraverso cui si sviluppa e si alimenta l’offerta illegale, rappresentando non solo una perdita economica, ma anche un mancato presidio in termini di tutela del consumatore. Se prima dell’introduzione di un modello regolato, la carenza di strumenti di tutela veniva spesso imputata all’assenza stessa di regolazione, oggi, invece, emerge con evidenza anche come in un contesto ampiamente regolato una quota significativa di utenti continui a gravitare verso circuiti illegali, mettendo in discussione l’effettiva capacità del sistema di garantire protezione e canalizzazione della domanda.

E anche in questo caso l’Italia non rappresenta un’eccezione isolata, ma si inserisce in un trend più ampio e osservabile in diverse giurisdizioni regolamentate, dove la crescita dell’offerta illegale online evidenzia criticità sistemiche nella capacità dei modelli nazionali di intercettare e contenere efficacemente fenomeni circuiti illegali e non presidiati.

All’immagine definita dai dati raccolti dall’Osservatorio si aggiunge un ulteriore elemento di complessità, rappresentato dal mondo dello Sport. In Italia, il calcio continua ad essere un pilastro economico e culturale, e le sponsorizzazioni provenienti dal settore del gioco online hanno storicamente svolto un ruolo rilevante. Le recenti posizioni espresse da Gabriele Gravina, ex presidente della Federazione Italiana Gioco Calcio (FIGC), evidenziano come i divieti alle sponsorizzazioni per gli operatori del gioco online abbiano inciso anche su questa dimensione, contribuendo a indebolire i flussi di finanziamento del calcio e riaprendo il dibattito sulla necessità di introdurre un diritto alla scommessa, superando le attuali restrizioni.

La consultazione avviata dall’Autorita’ per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) sull’introduzione di forme di pubblicità responsabile si inserisce esattamente in questo contesto. L’obiettivo dichiarato è quello di consentire comunicazioni che abbiano una funzione informativa e di prevenzione, senza trasformarsi in leve commerciali. Tuttavia, il rischio è che tale approccio, pur animato da finalità condivisibili, non sia sufficiente a risolvere la contraddizione di un sistema che vieta la pubblicità ma richiede agli operatori di comunicare, in qualche forma, responsabilità e sicurezza. In questa tensione tra apertura e vincoli regolatori si gioca la partita che vede da una parte lo scenario di un possibile equilibrio sostenibile, dall’altra il rischio che una disciplina incompleta o, al contrario, eccessivamente stringente, possa favorire la crescita del mercato illegale.

La tutela del consumatore rimane un obiettivo imprescindibile, ma non può essere perseguita in modo disgiunto dalla sostenibilità del mercato.

In questo contesto, l’educazione del giocatore assume un ruolo sempre più centrale, rappresentando uno strumento imprescindibile per rafforzare la consapevolezza dei rischi, favorire scelte informate e contribuire a una più efficace canalizzazione verso l’offerta legale.

Concludendo ritengo che ad oggi il modello italiano del gioco online si trovi ad un bivio. La fase attuale, segnata da un’elevata complessità regolatoria, da una crescente pressione competitive e da una spinta verso territori privi di protezione per il giocatore, richiede un ripensamento delle priorità e degli strumenti. In particolare una revisione della disciplina pubblicitaria, un rafforzamento dei presìdi di compliance e un approccio più efficace alla canalizzazione della domanda verso il circuito regolato.

 

David Del Bianco, Regulatory Compliance Manager – Playtech

Fonte immagine: GENAI

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