Nel settore del gioco con vincita in denaro, il tema della sostenibilità ha assunto negli ultimi anni una rilevanza crescente, anche in risposta alle evoluzioni normative e alle aspettative degli
Nel settore del gioco con vincita in denaro, il tema della sostenibilità ha assunto negli ultimi anni una rilevanza crescente, anche in risposta alle evoluzioni normative e alle aspettative degli stakeholder. Se osservato dal punto di vista del consumatore, emerge una distanza ancora significativa tra la rappresentazione della sostenibilità nei report aziendali e la percezione concreta delle azioni messe in campo dagli operatori.
Il consumatore non è interessato al livello di allineamento agli standard di rendicontazione né alla qualità formale dei documenti, non li comprende sono troppo tecnici e con linguaggi per addetti ai lavori. I report di sostenibilità possono essere utili come storytelling interno e come strumento di comunicazione con gli stakeholder istituzionali e finanziari. Per il consumatore, invece, ciò che rileva è la capacità dell’operatore di tradurre i principi di sostenibilità in misure tangibili, comprensibili e verificabili nella propria esperienza di gioco. In questo senso, la sostenibilità non si misura nella completezza del reporting, ma nell’efficacia delle azioni e nei risultati che producono.
All’interno di questo quadro, il gioco responsabile rappresenta la dimensione centrale e maggiormente caratterizzante della sostenibilità nel settore. È su questo ambito che si concentrano le principali strategie ESG, con un’evoluzione progressiva da strumenti reattivi — quali limiti e autoesclusione — verso modelli più avanzati basati su monitoraggio comportamentale, sistemi di alert e soluzioni predittive.
Nonostante questo sviluppo, dall’analisi dei report di sostenibilità e dei bilanci non finanziari emerge una criticità ricorrente. A fronte di una chiara definizione delle strategie di gioco responsabile, spesso articolate in policy e linee guida strutturate, risultano ancora limitati gli elementi di quantificazione delle azioni intraprese. Gli obiettivi dichiarati appaiono frequentemente non accompagnati da indicatori di performance misurabili o non direttamente collegati a risultati osservabili nei comportamenti di gioco.
Questa debolezza incide sulla capacità di valutare l’effettiva efficacia delle politiche adottate. In assenza di KPI chiari e di un collegamento esplicito tra strumenti e risultati, la sostenibilità rischia di rimanere confinata a una dimensione dichiarativa, con un impatto limitato sulla fiducia e sulla percezione del consumatore.
In questo quadro, emerge la necessità di dotare il settore di standard condivisi, in grado di rendere comparabili le performance degli operatori e di qualificare in modo oggettivo l’efficacia delle strategie adottate oltre che, l’esigenza di rafforzare i livelli di informazione e comunicazione, rendendo le misure di tutela più trasparenti, accessibili e comprensibili. Non si tratta solo di comunicare di più, ma di comunicare meglio: chiarire il funzionamento degli strumenti, esplicitarne gli effetti attesi e restituire evidenza dei risultati raggiunti.
In questa prospettiva, possiamo superare il termine Gioco Responsabile per parlare di “Cultura di protezione del giocatore o di Tutela attiva del giocatore”, intesa come un modello in cui la tutela non è affidata a strumenti isolati, ma è integrata in modo sistemico lungo tutta la catena del valore. Ciò implica, da un lato, la progettazione di ambienti di gioco che incorporano in modo nativo meccanismi di prevenzione, monitoraggio e intervento; dall’altro, lo sviluppo di competenze diffuse all’interno delle organizzazioni e della rete, attraverso programmi strutturati di formazione del personale sulle misure di protezione e sulle loro modalità di applicazione.
In una prospettiva evolutiva, il rafforzamento della sostenibilità nel settore del gioco passa quindi attraverso il superamento della logica della rendicontazione a favore di un approccio centrato sulla misurazione degli effetti. Ciò richiede lo sviluppo di sistemi in grado di collegare in modo strutturato le misure adottate a indicatori quantitativi e risultati osservabili, quali l’utilizzo degli strumenti di controllo, la variazione dei comportamenti di gioco a rischio e l’efficacia degli interventi preventivi.
Solo attraverso questo passaggio sarà possibile ridurre la distanza tra ciò che viene dichiarato e ciò che viene effettivamente percepito, restituendo alla sostenibilità una dimensione concreta, verificabile e rilevante per il consumatore.
Laura D’Angeli – PressGiochi
Laura D’Angeli è consulente direzionale e fondatrice dello “Studio D’Angeli” con esperienza ventennale nel lancio di start up e nella pianificazione strategica ed economico-finanziaria. Negli ultimi 15 anni la sua attività si è concentrata su progetti per l’innovazione, la sostenibilità e il marketing responsabile nel settore del gaming.
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