“Il grande inganno – Il gioco d’azzardo spiegato bene”. Da un titolo così pretenzioso, ci saremmo attesi rivelazioni così sconvolgenti da far tremare i polsi persino ai giocatori più incalliti!
“Il grande inganno – Il gioco d’azzardo spiegato bene”. Da un titolo così pretenzioso, ci saremmo attesi rivelazioni così sconvolgenti da far tremare i polsi persino ai giocatori più incalliti! Invece, il tutto si risolve in una piacevole e anche arguta – questo sì – lettura da ombrellone, che si articola in 10 brevi capitoli, tra i quali scorre una storia parallela di giocate in ricevitoria in altrettante tappe e inoltre si innestano approfondimenti matematici per chi volesse saperne di più.
Primo, secondo e contorno serviti! Inutile aspettarsi il dolce, perché alla fine si va direttamente all’amaro, uno di quelli che ti fanno attorcigliare la lingua, sul quale glissiamo volentieri.
Eppure, bisogna dire che l’autore, il matematico Marco Raho, parte pure bene, nel parlare del gioco dei dadi e in particolare della Zara, ricordandoci che, pur essendoci casualità assoluta nell’esito dei lanci, nel lungo periodo i risultati tenderanno a rispettare le percentuali teoriche di uscita. Ovvero, con un solo dado, ogni numero ha 1/6 di possibilità (16,6%); quando se ne tirano tre insieme, i totali con le percentuali più alte di uscita sono il 10 e l’11 (12,5%). Inserendo in un grafico a doppio asse le percentuali di tutti i possibili esiti, si arriva a disegnare una perfetta curva gaussiana.
Un concetto che Raho introduce solo molto più avanti, con varie tappe di avvicinamento, ma che vogliamo subito menzionare, è quello dell’ “indice di convenienza”. I calcoli della probabilità e le percentuali del verificarsi degli esiti, in realtà, non servirebbero a nulla se non fossero condotti all’individuazione di quanto è conveniente puntare su un evento (o su un gioco) piuttosto che su un altro. A questo proposito l’autore ci racconta un caso, non sappiamo se inventato o meno, ma stuzzicante. Un gruppo di ragazzotti una sera portò a casa un bel gruzzolone giocando alla roulette col metodo delle colonne, puntando sempre 2 su 3, il che equivale ad una aspettativa di vincita del 64,8%. Mica male come idea, almeno all’apparenza. Giocando 2 euro (1 per colonna), se si azzecca la colonna se ne incassano 3. Però, e questo Raho non lo scrive ma lo sottintende, se la sfortuna si accanisce la musica cambia. Cinque sconfitte consecutive comportano una perdita di 10 euro, che per dei ragazzi qualunque è pur sempre pesante. A quel punto, andare al raddoppio diventa una tentazione troppo forte per essere elusa. Ma da lì può innescarsi la spirale negativa: punto 4 euro e non vinco per altre tre volte. Il bilancio negativo sale a 22 euro. L’autore, però, ci racconta di una serata magica per quei ragazzi, comunque augurandosi che quella fosse la prima e ultima volta… In ogni caso, meglio che puntare sempre sul rosso e nero, dove le aspettative di vincita sono ovviamente del 50%. E per questo ci narra di una serata al casino dove il nero è uscito per 25 volte consecutive! D’altra parte, il fatto è talmente raro che, a nostro avviso, vale sempre la pena insistere su un colore, facendo giocate al raddoppio oppure col sofisticato metodo citato da Raho del “montante d’Alambert”, che “consiste nel far variare di 1 unità la puntata a seconda dell’esito della partita precedente; in caso di vittoria si diminuisce, altrimenti si aumenta. L’unica eccezione è quando si vince puntando una sola fiche: in quel caso la giocata non andrà diminuita.”
Un principio che stata tanti miti, tanto semplice quanto sagace, è che nel gioco il passato non influenzerà mai il futuro. Chi insegue i ritardatari al lotto, lo fa a suo rischio e pericolo; nel momento in cui scriviamo, il 67 a Bari manca da 118 turni, ma alla fin dei conti la sua possibilità di uscita nella estrazione successiva è pari a quella del 18, che era appena uscito. Tuttavia, qui dobbiamo aggiungere un ragionamento che l’autore non fa: l’archivio delle estrazioni del lotto si estende su ben 155 anni (dal 1871), con 104.791 concorsi completati. Ebbene, abbiamo una base così ampia da poter ragionare convenientemente sul “massimo ritardo assoluto”; si tratta del 53 sulla ruota nazionale, assente per ben 257 turni. Allora, il nostro amico matematico non potrà metterci in croce se affermiamo che, avendo i soldi giusti in tasca, si potrà “convenientemente” cominciare a dare la caccia a un numero un centinaio di estrazioni prima! Anzi, possiamo pure fare di meglio, considerando che i 10 massimi ritardi storici che seguono in classifica sono racchiusi in un range che va da 191 al 209… Professor Raho, ci metta una pezza!
Adesso, qualcuno vorrebbe chiederci cosa significa “avere i soldi giusti in tasca”. Vabè, una piccola dritta possiamo dargliela: al lotto mai puntare sul raddoppio costante, perché ci vorrebbero i soldi di Trump e Bill Gates messi insieme; piuttosto, è più saggio dare una sbirciata alle “tavole finanziarie e attuariali” e costruire le proprie giocate in base a quanto si vuole rischiare. Nostro consiglio, non dell’autore.
Il grande neo de “Il grande inganno” spunta, neanche a dirlo, quando si parla di “spesa degli italiani”. Per l’ennesima volta, la spesa viene confusa con il giocato (o raccolta), con la colpa che viene data (erroneamente) al Libro Blu ADM 2019, precisamente a pagina 83, dove compare il classico grafico con l’andamento di Raccolta, Vincita, Spesa, Erario. La Raccolta risulta essere di 110,54 miliardi, ma l’autore la fa passare per la “spesa degli italiani”. Vabè, dai, sarà stata solo una distrazione! Invece no, perché poi Raho scrive: “se divido 110,54 miliardi di euro per il numero degli italiani nel 2019, che era circa di 60 milioni, ottengo che ogni italiano ha speso mediamente 1842 euro nel gioco. Se penso che in questi 60 milioni ci sono tutti gli italiani, compresi i bambini e chi non ha mai speso nemmeno un euro nel gioco, significa che quell’anno un italiano ha speso molto di più del numero che ho trovato”. Amen. Ma il bello è che nella pagina successiva ripropone i grafici dell’andamento dei 4 indici, dove alla famigerata quota 110,54 miliardi corrisponde la scritta Raccolta, e non Spesa, a cui corrisponde il dato di 19,41 miliardi… Signore Pietà!
Nonostante ciò l’autore, trenta pagine più avanti, ci concede il clamoroso “ravvedimento operoso”, analizzando un articolo del Il Sole 24Ore sul Libro Blu 2022: “Allora è facile: la sottrazione 136 (miliardi giocati) -116 (miliardi vinti) = 20 ci dice quanto gli italiani hanno speso, una volta tolte le vincite. Più che di spesa sarebbe opportuno (e menomale! n.d.a.) parlare allora di raccolta che, con 136 miliardi, è quasi 7 volte superiore la spesa dichiarata nell’articolo”.
Tolto questo neo, la lettura ondeggia fra giochini matematici, noti e meno noti, e fatti disparati che non c’entrano nulla col gioco: dalle statistiche sui malati di Covid al famoso fattaccio di OJ Simpson; dalla disposizione ottimale dei tavoli nel ristorante, all’individuazione degli accordatori di pianoforte di Chicago, e via andare. Tutte cose che gli servono per spiegare come devono essere analizzati i dati statistici, per evitare di cadere in trappole madornali (così ci piace!). Da qui, pure qualche iperbole ad effetto, come il fatto che la probabilità di vincere il 6 al Superenalotto, 1 su 620 milioni, vale a dire che ci sarebbe un solo vincitore tra tutti gli abitanti di Italia, Spagna, Germania, Inghilterra, Scozia, Irlanda, Danimarca, Norvegia, più tutti gli Stati Uniti d’America!
Per noi è tutto, salvo invitarvi a non perdere il capitolo sulla storia del polpo Paul, l’eroe dei Mondiali del Sudafrica del 2010, dove è stato in grado di azzeccare 8 pronostici consecutivi! Pure lui era un giocatore patologico???






