29 Settembre 2020 - 21:11

Il gioco lecito “non crea lavoro per il territorio”: l’ostracismo bancario anti-gioco sfida anche l’Antitrust

Nella Regione che ospita “mafia capitale” una pioggia di milioni (170) è in procinto da arrivare grazie ad una iniziativa della Banca Europea per gli investimenti condotta in collaborazione con

28 Luglio 2015

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Nella Regione che ospita “mafia capitale” una pioggia di milioni (170) è in procinto da arrivare grazie ad una iniziativa della Banca Europea per gli investimenti condotta in collaborazione con Unicredit, BNL, e BCC.

 

La BCC di Roma ha subito reso noto che neanche un euro sarà devoluto a imprese che trattano armi, gioco, tabacco, perché i loro progetti di finanziamento si occuperanno solo di realtà che creano ricchezza e lavoro per il territorio.

Il gioco lecito, – riporta l’associazione Astro – in persona di gestori proprietari di apparecchi, conduttori di sale, produttori e costruttori di congegni e programmi dedicati ai prodotti autorizzati dallo Stato, viene equiparato alla diffusione delle armi prodotte da aziende private che non operano su mandato dell’Amministrazione Finanziaria.

 

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Nonostante sia nota la “indagine conoscitiva” che l’Antitrust ha avviato su impulso di AS.TRO in merito alle discriminazioni selettive che proprio i tre istituti citati conducono storicamente contro gli operatori di settore, la prosopopea del marketing bancario continua a usare l’etica come strumento di alterazione del mercato.

Basta verificare l’IBAN sui quali pervengono i riversamenti delle raccolte di gioco pubblico per accorgersi che gli “istituti etici” non disprezzano “tutto il gioco in sé”, ma semplicemente non ritengono “etico” chi ci lavora “sul territorio”. In parole povere, il titolare di una sala non avrà mai un conto corrente su BCC, Unicredit, BNL, ma su tali istituti verserà PREU, CANONE AAMS, AGIO CONCESSIONARIO.

Chi “produce ricchezza e lavoro”, quindi, garantendo buste paga e tasse locali NON è etico, mentre lo è il beneficiario di tale “produzione”.

All’Antitrust saranno quindi trasmesse queste ultime evidenze, e sarà attivato un rigoroso monitoraggio sulla destinazione di questi corposi finanziamenti.

 

Quando si nega la dignità (per motivi di marketing) ad un lavoro lecito che ha nello Stato il PROPRIETARIO dell’asset, nonché il beneficiario diretto di oltre il 60% della ricchezza generata, si mette in campo una discriminazione odiosa, condotta sulla pelle di imprese sane e addetti “innocenti” rispetto al “frastuono” che circonda il gioco in Italia.

 

Per questo motivo è corretto evidenziare che sino a quando lo Stato non abolirà il gioco lecito (verosimilmente a breve stante la via crucis a cui permette sia sottoposto) questa battaglia di dignità e legalità sarà sempre nelle corde di AS.TRO. Non certo per fanatismo, ma per coerenza basilare: chi opera nel gioco lecito lavora per lo Stato e contro la criminalità che prima del 2004 deteneva il monopolio di videopoker, martingala, lotto nero, tutte attività che prima dell’inizio della campagna di denigrazione al gioco legale erano state relegate ai margini estremi dell’offerta. Oggi il trend è evidentemente in controtendenza, al punto tale da rendere oramai verosimile il trionfo del principio “tanto peggio tanto meglio”, ovvero meglio che il gioco sia illegale.

Dove sta il trionfo dell’etica, tuttavia, non è dato saperlo.

 

PressGiochi