15 Gennaio 2026 - 17:58

Il 2026 sarà l’anno buono per il riordino della rete terrestre

Tra un anno che se ne va e uno che arriva, c’è sempre quella terra di mezzo dove tutti gli osservatori, più meno autorevoli e competenti, si lanciano in bilanci

31 Dicembre 2025

Tra un anno che se ne va e uno che arriva, c’è sempre quella terra di mezzo dove tutti gli osservatori, più meno autorevoli e competenti, si lanciano in bilanci e previsioni. Secondo alcuni, la raccolta 2025 dei giochi dovrebbe superare il muro dei 170 miliardi; ipotesi forse esagerata, ma non di troppo. Noi riteniamo più plausibile una soglia massima dei 165 mld, che comunque, coi tempi che corrono, sarebbe un bel passo avanti rispetto ai 157 mld dello scorso anno.

E, ovviamente, in questo conto non ci mettiamo i 2,230 miliardi scaturiti dalla gara del Lotto, né tantomeno i 364 milioni sommati dal bando del gioco telematico, che andranno tutti ad incidere sull’anno fiscale 2026. Linfa più che vitale per un erario che vede in calo continuo le proprie entrate, per colpa del settore online che avanza a ritmo incessante erodendo i margini del gaming land-based e soprattutto degli EGM, incappati nel terzo regresso consecutivo annuale della raccolta e quindi del Preu, per una perdita YoY stimabile nell’ordine del 4,5/5%.

Finalmente, qualcuno nelle alte sfere (leggasi ADM) ha capito che così non si può più andare avanti. Come ha osservato Elisabetta Poso, direttore dell’Ufficio apparecchi da intrattenimento di ADM, nel corso di un recente convegno, la domanda degli apparecchi non è più rigida come una volta e quindi negli ultimi anni si è innescato l’effetto di sostituzione tra gioco fisico e online, favorito da payout più alti e da regimi fiscali meno gravosi nel digitale. La tassazione sulle slot, oggi al 24% calcolata sul margine, grava in realtà per il 67% e oltre, con un impatto che ha reso meno attrattivo il prodotto e ridotto il gettito. Da qui la necessità di un riequilibrio della tassazione, uno dei principi già contenuti nella delega fiscale, per colmare la perdita di entrate e riportare il payout a livelli più sostenibili. Quale sarà il procedimento è ancora presto per dirlo.

Aleggia l’ordine del giorno accolto al Senato a firma di Claudio Lotito (Forza Italia) che impegna il Governo a valutare l’opportunità di “rivedere, anche mediante la sperimentazione su di un limitato numero di apparecchi collegati alle reti dei concessionari, la base imponibile degli apparecchi da intrattenimento valutando il passaggio dalle somme raccolte alla differenza tra tali somme e quelle erogate in vincite in ciascun periodo contabile, nonché le aliquote di prelievo degli apparecchi stessi, in maniera atta a garantire l’equilibrio di offerta di questi prodotti di gioco in concessione con altri prodotti concorrenti e prioritariamente verso le offerte di gioco illegale” e, inoltre, “a prevedere che i prototipi di apparecchi Awp siano certificati per garantire una percentuale di somme giocate destinata alle vincite non inferiore al 70 per cento e l’erogazione di vincite di valore non superiore a 200 euro”.

Sarebbe la grande svolta che gli operatori attendono da secoli. Il famoso “prelievo sul cassetto” metterebbe a posto parecchie cose, anche considerando il fatto che, in tal modo, il gestore potrebbe valutare la possibilità di ritoccare verso l’alto le percentuali di vincita. Quanto alla seconda proposta, possiamo interpretarla come una sorta di fase sperimentale/transitoria, i cui contorni sono però un po’ nebulosi, ma che probabilmente ha a che fare con la certificazione delle nuove AWP-R, di cui ha recentemente parlato il Direttore dei Giochi ADM Lollobrigida. Nessuno si illuda che il nuovo corso possa prescindere dal lancio della terza generazione delle comma 6A, ritenute un passo avanti decisivo anche per quanto concerne la tutela del giocatore e la sicurezza complessiva del sistema.

Oltre tutto, Lollobrigida arguisce che le AWP-R daranno nuovi stimoli al giocatore, invertendo così la tendenza denunciata dalla direttrice Poso. Le videoslot hanno dunque bisogno di uno step evolutivo che ne rilanci l’appeal. Ma questo, ha giustamente sottolineato Lollobrigida, potrà essere fatto solo una volta completato il riordino del gioco fisico, in quanto i concessionari e gli operatori hanno bisogno di certezze per fare gli ingenti investimenti che le nuove machine richiedono. Allora, piuttosto che entrare di getto nell’era AWP-R, è meglio arrivarci passando da un gradino intermedio, che sarebbe anche utile per la valutazione dei parametri costo giocata/vincita max da applicare.

Il quadro generale sta assumendo contorni sempre più nitidi. Salvaguardare il gettito erariale è importante oggi più che mai. E siccome il maggiore contribuente è il settore AWP – portando circa 1/3 degli 11,5 miliardi incassati dallo Stato nel 2024 – il governo è da qui che deve ripartire per concludere l’ormai leggendario riordino del gioco fisico, che, almeno secondo ADM, deve essere fatto a tutti i costi entro il nuovo anno.

Il primo passo importante è stato fatto. Palazzo Chigi ha inserito nella legge di bilancio lo stanziamento di 80 mln (per il solo anno 2026) per l’incremento del fondo per l’attuazione della delega fiscale per la riorganizzazione della rete fisica dei giochi, che sarà decurtato dal gettito (ed extragettito) derivante dagli EGM e destinato alle Regioni. Quindi, una sorta di anticipazione delle elargizioni che saranno fatte dallo Stato quando il riordino della rete fisica andrà a pieno regime.

Tutto in linea con l’accordo raggiunto in Conferenza Unificata il 25 gennaio 2024, che nel sancire l’intesa sullo schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di riordino del settore dei giochi, a partire da quelli a distanza, ha anticipato la richiesta “della possibilità che si consideri una compartecipazione regionale sia al canone di concessione dei punti delle reti fisiche del gioco che sul provento del gioco al netto delle vincite erogate e degli aggi”. Principio che è stato poi ulteriormente sancito dalla Conferenza delle Regioni tenutasi il 14 ottobre scorso, lanciando l’ipotesi di un 5%, al netto di aggi e vincite, per investire le risorse sui territori per la prevenzione.

Quindi, se le Conferenze sono d’accordo, strada spianata per il Ddl che regolamenterà il riordino della rete fisica?

Se dipendesse da ADM sarebbe già cosa fatta. Ma il Governo Meloni, da sempre impegnato a schivare le trappole che gli si prospettano nel corso del suo cammino, a cercare il consenso dell’opinione pubblica e a ritrovare e mantenere gli equilibri con le Regioni e le autonomie locali (un po’ di scuola democristiana non fa mai male!), sa bene che su un argomento così divisivo deve andarci cauto. Qualcuno, tra l’altro, non ha perso l’occasione per rinfacciare alla Meloni stessa le parole di fuoco che pronunciò nel lontano 2015 contro il settore del gioco, quando ha cominciato a farsi strada l’ipotesi di un allentamento dei divieti di pubblicità imposti dal governo 5Stelle-Lega col Decreto Dignità.

Ergo, se c’è una certezza, questa è che lo schieramento di maggioranza non si lascerà andare ad atti di imperio (possibili e legittimi sul piano costituzionale) per mettere il bavaglio e le catene agli enti territoriali, nell’oggi e nel futuro. D’altra parte, tutti i paletti di base sono stati fissati. Si ricorderà infatti la Camera, nella seduta del 16 luglio, nell’approvare il testo che proroga fino al 29 agosto 2026 il termine per l’esercizio della delega fiscale, per quel che concerne il gioco su rete fisica, ha previsto, inoltre, che tra le misure tecniche e normative per prevenire il disturbo da gioco, non si parli più di “diminuzione” dei limiti di giocata e di vincita, bensì di “revisione”, e che si proceda non solo al “riordino” (come attualmente previsto), ma anche alla “revisione” del sistema sanzionatorio, penale e amministrativo, con sanzioni per le violazioni concernenti tutte le tipologie di gioco, e non più solo quello a distanza.

A questo punto, il problema è più sociale che strettamente politico. Oggi il centrodestra governa 13 delle 21 regioni/province autonome italiane, che non hanno certo problemi ad allinearsi, e soprattutto ha avuto una risposta sorprendente da parte della regione più oltranzista, la Lombardia: in novembre, il Consiglio Regionale ha respinto la mozione di Patto Civico intitolata: “rinuncia alla proposta di compartecipazione al gettito dell’imposta sugli apparecchi e congegni di gioco e incremento delle risorse per l’attuazione del programma regionale di attività per il contrasto al gioco d’azzardo patologico”.

Di contro, il centrosinistra comanda solo 6. Ma di mezzo ci sono zoccoli duri come Puglia, Toscana, Campania ed Emilia Romagna, e qualcuno, a cominciare dai rispettivi presidenti (2 dei quali recentemente eletti) avrà tutto l’interesse a mantenere le posizioni contro il gioco, non fosse altro che per evitare di tirarsi addosso il malcontento popolare e la pletora di associazioni ed enti morali/assistenziali anti-slot.

Il fatto è che se da un lato tutte le regioni, obtorto collo, sono disposte ad accettare il conferimento di parte del gettito erariale proveniente dal settore, così da poter perlomeno pianificare i capitoli di spesa per la prevenzione e il contrasto del GAP, dall’altro sono più intransigenti nel salvaguardare le loro leggi, coi loro bravi distanziometri e le limitazioni agli orari di attività degli apparecchi.

Perciò, alla fin dei conti, come ha detto lo stesso Lollobrigida, per quanto il decreto di riordino della rete fisica sia già bello e pronto, sarà necessario dargli qualche altra tagliuzzata per farlo digerire una volta per tutte agli oppositori.

E il gioco sarà fatto! (Speriamo).

 

Di Marco Cerigioni – PressGiochi

Fonte immagine: https://depositphotos.com/

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