19 Febbraio 2026 - 07:53

ICE Barcelona 2026, Tim Miller: “Lotta al gioco illegale, industria e fornitori devono scegliere da che parte stare”

Nel corso di ICE Barcelona 2026, Tim Miller, Direttore Esecurivo della Gambling Commission, ha pronunciato il suo discorso dedicando particolare attenzione ai rischi legati al mercato del gioco illegale. Si

20 Gennaio 2026

Nel corso di ICE Barcelona 2026, Tim Miller, Direttore Esecurivo della Gambling Commission, ha pronunciato il suo discorso dedicando particolare attenzione ai rischi legati al mercato del gioco illegale. Si tratta di un tema sempre più centrale nel dibattito pubblico e nel settore, anche alla luce del lavoro svolto dalla Gambling Commission negli ultimi 12 mesi per comprenderne meglio le dinamiche e contrastarlo in modo più efficace.

Oltre a illustrare le attività svolte, l’intervento propone una riflessione più ampia rivolta a organizzazioni e fornitori che collaborano con l’industria regolamentata ma, allo stesso tempo, facilitano anche il mercato illegale. La domanda centrale è: da che parte si sta?

Nell’autunno precedente, la Gambling Commission ha pubblicato una serie di rapporti basati su dati raccolti nell’arco di 12 mesi. Le analisi mostrano che il mercato illegale è più complesso di quanto spesso si ritenga.

È emerso, ad esempio, che una parte significativa degli utenti dei siti illegali è composta da persone già auto-escluse dal gioco legale. Altri gruppi includono giocatori attratti da offerte migliori, dall’uso di criptovalute o utenti che arrivano su siti illegali in modo casuale.

Parallelamente all’analisi, sono state intraprese numerose azioni concrete. Tra aprile e dicembre 2025 sono stati ottenuti i seguenti risultati:

  • 592 diffide (“cease and desist”) inviate a operatori e inserzionisti
  • 327.964 URL segnalati ai motori di ricerca, con 203.571 già rimossi
  • 839 siti segnalati per la rimozione dagli indici di ricerca
  • 627 siti oscurati o bloccati tramite geo-blocking

A queste attività si aggiungono ulteriori interventi di enforcement non divulgabili pubblicamente.

Il mercato illegale costituisce una minaccia per tutti: l’industria con licenza, i consumatori e i contribuenti. Da un lato esistono mercati regolamentati, sicuri e trasparenti; dall’altro, organizzazioni criminali che sfruttano i consumatori e aggirano il pagamento delle tasse. Non può esserci spazio per chi opera in entrambi i contesti.

Se si vuole che i consumatori restino nel mercato legale, la distinzione tra operatori autorizzati e non autorizzati deve essere chiara. Tuttavia, questa separazione viene indebolita da fornitori, affiliati, piattaforme tecnologiche e pubblicitarie che lavorano sia con operatori legali sia con quelli illegali.

I regolatori stanno individuando sempre più spesso soggetti che, pur collaborando con operatori autorizzati, forniscono gli stessi servizi anche al mercato illegale.

L’azione legale non è sempre praticabile, soprattutto quando i soggetti coinvolti hanno sede in giurisdizioni estere. Per questo motivo, accanto all’intervento normativo e giudiziario, è fondamentale il ruolo dell’industria.

L’obiettivo deve essere quello di rendere economicamente insostenibile qualsiasi collaborazione con operatori illegali.

Ogni azienda del settore dovrebbe chiedersi in che modo i rischi legati al mercato illegale vengono considerati nelle decisioni commerciali e contrattuali, quali controlli vengono effettuati sui fornitori per verificare che non collaborino con operatori illegali e quali clausole contrattuali possano prevenire tali collaborazioni o rendere le eventuali violazioni troppo costose.

Queste riflessioni non rappresentano una minaccia regolatoria, ma un invito a rafforzare la collaborazione tra regolatori e industria, riconoscendo che la protezione dei consumatori e la tutela dei ricavi sono strettamente collegate.

Il caso delle piattaforme social

Un esempio rilevante riguarda le piattaforme social, in particolare Meta (Facebook e Instagram), dove sono frequentemente visibili pubblicità di casinò online illegali, inclusi i siti “non su GamStop”, rivolti a utenti che si sono auto-esclusi dal gioco legale nel Regno Unito.

Sebbene Meta dichiari di non tollerare tali annunci, la presenza di una libreria pubblicitaria consultabile dimostra che questi contenuti sono facilmente individuabili. Se sono visibili agli utenti, lo sono anche per la piattaforma stessa.

Il problema non è limitato al Regno Unito, ma si ripete in molti Paesi, costringendo autorità pubbliche a impiegare risorse per svolgere controlli che potrebbero essere effettuati direttamente dalle piattaforme. Anche in questo caso la domanda resta: da che parte si sta?

Prospettive future

Nel novembre precedente, il Governo del Regno Unito ha annunciato un finanziamento aggiuntivo di 26 milioni di sterline in tre anni per il contrasto al gioco illegale. Inoltre, una nuova legge su criminalità e polizia introdurrà poteri per sospendere indirizzi IP e nomi di dominio collegati al gioco illegale.

È in fase di sviluppo un programma strutturato di intervento che verrà illustrato nel prossimo anno finanziario.

Il contrasto al gioco illegale non può essere vinto da un singolo attore. È necessaria, sostiene Miller, un’azione collettiva che coinvolga governi, regolatori, industria e partner internazionali, utilizzando tutti gli strumenti disponibili: normativi, tecnologici, legali e commerciali. Non deve più esserci spazio per chi beneficia del mercato legale mentre sostiene quello illegale. È il momento di collaborare e di costringere tutti a fare una scelta chiara.

 

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