15 Gennaio 2026 - 02:12

Iaccarino (Astro) a PressGiochi: “Apparecchi da gioco: servono interventi concreti per rilanciare il comparto”

Nel 2024 il comparto degli apparecchi con vincita in denaro ha registrato un’ulteriore contrazione della raccolta complessiva, che si è attestata a 32,6 miliardi di euro. Nell’ultimo anno, le AWP

12 Dicembre 2025

Nel 2024 il comparto degli apparecchi con vincita in denaro ha registrato un’ulteriore contrazione della raccolta complessiva, che si è attestata a 32,6 miliardi di euro. Nell’ultimo anno, le AWP hanno perso un ulteriore 6%, mentre le VLT hanno tenuto meglio, con una flessione più contenuta, pari allo 0,5% nel 2024. Le ragioni delle difficoltà vissute dagli operatori ADI sono molteplici ma la preoccupazione risiede nel fatto che non è ancora chiaro quando verrà rializzata la riforma del settore fisico e se nel frattempo potranno essere messi a terra interventi che rendano da un lato, gli apparecchi più attrattivi e dall’altro, più semplici le procedure cui è soggetta la filiera.

Ne abbiamo parlato con Armando Iaccarino, presidente del Centro Studi Astro, nell’ultima uscita di PressGiochi MAG.

Qual è oggi lo stato di salute del settore del gioco retail?

“Nel retail, l’unico comparto realmente in crisi è quello degli apparecchi. Le ragioni sono diverse, ma una cosa è certa: è l’unico settore nato nel 2004 che non ha mai avuto alcun intervento innovativo. Tutti gli altri ambiti del retail – e naturalmente l’online – hanno introdotto novità nei premi, nei layout, nella varietà di gioco. Gli apparecchi, invece, sono rimasti identici sotto ogni profilo: dalle caratteristiche tecniche al rapporto tra posta e vincita. Se a questo aggiungiamo l’impatto pesante delle regolamentazioni territoriali, si capisce perché il comparto viva una fase così difficile”.

Le difficoltà riguardano allo stesso modo AWP e VLT?

“La dimensione della crisi non è la stessa. Le AWP continuano a calare, mentre le VLT sembravano essersi stabilizzate. Devo dire che però il 2025, nei primi dati che emergono, oltre a confermare il calo delle AWP – anche leggermente più marcato rispetto al 2024 – registra anche un calo delle VLT.

Anche per le VLT pesa la regolamentazione locale, ma l’elemento più incisivo è stato l’introduzione della tessera sanitaria come strumento di riconoscimento. Era nata per evitare il gioco dei minori, ma ha finito per allontanare una parte importante di giocatori”.

Quali sono secondo lei le cause principali della crisi del comparto?

“Le ragioni della crisi sono almeno quattro: la regolamentazione locale e le fasce orarie; un payout considerato troppo basso; la mancanza di innovazione in vent’anni; e la crisi generazionale, perché le nuove generazioni si orientano verso altri tipi di intrattenimento. Oggi non sappiamo in quale misura ciascuno di questi fattori pesi davvero, ma è chiaro che se si intervenisse almeno sulle regolamentazioni locali qualcosa migliorerebbe. Non sarebbe risolutivo, ma un segnale positivo arriverebbe di sicuro”.

Cosa si potrebbe fare per rilanciare gli apparecchi e riportare attrattività al prodotto?

“Credo, ma è un’opinione strettamente personale, che possa essere utile avviare forme di sperimentazione sia riguardo alla tassazione del settore e, conseguentemente al payout collegato, sia con riferimento a strumenti di contrasto ai fenomeni compulsivi più preventivi e meno vincolistici, che ritengo si siano dimostrati inefficaci.
Sperimentare significa definire perimetri e scenari in una dimensione necessariamente ridotta e ben regolata. Ma non entro in questi dettatagli perché mi sembra che non ci sia alcuna volontà di intraprendere questa strada.
È comunque essenziale uscire dall’immobilismo e testare sul campo soluzioni concrete. Solo così si potrà valutare quale combinazione fiscale e tecnica renda il prodotto più attrattivo.

Un’altra chiave è differenziare l’offerta fisica da quella online. Il giocatore da sala ha abitudini e motivazioni diverse: è più sociale, cerca un’esperienza di intrattenimento, non solo di gioco. L’online è più comodo, certo, ma è anche più impersonale. Il fisico ha ancora uno ‘zoccolo duro’ di clienti fedeli, che potrebbe rafforzarsi se si rinnovasse l’offerta”.

Quali prospettive emergono dal tavolo tecnico in corso in Astro?

“Il tavolo tecnico è stato istituito proprio per approfondire la situazione degli apparecchi e individuare le modifiche utili a rendere il comparto più sostenibile. Stiamo lavorando su più fronti: da un lato sugli aspetti normativi e regolatori, per introdurre quelle novità che servono a ridare competitività al prodotto; dall’altro sulla semplificazione di alcune procedure – come l’iscrizione al Ries – che oggi rendono più difficile il lavoro degli operatori.
L’obiettivo non è solo “salvare” il comparto, ma accompagnarlo verso una nuova fase, più moderna e coerente con il mercato attuale. C’è consapevolezza che servono soluzioni pragmatiche, non interventi spot, e il tavolo tecnico può essere il luogo giusto per costruirle insieme”.

 

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