28 Settembre 2020 - 18:22

I giochi in Europa: liberalizzazioni e divieti. Di Stefano Sbordoni

Mentre con il fiato sospeso guardiamo alla Grecia per vedere se resista o meno all’interno della Comunità europea, chiedendoci se la Comunità Europea sia una realtà mai esistita, oramai superata

15 Luglio 2015

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Mentre con il fiato sospeso guardiamo alla Grecia per vedere se resista o meno all’interno della Comunità europea, chiedendoci se la Comunità Europea sia una realtà mai esistita, oramai superata o ancora un work in progress, ecco che i giudici degli Stati membri ci ricordano che siamo ancora in Europa! Questa volta – afferma l’avv. Stefano Sbordoni – sul banco degli imputati non c’è una gara indetta da ADM, né tantomeno un regolamento italiano che si è dimenticato di far passare per lo stand still, oppure il fantomatico art. 88 TULPS: l’imputato è la legge austriaca, ed il collegio inquisitore non è quello di Lussemburgo, ma il tribunale regionale amministrativo dell’Alta Austria, che ha decretato che il monopolio austriaco sul gioco è incompatibile con il diritto comunitario, a seguito di un ricorso intentato da una stazione di rifornimento che nel 2010 aveva istallato delle slot senza alcuna licenza.

 

Questa decisione fa seguito ad un’altra pronuncia di un giudice nazionale (Tribunale di Linz), emessa a pochi mesi di distanza dalla prima, che bocciava il sistema nazionale. Ad avviso del giudice amministrativo austriaco la normativa interna (id est la normativa austriaca in materia di giochi e scommesse) pone delle restrizioni illegittime alla libera prestazione di servizi. Ad avviso del collegio giudicante non sussistono elementi sufficienti per dimostrare che il monopolio sui giochi sia finalizzato alla tutela dei giocatori e al contrasto delle attività illegali. Secondo i giudici del tribunale regionale amministrativo dell’Alta Austria il vero obiettivo del monopolio in materia di giochi e scommesse sarebbe da individuare  nelle entrate fiscali (l’industria dei giochi assicura lo 0,4% delle entrate federali). Nel precedente richiamato del Tribunale di Linz invece il ricorso era stato instaurato da un cittadino austriaco, che aveva perso ai tavoli virtuali circa un milione di euro e ne chiedeva la restituzione dal momento che il sito non era autorizzato e non avrebbe quindi dovuto accettare puntate da utenti austriaci. Secondo i giudici, il monopolio austriaco tuttavia non era pienamente giustificato, e le restrizioni agli operatori in possesso di licenze comunitarie pertanto dovevano essere ritenute illegittime.

 

Con queste due pronunce i giudici austriaci hanno dimostrato lungimiranza nel voler anticipare eventuali effetti dirompenti – mentre in Italia ancora stiamo cercando di correre ai ripari – di eventuali pronunce europee contro lo Stato Austriaco che creerebbero il caos ed il disordine delle reti come sta accadendo nel nostro Paese.

 

In Italia infatti, dopo la mancata presentazione da parte del Governo del decreto d’attuazione dell’art. 14 della Delega fiscale, i nostri Parlamentari dimostrano una fantasia sin troppo creativa: alcuni ritengono di poter presentare una proposta di legge con la quale addirittura VIETARE tutte le tipologie dei giochi, garantendo peraltro (forse con l’aiuto del Mago Merlino…) di aver trovato la copertura fiscale e finanziaria al BUCO che genererebbe la mancata percezione di tutti gli oneri concessori e non solo, imposta unica e Preu, canone e quote di prelievo, flussi finanziari. Forse la presentazione di una tale sciagurata proposta di legge è figlia della cultura populista che sta dilagando in tutto il nostro territorio. Mentre infatti da noi tutti i vari tribunali amministrativi regionali, Lombardia in testa, sono chiamati a decidere su provvedimenti relativi alle distanze ed agli orari, negli altri Stati membri (vedi il caso austriaco) si mettono in discussione i sistemi concessori pensando già in ambito europeo all’applicazione di quanto previsto nel trattato per le libertà principali.

 

Noi riteniamo che le due pronunce austriache siano giuste e condivisibili, in quanto il sistema concessorio, come del resto stabilito dalla stessa Corte di Giustizia con la sentenza del 22 gennaio 2015, è l’unica organizzazione possibile per la tutela del cittadino e del consumatore, e capace di evitare che l’industria del gambling venga infettata dalle attività malavitose. Il dato rilevante che emerge dall’analisi delle due pronunce è che mentre in Austria già si pensa al modello concessorio europeo riconoscendo come lecite le pretese di un esercizio commerciale che aveva installato delle slot, in Italia stiamo ancora giocando a scaricabarile fingendo di discutere addirittura sulla legittimità del sistema gioco, e le proposte di legge a dir poco “aberranti” che vorrebbero vietare tutto il gioco lecito, ne sono il prodotto. Eppure i nostri politici (che perdono pure tempo a scrivere una proposta di legge di tal guisa) non possono non ricordare che cosa accadeva in Italia quando il gioco non era legalizzato: gli apparecchi erano tutti scollegati alla rete e le scommesse si raccoglievano all’interno delle bische di periferia delle realtà metropolitane e non solo, dove si giocava al toto nero. Non si pulisce una casa nascondendo la polvere sotto il tappeto: prima o poi la polvere viene fuori e si è costretti a toglierla! Il nostro sistema giochi si deve aggiornare, ed il bando del 2016 – visto che il 27 giugno 2015 (data di scadenza della delega) è passato in sordina – sarà la prima occasione utile. La sfida è quella di scrivere un bando che non verrà impugnato davanti i giudici lussemburghesi!

PressGiochi