di Chiara Sambaldi e Andrea Strata
La sicurezza rappresenta oggi uno dei pilastri fondamentali del sistema del gioco pubblico. Il legislatore, nell’ambito del processo di riordino, ha individuato con chiarezza l’obiettivo di rendere la rete di raccolta conforme ai più elevati standard di controllo e tutela.
I principi fissati dalla Legge delega n. 111/2023 – scrivono gli avv.ti Chiara Sambaldi e Andrea Strata sulla recente edizione di PressGiochi MAG – delineano un modello fondato sulla specializzazione dei punti vendita e sulla progressiva concentrazione dell’offerta in ambienti qualificati, sicuri e pienamente controllabili. In questa prospettiva, assumono rilievo centrale sia i requisiti soggettivi degli operatori sia quelli oggettivi dei luoghi di raccolta.
Coerentemente, il D.lgs. n. 41/2024 ha introdotto il concetto di “gioco sicuro”, inteso come un sistema capace di garantire non solo la tutela della salute del giocatore, ma anche la salvaguardia dell’ordine pubblico e della sicurezza collettiva.
A fronte di questi principi, il riordino dovrà confrontarsi con le criticità operative che caratterizzano la rete territoriale, valorizzando al contempo gli strumenti già esistenti.
Tra le questioni più delicate emerge quella della prevenzione dei fenomeni che possono compromettere la sicurezza negli esercizi titolari di licenza ex art. 88 TULPS.
In questo contesto, l’art. 100 del TULPS conferisce al Questore un incisivo potere di intervento ovvero sospendere la licenza – fino alla revoca nei casi più gravi – quando l’attività dell’esercizio risulti idonea a compromettere l’ordine pubblico o la sicurezza dei cittadini. Accanto alle tradizionali ipotesi previste dalla norma (tumulti o gravi disordini, abituale frequentazione da parte di soggetti pregiudicati o situazioni lesive della sicurezza e del buon costume), la prassi applicativa ha progressivamente ampliato il perimetro dei casi rilevanti. In particolare, per i punti di raccolta scommesse, rientrano tra gli elementi valutati anche il rinvenimento di sostanze stupefacenti nei locali, l’accettazione di gioco da parte di minori e la violazione delle limitazioni orarie.
È importante sottolineare che il provvedimento adottato ai sensi dell’art. 100 non ha natura sanzionatoria. Secondo un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato, esso risponde a finalità esclusivamente preventive e può essere disposto anche in assenza di una responsabilità diretta dell’esercente. L’obiettivo è neutralizzare situazioni di rischio, non punire comportamenti colpevoli (cfr. CdS sent. n. 1864/2026).
In particolare, quando un locale diventa abituale ritrovo di soggetti pericolosi, la sospensione della licenza mira a interrompere tale dinamica, privando questi soggetti di un punto di aggregazione e segnalando al contempo l’attenzione delle autorità. Si tratta di una valutazione ampiamente discrezionale dell’Amministrazione, sindacabile solo in presenza di evidenti errori di fatto o manifesta irragionevolezza (cfr. CdS sent. n. 6249/2025).
Questo assetto normativo, come interpretato dal giudice amministrativo, genera tuttavia una criticità evidente: l’esercente non ha strumenti per conoscere i precedenti penali degli avventori e, anche qualora li conoscesse, non potrebbe legittimamente impedire l’accesso al locale senza incorrere nella violazione delle norme che vietano il rifiuto ingiustificato della prestazione al pubblico (art. 187 R.D. n. 635/1940).
Da qui l’esigenza di un equilibrio tra tutela della sicurezza e salvaguardia dell’attività economica.
Un primo passo in questa direzione è stato compiuto con l’introduzione, nel 2018, di un modello di “sicurezza partecipata” fondato sulla collaborazione tra amministrazione e operatori privati (art. 21 bis, DL n. 113/2018, conv. in L. n. 132/2018).
Le Linee guida adottate dal Ministero dell’Interno nel gennaio 2025 (D.M. 21.01.2025) – note come ‘Protocollo Piantedosi’ – rappresentano la concreta attuazione di questo approccio. Il sistema si basa sul principio di proporzionalità vale a dire perseguire l’interesse pubblico limitando al minimo l’impatto sull’attività degli operatori.
Il meccanismo prevede la stipula di accordi a livello provinciale tra Prefetture e associazioni di categoria, cui i singoli esercenti possono aderire volontariamente. L’adesione comporta l’impegno ad adottare una serie di misure: sistemi di videosorveglianza, adeguata illuminazione, rispetto delle normative vigenti (anche fiscali), tutela dei minori, segnalazione di situazioni sospette e adozione di codici di condotta per la clientela.
A fronte di tali obblighi, il sistema riconosce benefici concreti, un miglioramento della reputazione dell’esercente e, soprattutto, una possibile attenuazione della responsabilità nella valutazione di eventuali provvedimenti ex art. 100 TULPS.
Si tratta di un passaggio rilevante, perché introduce una logica premiale che incentiva comportamenti virtuosi e rafforza il ruolo attivo degli operatori nella prevenzione dei rischi.
Le indicazioni ministeriali hanno inoltre chiarito alcuni aspetti applicativi fondamentali. Ad esempio, la qualificazione di un locale come abituale ritrovo di soggetti pericolosi richiede una pluralità di episodi nel tempo, non potendo basarsi su un singolo evento. Allo stesso modo, l’attuazione delle Linee guida deve essere calibrata sulle specificità territoriali, con particolare attenzione ai contesti più esposti a fenomeni di rischio.
Per il comparto del gioco pubblico, questo sistema di collaborazione operosa pubblico-privato rappresenta un’occasione per l’avvio di un ulteriore canale di confronto istituzionale a livello locale per affrontare le specificità dei territori e dell’offerta di gioco su rete fisica.
In questo scenario, il coinvolgimento delle associazioni di categoria assume un ruolo essenziale. Iniziative già avviate a livello locale dimostrano come il dialogo tra organizzazioni rappresentative e istituzioni possa tradursi in strumenti concreti di prevenzione e gestione delle criticità.
Il processo di riordino rappresenta, dunque, un’occasione cruciale per consolidare e sistematizzare queste esperienze, integrandole in un quadro normativo organico.
L’obiettivo è costruire una rete di gioco pubblico sempre più sicura, controllata e professionalizzata, capace di coniugare tutela dei giocatori, sviluppo economico e salvaguardia dell’ordine pubblico.
Un’opportunità per definire un modello avanzato e distintivo nel panorama dei servizi di intrattenimento.
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