11 Giugno 2026 - 09:20

Gioco responsabile, il documento inviato ad Agcom, di Alea e Associazioni familiari in dieci punti

Le campagne sul cosiddetto “gioco responsabile” non devono trasformarsi, neppure indirettamente, in una forma di promozione del gioco d’azzardo. È questo il punto centrale delle osservazioni presentate all’Autorità per le

11 Maggio 2026

Le campagne sul cosiddetto “gioco responsabile” non devono trasformarsi, neppure indirettamente, in una forma di promozione del gioco d’azzardo. È questo il punto centrale delle osservazioni presentate all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni da Alea, dal Forum nazionale delle Associazioni Familiari e da cinque associazioni dei consumatori, dopo la consultazione pubblica avviata da AGCOM sulle Linee guida per le campagne di comunicazione in materia di gioco d’azzardo. Un messaggio ribadito nei giorni scorsi in occasione di una conferenza stampa organizzata alla Camera dei deputati.

Nel documento congiunto, le associazioni chiedono di essere convocate per illustrare le proprie proposte e sollecitano un impianto regolatorio più rigoroso, capace di impedire che messaggi formalmente preventivi producano in realtà effetti di normalizzazione o attrazione verso il gioco.

Secondo i firmatari, la prevenzione deve essere “chiara, sobria e verificabile”, senza ambiguità narrative o visive che possano rendere il gioco d’azzardo più familiare, accettabile o desiderabile. Lo stesso testo AGCOM, osservano le associazioni, riconosce il rischio che immagini, linguaggi o ambientazioni troppo vicine all’esperienza di gioco possano generare effetti promozionali surrettizi.

Uno dei passaggi centrali del documento riguarda il criterio con cui valutare le campagne: non basta considerare ciò che il messaggio dichiara di essere, ma bisogna misurare l’effetto concreto che produce sul destinatario. Le associazioni evidenziano infatti che molte comunicazioni presentate come informative finiscono per rafforzare l’attrattiva delle scommesse, attenuare la percezione del rischio e richiamare l’idea della vincita.

Ampio spazio viene dedicato anche al linguaggio. Il documento propone di abbandonare il termine “ludopatia”, ritenuto giornalistico e non coerente con la normativa sanitaria, sostituendolo stabilmente con “Disturbo da gioco d’azzardo (DGA)”. Una scelta che, secondo i firmatari, riporta il fenomeno nell’ambito della salute pubblica e della prevenzione sanitaria.

Le osservazioni si soffermano poi sul contesto in cui i messaggi vengono diffusi. Una comunicazione apparentemente neutra, spiegano le associazioni, può assumere una funzione di rinforzo del comportamento di gioco se collocata in ambienti particolarmente esposti: piattaforme digitali, notifiche rivolte a utenti registrati, contesti sportivi o spazi direttamente collegati all’esperienza di scommessa.

Nel mirino finiscono soprattutto i meccanismi comunicativi che imitano le dinamiche del gioco: bonus di benvenuto, cashback, programmi fedeltà, countdown, offerte a tempo, colori accesi, animazioni, suoni e simboli della vincita. Anche se inseriti in campagne definite “informative”, questi elementi vengono considerati stimoli percettivi e psicologici capaci di incentivare il gioco invece di limitarlo.

Le associazioni chiedono inoltre una ridefinizione del concetto stesso di “gioco responsabile”. La responsabilità, si legge nel documento, non può ricadere esclusivamente sul giocatore, ma deve coinvolgere anche il concessionario, chiamato a predisporre strumenti concreti per intercettare segnali di perdita di controllo: frequenza delle sessioni, somme spese, durata del gioco, orari di connessione e intensità del comportamento.

Tra le misure operative proposte figurano procedure di uscita dal gioco semplici quanto quelle di accesso, il divieto di profilazione per finalità di marketing, l’eliminazione dei bonus di benvenuto, pause obbligatorie dopo lunghi periodi di connessione, riepiloghi settimanali delle perdite e delle vincite e l’estensione dell’autoesclusione a tutte le forme di gioco, sia online sia fisiche.

Un altro punto ritenuto centrale riguarda il ruolo della famiglia. Il documento presentato da Alea sottolinea che il gioco d’azzardo problematico produce effetti che coinvolgono anche partner, figli e conviventi: difficoltà economiche, conflitti, isolamento e logoramento psicologico. Per questo le associazioni chiedono che la comunicazione pubblica riconosca il gioco d’azzardo anche come “harm to others”, cioè danno arrecato ad altre persone oltre al giocatore.

Sul piano degli emendamenti tecnici all’Allegato A, le proposte mirano a rafforzare il testo AGCOM in dieci punti principali:

1. correggere il titolo sostituendo “ludopatia” con DGA;

2. includere tra i soggetti tutelati anche familiari e terzi danneggiati;

3. estendere i destinatari delle regole a influencer, testimonial, agenzie creative, federazioni sportive e altri intermediari comunicativi;

4. vietare impliciti narrativi e associazioni emotive che rendano il gioco normale o desiderabile;

5. rendere più espliciti gli avvertimenti sui danni economici, familiari e relazionali;

6. disciplinare in modo più severo l’uso del marchio del concessionario;

7. imporre rimandi solo a canali istituzionali o strumenti validati;

8. evitare la diffusione dei messaggi in contesti di forte prossimità all’esperienza di gioco;

9. prevedere monitoraggi indipendenti ex ante ed ex post;

10. introdurre una clausola finale di coordinamento terminologico.

Le associazioni riconoscono l’importanza dell’iniziativa avviata da AGCOM, ma chiedono che le future linee guida garantiscano un livello di tutela più elevato. L’obiettivo, spiegano, è evitare che campagne nate con finalità preventive possano trasformarsi in strumenti di normalizzazione del gioco d’azzardo o in occasioni di vantaggio reputazionale per gli operatori del settore.

 

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