“La preoccupazione è che si utilizzi il gioco responsabile per fare pubblicità diretta e indiretta al gioco”. Secondo Stefano Latorre, Senior Manager Legal and Compliance di Betsson, è questa la
“La preoccupazione è che si utilizzi il gioco responsabile per fare pubblicità diretta e indiretta al gioco”. Secondo Stefano Latorre, Senior Manager Legal and Compliance di Betsson, è questa la motivazione che ha spinto l’Agcom a pubblicare le nuove regole per le campagne pubblicitarie sui rischi legati al gioco. Un tema caldo visto che il decreto di riordino obbliga i concessionari a destinare ogni anno una quota dei ricavi a queste iniziative. E quindi, “L’Autorità ha integrato le linee guida sulla pubblicità, per fornire indicazioni sulle modalità di promozione del gioco responsabile” spiega ancora Latorre in una intervista pubblicata su PressGiochi MAG. “Le linee guida del Decreto Dignità e questo provvedimento si intrecciano – non si sovrappongono – e vanno a integrarsi in maniera più o meno coerente”.

Avv. Stefano Latorre
Avvocato, che valore hanno le nuove linee guida?
“A livello formale, si tratta di provvedimenti non tipizzati che però esistono e vengono emanati da tutte le Autorità di vigilanza indipendenti. Sul loro valore, però, dottrina e giurisprudenza si dividono. C’è chi le definisce soft law, cioè sostanzialmente degli strumenti persuasivi e di indirizzo, privi di coercibilità in senso tradizionale e non classificabili tra le fonti tipiche del diritto. In questo senso costituiscono norme di comportamento, rappresentano un’espressione della ratio della norma primaria a cui i destinatari devono conformarsi, anche se non sono vincolati alla rigida osservanza. Ma c’è anche chi li classifica come hard law, ovvero norme di rango secondario aventi natura vincolante, perché sostanzialmente sono degli atti emanati da Autorità di vigilanza a cui il legislatore ha delegato la funzione di controllo e sanzionatoria.
Il decreto Dignità prevedeva che Agcom emanasse delle linee guida per precisare quali erano i limiti della pubblicità. In questo caso, Agcom nelle prime righe richiama l’articolo 15 del decreto di riordino, che obbliga gli operatori a effettuare delle campagne pubblicitarie sul gioco responsabile. Ma quella norma prevede anche l’intervento del Garante?
No, non le assegna nessun compito espressamente.
Quindi, l’Autorità è intervenuta di sua iniziativa?
“Direi più che altro in attesa dell’adozione dei provvedimenti legislativi previsti all’articolo 24 del decreto, l’Autorità ha ritenuto utile chiarire i limiti alle comunicazioni sul gioco responsabile. Infatti, le linee guida e l’atto di indirizzo sono molto diversi. Le prime prevedono veri e propri obblighi e hanno un tenore coercitivo. Il secondo, salvo forse un paio di punti, contiene in gran parte criteri e raccomandazioni e non prevede sanzioni, perché non è un documento a sé stante, non discende da una norma di rango primario. Inoltre, l’invito alla consultazione non è casuale e garantisce la partecipazione degli operatori e evita eventuali critiche in tema di carenza di legittimazione”.
Qualche operatore potrebbe intentare un ricorso sostenendo che l’Agcom non sia legittimata a emettere il provvedimento?
“Non credo che sarà avviata tale azione e in ogni caso Agcom resta pur sempre l’Autorità di vigilanza nel settore delle comunicazioni anche in funzione di tutela dei consumatori”.
Cosa succederà nella pratica, quando l’Agcom esaminerà una campagna?
“L’atto di indirizzo indica delle best practice o comunque degli standard di comportamento a cui conformarsi. Di conseguenza, l’Autorità non verificherà se l’operatore abbia rispettato o meno ogni singolo criterio, ma valuterà il risultato complessivo. E se la pubblicità costituisce non promozione del gioco responsabile, ma pubblicità indiretta del gioco. Nel caso, sanzionerà l’operatore sulla base del decreto Dignità e delle linee guida, perché riterrà che la campagna abbia aggirato il decreto Dignità”.
Con la consultazioni, gli operatori potranno ottenere delle modifiche?
“La consultazione sarà un’ottima occasione per coinvolgere tutti gli attori, scambiarsi chiarimenti e spunti di riflessione. E forse, anche integrare o rettificare qualcosa. A una prima lettura, ci sono una serie di previsioni che preoccupano, poi però – quando si presta una maggiore attenzione – la portata del provvedimento appare più attenuata. I divieti veri e propri, i passaggi che rappresentano una compressione, sono uno o due. Il resto sono criteri generali e raccomandazioni”.
La parte più restrittiva sembra il divieto di usare personaggi, e quindi anche testimonial. Che ne pensa?
“È una definizione, ahimè, abbastanza ampia in cui possono rientrare calciatori, attori e, nel caso dei minori, anche cartoni animati o simili. Inoltre, quella previsione fa riferimento al potere attrattivo che queste figure possono avere, e si tratta di un aspetto abbastanza complesso da valutare, anche perché assume un peso differente a seconda di quale sia il soggetto a cui il messaggio è rivolto. Tale previsione però pare limitata a minori e anziani. Non si tratta insomma di valutare quanto sia attrattivo il personaggio in sé, ma quali siano i personaggi più attrattivi per la maggioranza di quella categoria. Se devo evitare di rivolgermi ai minori, è opportuno escludere ad esempio i calciatori, e questo potrebbe rendere un po’ meno gravoso il compito”.
Però il personaggio che ha una presa particolare sul pubblico dice “attenzione, il gioco è rischioso, fa male”. Perché vietarlo?
“È una scelta regolatoria che può suscitare opinioni diverse. Tra l’altro anche in altri passaggi dell’atto di indirizzo si chiede di evitare che il messaggio sul gioco responsabile arrivi a quelle categorie: probabilmente perché già il messaggio promozionale di per sé, anche se parla di gioco responsabile, può suscitare in qualcuno il desiderio di giocare. Una sorta di call to action, se posso utilizzare il termine in modo improprio. È vero anche però che delle campagne rivolte ai minori rappresenterebbero uno strumento per sensibilizzarli in via preventiva: prima ancora che inizino a giocare, li si avverte dei rischi”.
Tra le categorie vulnerabili ci sono anche gli under 25 e gli anziani, che chiaramente possono giocare. In base alle linee guida, tuttavia, non si possono lanciare campagne di sensibilizzazione rivolte a loro. Non è un controsenso?
“A mio avviso, Agcom ritiene che le campagne pubblicitarie debbano lanciare un messaggio completamente diverso: non devono limitarsi a dire che il gioco fa male e indicare i numeri di assistenza per richiedere aiuto – peraltro, mi pare che tutti gli operatori lo facciano già adesso – bensì devono informare il giocatore sulla possibilità di autoescludersi e di impostare i limiti di spesa e di tempo. La vera novità è questa: tra gli elementi minimi del messaggio dovrà essere inclusa anche l’informazione sulla possibilità di impostare limiti di spesa e di tempo e di utilizzare gli strumenti di autoesclusione. E per inciso è uno dei pochi passaggi in cui si avverte un tono imperativo. È un riferimento che ricorre più volte nel testo ed infatti è una delle novità del decreto sul riordino del gioco”.






