Alessandro Bertoldi: “Basta incertezza e concentrazioni forzate, il riordino garantisca stabilità, concorrenza ed equilibrio fiscale”
Si sta svolgendo questa mattina, mercoledì 4 marzo 2026 alle ore 11:00, presso l’Hotel Nazionale in Piazza di Montecitorio a Roma, il convegno dal titolo “Gioco pubblico: regolazione, concorrenza e libero mercato”, promosso dal Milton Friedman Institute.
L’iniziativa rappresenta un momento di confronto tra esponenti istituzionali, esperti e operatori del comparto su un tema centrale per l’economia italiana: l’equilibrio tra regolazione pubblica, tutela dei consumatori, concorrenza e principi di libero mercato nel settore del gioco legale.
Obiettivo dell’incontro è stimolare un dibattito pragmatico sulle prospettive di riforma del comparto, individuando soluzioni capaci di coniugare legalità, sostenibilità sociale e sviluppo competitivo, in coerenza con i principi dell’economia di mercato e con l’esigenza di garantire un presidio efficace contro l’illegalità.
Ad aprire i lavori è stato l’onorevole Giorgio Mulé, vicepresidente della Camera dei Deputati, che ha posto l’accento sul rischio di interventi normativi non omogenei tra i diversi segmenti di offerta. “L’idea di imporre limiti ad alcuni giochi piuttosto che ad altri – ha osservato – rischia di produrre spostamenti dell’offerta verso canali meno presidiati e non risponde pienamente ai principi di libertà che devono ispirare l’azione regolatoria”.
Mulé ha sottolineato la necessità di regole omogenee tra canale fisico e online, accompagnate da strumenti effettivi di tutela dei giocatori e da un rafforzamento dei presidi di legalità garantiti dall’ADM, al fine di contenere l’illegalità. “L’impianto economico del settore deve essere sostenibile – ha aggiunto – perché chiudere attività significa perdere gettito, una perdita che lo Stato non può permettersi. Serve una filiera capace di finanziare i servizi pubblici senza spostare la domanda verso il circuito illegale”.
Sul riordino del gioco terrestre è intervenuto anche l’onorevole Andrea De Bertoldi, che ha reso noto di aver scritto al viceministro dell’Economia Maurizio Leo e al direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli Roberto Alesse, chiedendo che il decreto di riordino del settore sia oggetto di un confronto strutturato con la rete degli operatori.
“Attendiamo una risposta dal MEF – ha dichiarato –. La scorsa settimana abbiamo offerto importanti spunti di riflessione che auspichiamo siano ora all’attenzione dell’Esecutivo”. De Bertoldi ha sollevato interrogativi sul rischio di una progressiva concentrazione del mercato: “Vogliamo davvero andare verso un oligopolio, assegnando il gioco fisico a chi detiene già la maggior parte dell’offerta online? Se così fosse, non possiamo ipotizzare un aumento dei limiti di concentrazione fino al 40%”.
Il deputato ha inoltre richiamato il tema del diverso livello di prelievo fiscale tra gioco online e gioco fisico, sottolineando come quello del canale digitale sia “nettamente inferiore” rispetto a quello del terrestre. “Occorre comprendere quale sia l’effettivo interesse dello Stato – ha concluso – che dovrebbe essere quello di incrementare gli introiti per l’erario. Sono questi i temi fondamentali sui quali ci aspettiamo risposte chiare”.
È intervenuto nel dibattito anche l’onorevole Ettore Rosato, componente della Commissione Difesa della Camera, che ha richiamato la necessità di riportare il confronto sul gioco pubblico su un piano meno ideologico e più pragmatico.
“Il dibattito sul gioco è spesso inquinato da una certa demagogia comunicativa – ha affermato –. Dobbiamo invece ribadire un principio chiaro: il gioco legale è il principale argine contro il gioco illegale. Dove non c’è offerta regolata dallo Stato, si insinua inevitabilmente quella illegale. È un principio che va difeso e diffuso con determinazione”.
Rosato ha sottolineato come lo Stato non sia un promotore del gioco, ma il soggetto che lo regola e che deve assumersi pienamente questa responsabilità. “Lo Stato non alimenta il gioco, lo disciplina. E deve farlo fino in fondo, senza delegare ad altri livelli istituzionali. È necessario che la responsabilità statale sia esercitata in modo chiaro e coerente, evitando il rischio di conflitti con normative comunali o locali. Non possiamo permetterci sovrapposizioni che generino incertezza”.
Infine, il deputato ha evidenziato la natura industriale della filiera del gioco, caratterizzata da un elevato tasso di innovazione tecnologica. “Siamo di fronte a un comparto con una forte capacità di innovare. Dovremmo valorizzare questa spinta, assicurando che la regolamentazione sia in grado di correre al passo con il mercato, accompagnandone l’evoluzione senza restare indietro”.
Ad aprire ufficialmente la giornata di lavori, Alessandro Bertoldi, presidente del Milton Friedman Institute: “Il vero problema – ha osservato – è che, a fronte di una delega approvata, si è intervenuti solo sull’online, mentre per il gioco fisico il riordino è ancora atteso. Eppure parliamo di un settore che occupa circa 150.000 persone e che ha bisogno, prima di tutto, di stabilità normativa. Non è pensabile continuare a investire in un Paese in cui, soprattutto a livello territoriale, si registrano restrizioni talvolta paradossali: in alcuni Comuni si è arrivati a ipotizzare l’apertura delle slot per sole cinque ore al giorno. In un contesto simile diventa difficile investire e perfino mantenere l’occupazione”.
Bertoldi ha respinto l’idea che imprese e lavoratori del comparto siano “figli di un Dio minore”, ribadendo che il gioco legale rappresenta “l’unico antidoto concreto contro l’illegalità e il sommerso”. Ha poi richiamato esempi internazionali, come l’aumento del contrabbando di tabacco in Paesi che hanno spinto eccessivamente sulla leva fiscale, per evidenziare i rischi di una pressione squilibrata. “Nel gioco – ha spiegato – i fenomeni economici sono due: lo spostamento verso l’illegale e quello verso l’online. Quest’ultimo può essere legale o illegale, ma per l’utente spesso è difficile distinguere”.
Richiamando il pensiero di Milton Friedman, il presidente dell’Istituto ha sottolineato che monopoli e oligopoli sono spesso il frutto di interventi governativi. “Il mercato, lasciato alla concorrenza, tende ad autoregolarsi. Il rischio oggi è che alcune scelte sui bandi, in particolare per il gioco fisico, inducano una concentrazione eccessiva. Non solo si danneggerebbero le imprese, ma si creerebbe anche una forma di dipendenza dello Stato da pochi operatori, in un settore che vale circa 11 miliardi di euro di gettito. Sarebbe quasi una joint venture tra Stato e poche aziende”.
Da qui la contrarietà a ipotesi di concentrazione spinta, che – secondo Bertoldi – aggraverebbero un quadro già vicino all’oligopolio, considerato il numero limitato di concessionari. “Ci auguriamo che anche l’Autorità antitrust e le altre istituzioni competenti valutino con attenzione gli effetti prospettici di queste scelte, sia sul gettito sia sull’intera filiera”.
Altro punto centrale è la responsabilità politica. “Non si può delegare un tema di questa portata esclusivamente ai tecnici. I tecnici forniscono dati e analisi, ma la decisione finale spetta alla politica, che deve assumersene pienamente la responsabilità”. Bertoldi ha auspicato l’apertura di un tavolo di confronto strutturato tra decisori pubblici e operatori, definendo “inaccettabile” l’assenza di un dialogo preventivo sul riordino.
Infine, il presidente del Milton Friedman Institute ha denunciato lo squilibrio fiscale tra i diversi segmenti dello stesso mercato. “Non è pensabile che, a parità di domanda e di prodotto – oggi la stessa slot è disponibile sia fisicamente sia online – vi siano regimi fiscali così differenti, con il gioco terrestre che sopporta un prelievo sensibilmente più elevato. Questo significa orientare il mercato attraverso la leva fiscale. Occorre trovare un punto di equilibrio, ma non è sostenibile che la situazione resti invariata”.
In conclusione, Bertoldi ha richiamato la maggioranza di governo a una scelta coerente con i principi di libero mercato. “Qualsiasi decisione – o non decisione – avrà conseguenze politiche. Gli imprenditori hanno guardato a questa maggioranza anche per la sua dichiarata vicinanza al mercato. Difendere il libero mercato significa, talvolta, difenderlo anche da eccessi regolatori dello stesso Stato”.
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