Il riordino del gioco pubblico torna al centro del confronto parlamentare alla Camera con la mozione Merola. Nel corso del dibattito, l’on. Ilenia Malavasi (Partito Democratico) ha delineato un quadro
Il riordino del gioco pubblico torna al centro del confronto parlamentare alla Camera con la mozione Merola. Nel corso del dibattito, l’on. Ilenia Malavasi (Partito Democratico) ha delineato un quadro particolarmente critico dell’attuale sistema dell’azzardo in Italia, insistendo sul nesso tra crescita del settore, impatto sociale e tenuta del sistema sanitario e dei servizi territoriali.
Per la deputata dem, il punto non è soltanto normativo o fiscale, ma profondamente politico e costituzionale: la gestione del gioco pubblico deve essere ricondotta a una logica di salute pubblica, superando un modello che oggi rischia di poggiare sulla vulnerabilità sociale ed economica dei cittadini.
“Nel 2025, secondo la relazione ufficiale trasmessa dal Ministero dell’Economia alle Camere il 14 aprile scorso, la raccolta del gioco d’azzardo in Italia ha raggiunto 165,3 miliardi, con un aumento del 5% rispetto all’anno precedente. È un record storico per il nostro Paese, ma non è un record positivo. Per avere un termine di paragone, è più della spesa sanitaria pubblica nazionale.
Di questi 165 miliardi, pari al 7,3% del PIL, oltre 100 miliardi provengono dal solo canale online, un dato raddoppiato negli ultimi sette anni. Le perdite nette dei giocatori superano i 20 miliardi: 22 miliardi nel 2025, denaro sottratto ai bilanci delle famiglie. Il gettito erariale è pari a 11,4 miliardi: significa che per ogni euro incassato dallo Stato, i cittadini hanno scommesso quasi 15 euro, in un sistema strutturalmente orientato alla perdita.
Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, 18 milioni di italiani hanno giocato almeno una volta nell’ultimo anno. Di questi, 1,5 milioni presentano un disturbo da gioco d’azzardo patologico conclamato e 1,4 milioni sono a rischio moderato. Per ogni giocatore patologico, almeno sette persone della sua rete familiare e sociale ne subiscono le conseguenze.
Secondo Libera, sono circa 20 milioni i cittadini coinvolti indirettamente dall’azzardo. Non parliamo di statistiche astratte: parliamo di famiglie che si indebitano, relazioni che si spezzano, giovani che entrano nel gioco online sempre più precocemente, anziani che consumano le pensioni davanti alle slot. Il rapporto Caritas 2025 parla esplicitamente di “azzardo industriale di massa” come fattore strutturale di povertà. Le persone più colpite sono quelle più fragili: chi vive nelle periferie, chi ha redditi bassi, chi attraversa crisi lavorative o affettive. Ed è proprio in questi territori che si registra una maggiore concentrazione di punti gioco.
Il legame tra azzardo, indebitamento e usura è ormai consolidato. La Consulta nazionale antiusura indica il gioco come una delle principali porte d’accesso al circuito usurario: la spirale è nota — si perde, si tenta di recuperare, si perde ancora, si ricorre al denaro a prestito, fino all’ingresso nell’usura. Tra le categorie più esposte ci sono anche i minori: circa un giovane su quattro tra i 14 e i 19 anni ha giocato almeno una volta.
Il Governo ha compiuto scelte precise: con la legge di bilancio 2025 ha abolito l’Osservatorio sul gioco d’azzardo patologico e ha ridotto le risorse dedicate alla prevenzione e alla cura, confluite in un fondo generale sulle dipendenze, dove l’azzardo rappresenta una quota limitata. Le risorse specifiche risultano così ridotte rispetto agli anni precedenti, mentre contestualmente si è ampliata l’offerta di gioco, anche attraverso nuove estrazioni e proroghe delle concessioni. Da un lato si incentiva, dall’altro si riducono gli strumenti di contrasto.
È una contraddizione evidente, che produce conseguenze concrete sui servizi territoriali per le dipendenze, già oggi sottofinanziati e con carenze strutturali di personale sanitario e socio-assistenziale. Medici, psicologi, infermieri e assistenti sociali lavorano in condizioni di forte pressione organizzativa, con scoperture che in alcuni casi arrivano fino al 50%. E solo una minima parte dei giocatori patologici intercettati risulta in carico ai servizi. Questo non significa che non ci sia bisogno, ma che il sistema fatica a intercettare la domanda reale, anche per via dello stigma e della mancanza di consapevolezza della patologia.
I servizi per le dipendenze affrontano oggi una pluralità di fenomeni — sostanze, gioco, dipendenze digitali e comportamentali — con risorse inadeguate rispetto alla crescita dei bisogni. La prevenzione resta spesso marginale e non strutturale. Per questo abbiamo presentato questa mozione: in vista del decreto legislativo sul riordino della rete fisica dei giochi pubblici, che dovrà essere adottato entro agosto 2026, chiediamo un cambio di impostazione. Chiediamo il ripristino dell’Osservatorio sul disturbo da gioco d’azzardo, il rifinanziamento vincolato del fondo dedicato, un riordino della rete basato sulla salute pubblica e non solo su logiche concessorie, il rafforzamento dei servizi territoriali e la riduzione delle liste d’attesa.
Chiediamo inoltre che la prevenzione diventi una politica strutturale, nelle scuole, nei luoghi di lavoro e nelle comunità, e che i dati su raccolta, perdite e presa in carico siano pienamente trasparenti e accessibili. Infine, riteniamo essenziale preservare gli strumenti di regolazione territoriale già adottati da Regioni e Comuni, a partire da limiti orari e distanze dai luoghi sensibili. L’articolo 32 della Costituzione è chiaro: la tutela della salute è un diritto fondamentale. E questo significa anche che la fragilità non può diventare una fonte di entrata per lo Stato” ha concluso Malavasi.
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