21 Maggio 2026 - 19:05

Gioco minorile a Napoli, D’Angeli: “Fenomeno influenzato da fattori culturali e sociali. Serve un approccio multilivello”

Non solo numeri, ma soprattutto cause e contesto. È da questa impostazione che prende le mosse la ricerca “Valutazione del fenomeno del gioco minorile con vincita in denaro a Napoli”,

16 Aprile 2026

Non solo numeri, ma soprattutto cause e contesto. È da questa impostazione che prende le mosse la ricerca “Valutazione del fenomeno del gioco minorile con vincita in denaro a Napoli”, i cui risultati saranno presentati oggi, 16 aprile, presso il Chiostro dei Santi Marcellino e Festo dell’Università degli Studi di Napoli Federico II.

A chiarirne l’approccio è stata, parlando a PressGiochi, la coordinatrice del progetto Laura D’Angeli, che ha sottolineato come l’indagine non si sia limitata a una fotografia quantitativa del fenomeno: “Esistono già numerosi studi, anche del CNR. Il nostro obiettivo è stato capire perché i ragazzi si avvicinano al gioco”.

L’analisi si è quindi concentrata sui fattori di influenza, spaziando dalle dinamiche sociali al contesto territoriale, fino agli aspetti socioeconomici ed educativi. Un lavoro che, nel caso specifico del territorio napoletano, ha fatto emergere un dato rilevante: “Esiste un substrato culturale che, in qualche modo, favorisce il gioco minorile”, ha spiegato D’Angeli.

Accanto a questa evidenza, la ricerca individua anche possibili linee di intervento, basate su un approccio “multifattoriale e multilivello”. In primo piano il ruolo della famiglia: “I genitori dovrebbero disincentivare, ma dall’analisi emerge che spesso si verifica una sorta di accompagnamento al gioco”.

Determinante anche il contesto educativo e sociale. La carenza di alternative – come strutture sportive o spazi di aggregazione – rappresenta infatti un ulteriore fattore di rischio: “La mancanza di opportunità di intrattenimento può spingere i ragazzi verso il gioco con vincita in denaro”.

Un capitolo specifico è stato dedicato all’offerta di gioco, in particolare quella fisica. Secondo quanto emerso, servono interventi mirati sulla qualificazione dei punti vendita, sulla formazione degli esercenti e su una maggiore efficacia dei controlli per impedire l’accesso ai minori. “Manca una comunicazione chiara e standardizzata sul divieto di gioco ai minori, che sia facilmente riconoscibile in tutti i punti vendita”, ha evidenziato la coordinatrice.

Non solo: tra le proposte anche l’utilizzo di strumenti comunicativi più vicini alle nuove generazioni, come video e podcast, con un linguaggio più moderno ed efficace.

La ricerca ha comunque analizzato il fenomeno a 360 gradi, includendo anche il gioco online. Tuttavia, ha precisato D’Angeli, su questo fronte sono già intervenute normative recenti i cui effetti sono ancora in fase di valutazione, anche grazie ai sistemi di registrazione a monte. Diverso il caso del gioco fisico, dove l’accesso resta più immediato e il controllo è demandato in larga parte agli esercenti.

“Lo studio – ha spiegato D’Angeli nel suo intervento – è nato grazie a un gruppo di lavoro composto da competenze multidisciplinari. Dall’analisi emerge un significativo disallineamento nella percezione del rapporto tra genitori e figli: il 90% dei genitori dichiara di avere un ottimo rapporto con i propri figli, mentre circa il 50% dei ragazzi non condivide la stessa valutazione, segnalando una distanza relazionale più ampia di quanto percepito dagli adulti.

Un ulteriore elemento critico riguarda la consapevolezza normativa: il 51% dei giovani intervistati dichiara di non conoscere la differenza tra un punto di gioco legale e uno illegale, evidenziando una fragilità informativa che incide direttamente sui comportamenti.

Per quanto riguarda il quadro regolatorio, la Campania dispone della legge regionale del 2 marzo 2020, considerata tra le più avanzate a livello nazionale, mentre il Comune di Napoli è intervenuto già nel 2015 con un proprio regolamento in materia. Tuttavia, secondo i ricercatori, la sola cornice normativa non è sufficiente senza una strategia integrata.

L’indagine indica infatti la necessità di un approccio multilivello, che agisca contemporaneamente sull’offerta, sulle condizioni di vulnerabilità sociale e sui processi educativi che coinvolgono famiglie e scuole. In particolare, le linee di intervento individuate comprendono: educazione e prevenzione, regolamentazione e controllo, supporto psicologico e familiare, e coinvolgimento attivo della comunità.

Il contesto educativo della città di Napoli restituisce inoltre un quadro di fragilità strutturali che contribuiscono a delineare il fenomeno. Gli esiti scolastici evidenziano difficoltà significative nelle competenze di base: in terza media il 57,7% degli studenti presenta competenze numeriche insufficienti (contro una media nazionale inferiore di 13,5 punti percentuali) e il 46,1% mostra difficoltà in lettura e scrittura. Nel territorio napoletano si registrano i valori più critici, con il 61% di competenze numeriche inadeguate e il 49,1% in ambito alfabetico.

Queste fragilità si riflettono anche nella transizione verso l’età adulta: in Campania il 26,9% dei giovani tra i 15 e i 29 anni è NEET (Not in Education, Employment or Training), un dato superiore di oltre 11 punti rispetto alla media nazionale. Inoltre, solo il 39,2% dei diplomati si iscrive all’università nell’anno successivo, con un divario di 12,5 punti rispetto al dato italiano complessivo. Tra i cittadini tra i 25 e i 64 anni, solo il 56,8% possiede almeno un diploma, contro una media nazionale del 65,5%.

Nonostante alcuni segnali di miglioramento, il tasso di dispersione scolastica resta ancora elevato, contribuendo a delineare un contesto educativo complesso che incide direttamente sui percorsi di crescita e sulle vulnerabilità dei più giovani”.

Lo studio, condotto dal Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università Federico II con la direzione scientifica del professor Caramiello e il supporto dell’Istituto Demoscopico Noto Sondaggi, si inserisce nel più ampio dibattito sulla tutela dei soggetti vulnerabili. Oltre ad analizzare il fenomeno, propone infatti una serie di azioni operative per rafforzare le strategie di prevenzione, coinvolgendo istituzioni, sistema educativo, operatori e territorio.

PressGiochi