26 Settembre 2020 - 02:54

Giochi pubblici. A Roma si analizzano le criticità della normativa sul gaming divisa tra Stato e Regioni

La biblioteca del Senato della Repubblica, a Roma, questa mattina ha aperto le porte al convegno organizzato da Lexandgaming dal titolo “Giochi pubblici: criticità e leale cooperazione nei rapporti Stato, regioni ed

27 Maggio 2015

Print Friendly, PDF & Email

La biblioteca del Senato della Repubblica, a Roma, questa mattina ha aperto le porte al convegno organizzato da Lexandgaming dal titolo “Giochi pubblici: criticità e leale cooperazione nei rapporti Stato, regioni ed enti locali”.

Ad avviare i lavori analizzando la normativa nazionale e regionale sul tema della distribuzione territoriale dei punti di gioco e relative limitazioni di orario è stato Federico Mazzella direttore di Lexandgaming.

“Il settore – ha dichiarato Mazzella – sta vivendo una fase di involuzione rispetto alla fase precedente che ha visto un processo di legalizzazione del comparto improntato sul principio di legalità per rispondere ad esigenze di ordine pubblico e contrasto all’illegalità, diretta dall’attività dell’amministrazione centrale.

Il decreto Balduzzi, le cui disposizioni devono ancora essere attuate a pieno, ha creato uno spazio all’interno del quale regioni ed enti locali si sono inseriti nelle maglie della disciplina adottando delle proprie discipline in materia, per quelle che erano le rispettive competenze. La metà delle regioni oggi ha una propria regolamentazione e questo rende il quadro attuale in materia molto disomogeneo.

Questa situazione mina il principio di legalità che era cardine della normativa a livello nazionale, perché questo è un settore nel quale se è vero che a monte c’è una restrizione del mercato a valle il mercato esiste e va seguito e regolato in maniera uniforme. Non tutti i soggetti hanno deciso di operare nel pieno rispetto della disciplina e vi sono operatori a margine della legalità. La frammentazione della disciplina non fa altro che rendere la situazione più difficile per gli operatori legali e facilitare chi offre gioco in maniera irregolare.

Dalla normativa del comparto deriva il successo della normativa stessa, altrimenti rischiamo di avere effetti contrari e collaterali. Finalmente il regolatore nazionale ha iniziato ad occuparsi della questione attraverso la delega fiscale e ha avvertito la necessità di uniformare la questione, tanto che l’art. 14 parte da un punto fermo, la riserva statale, confermata dalla stessa Unione europea.

 

Sulla questione delle distanze dai luoghi sensibili, il decreto Balduzzi interviene delineando i luoghi e soggetti deboli sui quali applicare le distanze; le Regioni hanno ripreso queste indicazioni ampliandole permettendo all’amministrazione locale di ampliare il numero di luoghi sensibili. Questo, se non coordinato da una normativa coerente ha degli effetti controproducenti a livello generale.

La Corte di Giustizia ha ammesso la liceità del sistema concessorio-autorizzatorio italiano, nel rispetto del perseguimento di finalità di ordine pubblico e sicurezza. Per l’Ue gli stati devono rispettare i principi di proporzionalità, non discriminazione e adeguatezza i quali impongono agli Stati membri nel dettare le norme interne di individuare una disciplina idonea e necessaria per il soddisfacimento dell’interesse pubblico primario perseguito in concreto.

Distanze dai luoghi sensibili e pubblicità sono gli aspetti principali su cui si è concentrata la normativa regionale per contrastare il gioco. La prima è stata la provincia di Bolzano nel 2010 ponendo delle distanze di 300 metri e vietando la pubblicità alle sale giochi. Quando si moltiplicano interventi limitativi di questo tipo – ha concluso Mazzella – il settore si trova inevitabilmente in difficoltà”.