21 ottobre 2019
ore 12:36
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Giochi. Per la Caritas miliardi di fatturato che valgono un disastro

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Giochi. Per la Caritas miliardi di fatturato che valgono un disastro

Di fronte agli ultimi dati inerenti il fatturato dell’industria di gioco la Caritas commenta: “Tremila euro al secondo. Per la precisione 3.012, che diventano oltre 260 milioni di euro al giorno.
È il denaro speso in Italia per giocare d’azzardo nel 2016: gratta e vinci, lotto, superenalotto, scommesse sportive, slot machines, videolottery… il totale ammonta a 95 miliardi, contro gli 88 miliardi del 2015.
Ancora una volta – perché l’ascesa sembra inarrestabile ormai da dieci anni – la riconcorsa di un’ipotetica vincita inghiotte i risparmi degli italiani, con un’intensità che equiparata alla spesa per consumi alimentari, pari a 129 miliardi nello stesso anno, fa davvero impressione.
È stato speso per il gioco d’azzardo più che per l’abbigliamento; è stato speso per il gioco d’azzardo quasi tre volte più di quanto è stato destinato alla sanità privata. Lo Stato, secondo le prime elaborazioni, ne ha ricavato 18,5 miliardi di euro, a fronte degli 8 miliardi del 2015, grazie soprattutto all’incremento delle tasse su slot machines e videolottery.

Proprio queste ultime, ed è l’aspetto più inquietante, hanno incassato 49,1 miliardi, oltre la metà del totale. Le slot machines e le videolottery sono le forme d’azzardo a cui gli studiosi della patologia correlata ascrivono il più elevato grado di rischio: sono progettate per indurre comportamenti compulsivi, chi si dedica a queste macchinette non si rende conto di essere portato sul lastrico.
È di ieri la notizia di un giovane padre che ha lasciato in auto il figlio di tre anni per ore, di notte, con le temperature sottozero di questi giorni, per rinchiudersi in una sala slot di Ostia. Pare abbia impiegato qualche minuto per realizzare che il bambino abbandonato di cui chiedevano conto i carabinieri riguardasse lui, così come il reato di abbandono di minori che gli è valso l’arresto.

Il disastro sta maturando sotto gli occhi di tutti, eppure sembra che i segnali di allarme non contino nulla.
Uno dei telegiornali che ha ripreso la notizia ha parlato di “ludopatia” come “malattia che inchioda i giocatori d’azzardo incalliti davanti a slot e videolottery”.
Malattia, giocatori d’azzardo incalliti: nelle parole della cronista risuonava il senso di un problema che tocca persone già problematiche, in qualche modo “perdenti” in partenza.

Nulla a che vedere con lo scenario familiare in cui si è consumato qualche giorno prima, nelle stessi reti televisive, l’appuntamento con la trasmissione legata alla “lotteria della Befana”.
Nessuno in quel contesto ha mai pronunciato la parola azzardo: d’altra parte anche le slot machines nel linguaggio suadente del settore sono chiamate “apparecchi da intrattenimento”.
E non si accostano qui le due situazioni per affermare che la lotteria Italia produca dipendenza, è anzi rimasta una tra le pochissime forme di gioco d’azzardo a non fare leva sull’istantaneità del risultato e la compulsività del comportamento di gioco, a differenza delle tipologie di prodotto che si sono moltiplicate negli ultimi vent’anni. È anche la forma di gioco d’azzardo che negli ultimi anni ha incassato meno, infatti.
Il tema è che per capire quanto è disastroso il gioco d’azzardo, basta aver guardato con occhi critico la trasmissione che l’ha messo in scena davanti a 4,3 milioni di telespettatori in prima serata, nella televisione pubblica.
Continui richiami alla fortuna, alla magia, alle sensazioni si intervallavano a incomprensibili imitazioni di papa Francesco e Benedetto XVI. La presenza di un “professore”, preposto alla poco convinta recita di nozioni di probabilità matematica, veniva costantemente congedata dal conduttore come si fa con il guastafeste, che spiega “quella roba là”, interrompendo l’atmosfera che serve per rincorrere la vincita del premio miliardario, per cui servono i “numeri giusti”, l’intuito, e tutto quell’apparato di superstizioni e sconnessioni dalla realtà che ogni giorno del 2016 ha portato a bruciare in gioco d’azzardo 260 milioni di euro.
La dipendenza da gioco d’azzardo si alimenta intensamente di queste disconnessioni dalla realtà. Non è possibile incentivarle su un canale e dolersi delle loro conseguenze sull’altro.

Che cosa fare di fronte a tutte queste contraddizioni? Aprire gli occhi, non stancarsi di denunciare, non pensare che l’apparente futilità di certi immaginari sia innocua.
Ci sono spettacoli che non si possono tollerare. Se alle loro spalle si alimenta la sofferenza e il dramma di alcuni, sarà una sconfitta per tutti”.

PressGiochi

 

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