19 Febbraio 2026 - 10:41

Giochi e fisco, la Cassazione fa chiarezza su IVA, accertamenti bancari e deducibilità dei costi

Una recente e articolata pronuncia della Corte di Cassazione interviene su alcuni nodi centrali del rapporto tra settore dei giochi e accertamenti fiscali, offrendo indicazioni rilevanti su IVA, indagini finanziarie

13 Gennaio 2026

Una recente e articolata pronuncia della Corte di Cassazione interviene su alcuni nodi centrali del rapporto tra settore dei giochi e accertamenti fiscali, offrendo indicazioni rilevanti su IVA, indagini finanziarie e riconoscimento dei costi nell’ambito delle verifiche tributarie.

La vicenda nasce da un contenzioso relativo all’attività di gestione di apparecchi da intrattenimento, riconducibili al perimetro dell’articolo 110 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, settore che, per espressa previsione normativa, beneficia dell’esenzione IVA per l’attività di gioco e per la raccolta delle giocate. Al centro del giudizio vi è però il trattamento fiscale dei maggiori ricavi accertati dall’Amministrazione finanziaria tramite indagini bancarie.

IVA ed esenzione: non basta la natura dell’attività

La Corte ribadisce un principio chiave: il fatto che l’attività di gioco sia, in astratto, esente dall’IVA non comporta automaticamente l’esenzione dei maggiori ricavi accertati in via induttiva. In presenza di movimentazioni bancarie non giustificate, il contribuente è chiamato a dimostrare che tali somme siano effettivamente riconducibili a operazioni di gioco o di raccolta delle giocate, uniche fattispecie che possono beneficiare del regime di esenzione.

In mancanza di una prova rigorosa di tale collegamento, i maggiori ricavi accertati vengono considerati operazioni imponibili e, come tali, assoggettati all’aliquota IVA ordinaria. Le presunzioni derivanti dalle indagini finanziarie, chiarisce la Corte, non creano di per sé una nuova categoria di operazioni, ma impongono al contribuente un preciso onere probatorio.

Operazioni imponibili, non imponibili ed esenti: una distinzione decisiva

La sentenza richiama inoltre una distinzione spesso sottovalutata ma fondamentale nel sistema IVA: quella tra operazioni imponibili, non imponibili ed esenti. Le operazioni esenti rientrano comunque nel campo di applicazione dell’imposta, pur senza generare addebito, e devono essere correttamente documentate e dichiarate. Proprio per questo motivo, le norme che prevedono esenzioni sono interpretate in senso restrittivo e non possono essere estese oltre i casi espressamente previsti dal legislatore.

Nel settore dei giochi, l’esenzione riguarda la raccolta delle giocate, ma non tutte le attività collaterali o ausiliarie che possono gravitare attorno alla gestione degli apparecchi.

Accertamenti induttivi e costi: apertura alle percentuali forfettarie

Sul fronte delle imposte dirette, la Corte accoglie invece le censure relative al riconoscimento dei costi. In caso di accertamento analitico-induttivo fondato su prelievi bancari non giustificati, viene riaffermato il principio – rafforzato anche dalla giurisprudenza costituzionale – secondo cui il contribuente può opporre una prova presuntiva contraria, facendo valere una incidenza percentuale forfettaria dei costi di produzione.

Questo orientamento mira a evitare trattamenti irragionevolmente penalizzanti per chi abbia tenuto una contabilità complessivamente attendibile, consentendo di detrarre costi presunti anche in assenza di una documentazione puntuale, ferma restando la valutazione di merito rimessa al giudice.

Viene inoltre affrontato il tema della deducibilità dei compensi riconosciuti agli esercenti che ospitano gli apparecchi da gioco. La Cassazione chiarisce che tali costi possono essere dedotti anche in assenza di fatturazione, ma solo a condizione che il contribuente dimostri in modo concreto la loro esistenza, certezza e inerenza all’attività d’impresa.

In conclusione, la Suprema Corte accoglie solo alcuni dei motivi di ricorso, cassa parzialmente la decisione impugnata e rinvia la causa al giudice tributario di secondo grado, che dovrà riesaminare la vicenda alla luce dei principi enunciati, occupandosi anche della quantificazione dei costi e della regolazione delle spese.

Una pronuncia che, nel suo complesso, rafforza l’equilibrio tra poteri accertativi del fisco e diritti di difesa degli operatori del gioco, richiamando il settore a una gestione sempre più rigorosa e documentata dei flussi finanziari.

 

PressGiochi