14 Luglio 2024 - 19:21

Giocare da grandi. Grassi (SWG): “5 mln di italiani considera il gioco a vincita tra le 10 attività più interessanti che fa”

L’incontro costituisce la quinta tappa del percorso intrapreso con l’Osservatorio sul gioco di SWG, che dal 2020 approfondisce in chiave empirica i principali aspetti del settore. A partire dalle rilevazioni

10 Luglio 2024

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L’incontro costituisce la quinta tappa del percorso intrapreso con l’Osservatorio sul gioco di SWG, che dal 2020 approfondisce in chiave empirica i principali aspetti del settore. A partire dalle rilevazioni dell’Osservatorio, ogni evento ha indagato un tema specifico e attuale.

L’incontro di oggi è stata occasione per presentare l’aggiornamento delle evidenze raccolte nel corso degli anni, favorendo il dialogo sull’evoluzione del comparto rispetto alle nuove tendenze tecnologiche, con l’obiettivo di stimolare un confronto informato tra rappresentanti istituzionali ed esperti.

A presentare della ricerca Riccardo Grassi, Direttore di Ricerca, SWG.

Presenti all’evento: Laura D’Angeli, Founder Studio D’Angeli ed esperta nel settore del gaming; Armando laccarino, Presidente Centro Studi As.tro; Rita Mascolo, Professoressa a contratto di Storia dell’Economia e dell’Impresa, Luiss Guido Carli; Elisabetta Poso, Dirigente dell’Ufficio Apparecchi da intrattenimento della Direzione Giochi, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli; Emilio Zamparelli, Presidente Nazionale del Sindacato Totoricevitori Sportivi.

Tra i rappresentanti istituzionali sono intervenuti: Andrea Casu, Membro IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni della Camera dei deputati; Andrea De Bertoldi, Membro della VI Commissione Finanze della Camera dei deputati; Mauro Del Barba, Segretario della VI Commissione Finanze della Camera dei deputati.

“Il 12% degli italiani, quasi 5 mln di individui, ci dice che i giochi con vincita sono una delle 10 attività più divertenti tra quelle che fanno. Il 5% ci dice che sono tra le 3 cose più divertenti”. Lo afferma Grassi introducendo la ricerca concentrata anche questa volta sul concetto di divertimento nel gioco.

“C’è una fetta di popolazione che ha bisogno di stimoli più forti legati al gioco e al divertimento.

Il concetto di divertimento è un concetto complesso, che racchiude in sé una pluralità di dimensioni e la cui definizione orienta scelte e comportamenti.
I dati raccolti ci permettono di evidenziare come gli italiani attribuiscano al divertimento da un lato una funzione trasversale di distrazione dalla quotidianità, dall’altro 4 funzioni caratterizzanti che si riflettono poi in maniera significativa sulle scelte e sugli orientamenti e che sono: l’essere stimolati, messi alla prova; fare cose famigliari; provare emozioni forti; stare con gli altri. Sapersi divertire è considerato da oltre 9 italiani su 10 un aspetto importante della vita e tre italiani su quattro riconoscono di divertirsi, anche se non sempre l’impegno a divertirsi è effettivamente commisurato al risultato.
Il rapporto tra divertimento e denaro appare ambivalente, con circa la metà degli italiani che ritengono che non ci si possa divertire senza spendere denaro. In generale un’ora di sano divertimento è valutata oltre 60 euro, ma con valori che variano in base ad una pluralità di fattori
Anche la lista delle attività considerate divertenti è particolarmente ampia e variegata: quelle considerate più spesso irrinunciabili sono viaggiare, frequentarsi con gli amici, vedere film e serie TV, leggere e ascoltare musica. Per 5 italiani su 100 giocare a giochi con vincita in denaro rappresenta una delle tre attività considerate più divertenti in assoluto.
In generale giocare è spontaneamente considerato come sinonimo di divertimento per un italiano ogni quattro. Un adulto che gioca è visto soprattutto come una persona che vuole divertirsi, ma anche intenzionato a mettersi alla prova e a competere. Se però il gioco è un gioco con vincita in denaro, allora il giocatore acquisisce una accezione negativa, anche se rispetto al passato, crescono le attribuzioni non negative.
Il rapporto tra italiani e rischio mostra un tendenziale aumento dei comportamenti e degli atteggiamenti improntati alla prudenza, che si riflette anche nell’eventuale allocazione dei propri investimenti.

Gli italiani inoltre ci dicono che sono disposti a spendere 61 euro per 1 ora di divertimento.  Chi mette al centro dei propri interessi il gioco in denaro è disposto a spendere fino a 77 euro. Il 12% del campione analizzato considera il gioco una attività irrinunciabile”. ha concluso Grassi

 

“Il bisogno del gioco è insopprimibile e se non lo regolamentiamo lo spingiamo verso l’illegalità – ha affermato l’on. Del Barba -. La lotta più importante da fare è una lotta di tipo culturale, non possiamo accettare che nel tentativo di ridurre la patologia si debba disconoscere una intera attività”.

L’on. De Bertoldi (FdI) ha affermato: “Da convinto liberale, ritengo che quando ci sono le condizioni il gioco legale vada supportato. Lo Stato deve creare le condizioni affinché non ci siano degenerazioni e non si arricchisca l’illegalità. La rete degli operatori deve unirsi e fare squadra, c’è la necessità che il gioco legale nelle sue varie componenti collabori per dare all’opinione pubblica un’immagine diversa da quella che spesso gli viene attribuita. Altrimenti la demagogia prevale”.

“Mi colpisce il dato relativo al fatto che i non giocatori considerino i giocatori come spendaccioni e malati. Dovremmo partire dalla normalizzazione del gioco, perché da un lato c’è un tema reputazionale e dall’altro c’è uno sforzo verso il principio di sostenibilità. Occorre rendere sempre più concreto il principio di sostenibilità del gioco – ha affermato Laura D’Angeli -. Occorre comprendere i pregiudizi per poterli smontare e lavorare sui punti che permettono di rafforzare il settore, lavorare anche sui giovani che giocano di più. Dobbiamo analizzare i giocatori ma anche i non giocatori per capire come smontare tanti pregiudizi”.

“La dipendenza da gioco diffusa giustifica il livello di contrasto al settore del gioco che si è registrato negli anni? Assolutamente no. In Emilia Romagna un report dice che la dipendenza da gioco è aumentata negli ultimi 15 anni passando da 600 a 1400 soggetti. Non sono numeri piccoli, ma non possiamo trasformarla nell’emergenza numero uno di questo paese” ha affermato Armando Iaccarino.

Secondo la prof. Mascolo “esiste la problematica dei costi sociali ed economici legati alla ludopatia, ma questi numeri, – che sono importanti -, vengono percepiti in maniera eccessiva. Quanto più un fenomeno è ricorrente e comunicato, tanto più sviluppa una percezione diversa sugli individui. I dati dell’ISS del 2,5% della popolazione a rischio dipendenza non è un dato così rilevante. Certo è importante poi la comunicazione che viene realizzata per far percepire e comprendere correttamente un fenomeno come questo”.

Presente all’evento anche la dr.ssa Elisabetta Poso di ADM: “Quello dei giochi è uno dei temi oggetto di riforma attraverso la legge delega. Ora stiamo attraversando il riordino del gioco fisico e  stiamo lavorando ai decreti che si occuperanno dell’offerta del gioco sul territorio. In tutti i mercati economici è fondamentale individuare le corrette dimensioni della domanda, le leve che muovono i giocatori e gli elementi che definiscono la domanda per maglio intervenire poi sull’offerta che andrà fornita sul territorio. Occorre non agire sulle emozioni ma sui dati frutto di studi e ricerche e il confronto con gli operatori che sono gli interlocutori per prendere corrette decisioni sul futuro”.

Secondo Emilio Zamparelli :”Gli operatori sul campo permettono di fotografare la reale situazione dei giocatori. La rete deve essere responsabile nel gestire il gioco con professionalità. Questo garantirà che il settore non prenda quelle derive legate all’illegalità: non dimentichiamo quanto la criminalità influiva sul settore, sui videopoker o sul bingo. Negli anni la legalizzazione ha permesso di portare questi giochi nell’alveo della legalità”.

 

 

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