28 Settembre 2020 - 05:32

Gioacchini (Astro): “L’illegalità è il primo per tutti noi imprenditori”

Sono un imprenditore che propone gioco  lecito, prevalentemente tramite apparecchiature da gioco autorizzate dallo Stato, installate in location generaliste e dedicate . Il gioco lecito – ha dichiarato Paolo Gioacchini

25 Novembre 2016

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Sono un imprenditore che propone gioco  lecito, prevalentemente tramite apparecchiature da gioco autorizzate dallo Stato, installate in location generaliste e dedicate .

Il gioco lecito – ha dichiarato Paolo Gioacchini di Astro partecipando al convegno “A che gioco giochiamo” tenutosi ieri ad Ancona, – non può sottrarsi dalla funzione imprenditoriale della ricerca del profitto e, quindi, necessita di una marginalità tra acquisto del prodotto (incamerato dallo Stato) e vendita all’utenza. L’icona del banco che vince sempre è pertanto vera, anche se in realtà scollegata dalla comprensione della concretezza del fenomeno, che non può isolarsi dal contesto imprenditoriale in cui deve muoversi.

Questo è un concetto che ribadisco sempre. Ed è per questo che esorto sempre i giovani – e per primi i miei figli – a non sottovalutare il ruolo dell’insegnamento scolastico, della cultura, della formazione educativa che in famiglia e nella società gli attori istituzionali si adoperano a mettere a loro disposizione .

Gli spunti che ho avuto da chi ha parlato prima di me sono tanti. Tante cose sono state dette, alcune condivisibili altre meno.

Mi preme affermare un concetto: il gioco lecito nasce come fenomeno di emersione dall’illegalità di una realtà che già nel 1995 coinvolgeva milioni di persone come utenti, ma in un contesto privo di regole e di controlli e, benché fosse estremamente pericoloso, dannoso, sicuramente creatore di malati di G.A.P., non generava quell’attenzione delle istituzioni territoriali che oggi è dedicata al gioco legale, preziosa certamente ma che, se strumentalizzata, finirà per farci ritornare al 1995.

Io non temo confronti come questo, perché gli obiettivi che troviamo espressi in tali consessi sono comuni ai nostri: vorrei segnalare che, sul fronte della lotta al Gap, le imprese As.Tro hanno  adottato il decalogo del giocatore responsabile molto prima del decreto Balduzzi; che  intere sezioni del nostro sito sono (e sono state) dedicate al gioco responsabile; che gran parte della comunicazione associativa è rivolta proprio ai punti vendita.

La mia azienda, poi, ha iniziato i percorsi di formazione sin dal 2013, inserendola nella più ordinarie delle responsabilità etiche di impresa, nella convinzione assoluta che l’impresa di gioco lecito debba assimilarsi – prima – ai criteri della imprenditoria virtuosa e – poi – agli obblighi specifici del suo oggetto di attività.

L’illegalità: e’ il primo nemico per tutti noi, se c’è un obiettivo comune e’ sconfiggere insieme ogni forma di gioco illecito che distrugge la possibilità di attuare la mission istituzionale di un gioco pubblico al servizio dei cittadini e che, quotidianamente, cerca di farsi assimilare ad esso, proponendosi come concorrente.

 

La pubblicità: da anni come imprese, ci siamo dotati di un codice di autoregolamentazione; non può esistere una pubblicità che detti stili di vita e, francamente, percepisco la “rilevanza” di questo principio a 360 gradi, dal contesto del gioco a quello delle merendine. Siccome mi occupo di gioco lecito, sono francamente preoccupato della persistente lacunosità degli interventi di monitoraggio sul rispetto dei limiti attuali, dai quali non può che discendere una inevitabile istanza di aggiungerne altri.

 

La riqualificazione e riduzione dell’offerta: l’offerta ora e’ sproporzionata anche rispetto alla richiesta, ma l’ipertrofia non è stata cagionata dalle imprese, ma dalla crescente necessità di fiscalità del gioco. Le imprese di gioco di Confindustria hanno – proprio per questo – presentato una richiesta di riduzione già da 3 anni, per certi versi molto più incisiva e penetrante di quella che oggi è allo studio, benché, a nostro avviso, più equilibrata ed efficace.

L’ultimo aspetto di cui vorrei parlare è il gioco minorile che, come tutti sanno, è vietato e che nel gioco lecito non ha diritto di cittadinanza.

 

Ci sono tanti dati: la Relazione annuale al Parlamento, da dove risulta evidente come le slot siano poco gradite dai giovani, ma per la verità ogni ricerca “terza”, come quella di Nomisma, conferma che i minori si orientano verso l’on line e altri prodotti a vendita diretta, verso i quali, pertanto, c’è qualche lacuna distributiva da colmare con controlli più accentuati.

Perché queste preferenze giovanili? Perché ormai il problema è internet: banner online di siti di gioco imperversano in rete e, per quanto ci sforziamo di dipingere il gioco come “il male”, le giovani generazioni saranno sempre attratte dai messaggi sul web ed il proibizionismo alimenterà le illegalità.

Quindi: se lo scopo e’ proibire il gioco lecito, perché si vuole punire chi fa gioco lecito, e’ giusto mettere 500 mt dai luoghi sensibili.

Se invece l’obiettivo del distanziometro è curare, questo non risolve il problema perché, se introduco un divieto per i bar che può essere aggirato con lo smartphone, ho solo spostato il problema, aggravandolo, in quanto ho privato il territorio di un presidio di legalità.

E’ pertanto necessario il dialogo per trovare insieme i giusti correttivi, sempre che sia comune l’obiettivo che si vuole perseguire, che, vorrei evidenziare, dovrebbe essere il contrasto al gioco patologico ed illegale, non l’allontanamento del gioco lecito in quanto tale.

Ci sono troppe macchine da gioco, ma sono anche troppi gli operatori, anch’essi sottovalutati nella loro importanza strategica e per questo – a volte – non selezionati sulla base dei giusti requisiti: che il gioco sia delicato e non possa essere gestito da chiunque credo sia una banalità, ma rimarcarlo non guasta.

Auspichiamo, come industria, regole più restrittive e leggi che selezionino qualitativamente gli operatori, pretendiamo che siano espulsi coloro che violano la  legge e che si tuteli quelli che la osservano, colpendo anche chi, magari per “superficialità”, si rende responsabile di atti gravissimi, come il caso dell’esercente ” che presta soldi al giocatore”.

In questi casi la licenza va bruciata!

Ci deve sempre essere una cultura di informazione e formazione, ma dietro a tutto ci sono le famiglie: i primi controlli partono da lì, perché prima viene il problema che indebolisce o rende vulnerabile un soggetto, poi arriva l’esperienza del gioco, a cui si affida uno sfogo, al pari di altre forme di isolamento a cui si può accedere, perché nel gioco spesso si sfogano problemi che un soggetto ha a monte: disoccupazione, ma anche la più banale depressione.

Il settore sano, quello etico, ha denunciato le slot per bambini. Anche qui ci siamo mossi prima della legge e siamo andati in televisione, alla trasmissione “Open Space” a manifestarlo.

Il confronto – ha concluso Gioacchini – e’ fondamentale perché tende ad evitare che si intervenga su dei fenomeni senza conoscere tutta la realtà che lo contorna, prestando il fianco a ricorsi e contenziosi a dir poco evitabili che, peraltro, indeboliscono il ruolo dei sindaci, che invece deve restare forte e centrale nell’ambito dell’amministrazione di una città.

PressGiochi