24 Settembre 2020 - 22:31

Fumagalli (Vescovo Viterbo): “Vietare il gioco non serve, contro il Gap dobbiamo intervenire sulla persona”

Questa mattina in occasione della Giornata Mondiale contro il consumo e il traffico illecito di droga, il CeIS S. Crispino di Viterbo ha organizzato il convegno sul gioco d’azzardo, presso

26 Giugno 2015

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Questa mattina in occasione della Giornata Mondiale contro il consumo e il traffico illecito di droga, il CeIS S. Crispino di Viterbo ha organizzato il convegno sul gioco d’azzardo, presso la Comunità S. Maria della Quercia in Viterbo, che negli ultimi tempi ha dato vita ad un programma terapeutico specialistico residenziale per il GAP, reso possibile grazie alla partecipazione e al sostegno della CEI (Conferenza Episcopale Italiana).

L’intenzione del CeIS questa mattina è di promuovere un incontro-dibattito su questo importante tema con il contributo del Dott. Fiasco Maurizio, sociologo specializzato in ricerca e formazione, della Dr.ssa Anna Rita Giaccone, Dirigente del Servizio Dipendenze dell’ASL di Viterbo e del Dott. Gianfranco Fragomeni, Psicologo, referente per il CeIS di Viterbo del nuovo programma residenziale NO MORE GAP ADDICTION.

“Affrontiamo oggi il problema del Gap cercando di valutare i disagi che il gioco patologico reca alle famiglie anche da un punto di vista delle derive che questo problema comporta. Ma la lettura più ampia che vogliamo dare è quella di vedere il disagio alla persona, che va risolto non vietando il giocare o togliendo i soldi alla persona dipendente ma intervenendo per ricomporre la persona nella sua individualità e nelle sue relazioni personali con il sostegno di tutta la comunità. Aiutare le persone dipendenti ricostruendo la loro vita è l’unica via risolutiva”. Con queste parole Mons. Lino Fumagalli Vescovo di Viterbo ha commentato il problema della diffusione della patologia legata al gioco d’azzardo.

“Da un punto di vista economico – continua Fumagalli – occorre investire per aiutare queste persone a reinserirsi nella comunità evitando che finiscano di nuovo nelle strutture di accoglienza o peggio nelle carceri. Deve nascere una sensibilità che porti a sostenere questi soggetti per fare in modo che vengano messi in condizione di non ricadere in queste addiction. Gli interventi economici nel lungo termine ci aiutano a risolvere questo problema del gioco patologico ma è uno strumento valido anche per tutte le altre patologie”.

PressGiochi