19 Aprile 2026 - 20:06

Francesco Crudo: “Nel settore del gioco la compliance è un investimento. Il vero costo sono le sanzioni” – Video

“La compliance è un investimento. Il vero costo sono le sanzioni”. È il messaggio lanciato da Francesco Crudo, esperto in digital payments e regolamentazione iGaming, intervenuto nel corso di Enada

27 Marzo 2026

“La compliance è un investimento. Il vero costo sono le sanzioni”. È il messaggio lanciato da Francesco Crudo, esperto in digital payments e regolamentazione iGaming, intervenuto nel corso di Enada Primavera 2026 durante il panel dal titolo “Pagamenti digitali e iGaming: guidare la crescita nel nuovo mercato dei giochi” che ha messo al centro il ruolo sempre più strategico dei sistemi di pagamento nell’evoluzione del comparto. Crudo ha offerto una lettura approfondita delle dinamiche normative e operative che stanno ridefinendo il settore alla luce delle nuove normative per il gioco a distanza.

Crudo ha inquadrato il tema partendo dalla normativa antiriciclaggio, evidenziando come il comparto del gioco sia ormai pienamente incluso tra i soggetti sottoposti a obblighi stringenti.

“Parliamo di antiriciclaggio, quindi di una disciplina che entra nella quotidianità di chi opera nel settore del gioco. In un primo momento gli operatori di gioco non erano stati considerati tra i soggetti obbligati, almeno nelle prime edizioni del decreto legislativo 231 del 2007. Dopodiché la Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia ha verificato che uno dei settori dove poteva esserci maggiore interesse criminale fosse proprio quello del gioco.

Già da tempo gli operatori di gioco sono assoggettati all’antiriciclaggio. Oggi possiamo parlare di una vigilanza rafforzata, ovvero duplice: da una parte l’operatore di gioco e dall’altra l’intermediario finanziario, che deve fornire servizi utili rispetto alla nuova normativa che impone l’utilizzo di mezzi di pagamento tracciabili per la ricarica dei conti di gioco”.

“La tracciabilità dei flussi finanziari in Italia ha varie declinazioni: possiamo parlare della normativa sugli appalti pubblici oppure della tracciabilità ai sensi dell’antiriciclaggio. È questa l’accezione che più ci riguarda, prevista dal decreto n. 41 del 2024, articolo 7.

Ci stiamo avviando verso un ecosistema integrato, dove operatori con attività differenti devono coesistere e aiutarsi, portando avanti un’esperienza del consumatore sempre più semplice possibile. Questo non significa che l’esperienza debba restare identica: può modificarsi nel tempo. Lo spirito di adattamento del cliente alle nuove tecnologie è ormai molto elevato.

Quando parliamo di wallet, utilizziamo quotidianamente tantissimi strumenti senza sempre identificarli correttamente. Il wallet non è solo un aspetto finanziario. Esistono anche wallet di identità, applicazioni che utilizziamo ogni giorno e che possono integrarsi con altri servizi, anche di pagamento.

Tutto questo deve essere conforme. Compliance significa semplicemente conformità: conformità alle regole del mondo del gioco e a quelle del mondo finanziario.

La convergenza tra digitale e fisico non deve essere analizzata in maniera ideologica. Nel 2024 in Italia c’è stato il sorpasso dei pagamenti digitali rispetto al contante. Questo significa che esiste una propensione all’utilizzo del digitale, ma demonizzare il contante è sbagliato, così come sarebbe sbagliato un eccesso di digitale.

In situazioni straordinarie, come blackout o interruzioni dei servizi, le transazioni possono avvenire solo in contanti. Allo stesso tempo, il contante ha dei costi impliciti che spesso non consideriamo, in alcuni casi superiori rispetto al denaro elettronico. Pensiamo, ad esempio, ai costi di gestione e versamento del contante nel settore delle slot.

Il denaro elettronico ha dei costi per gli operatori, ma spesso è quasi esente per il consumatore finale. E stiamo andando verso nuovi scenari, come quello dell’euro digitale, con wallet gratuiti e nuove modalità di utilizzo. Bisognerà capire come questi strumenti potranno funzionare anche offline.

Gli intermediari finanziari sono soggetti obbligati che devono rispondere a numerose autorità, non solo alla Banca d’Italia ma anche alla UIF e ad altri organismi. Questo non deve creare diffidenza, ma fiducia nel consumatore, perché significa che esistono presidi a tutela della legalità dei flussi finanziari.

La direttiva PSD2 ha introdotto nuovi soggetti come gli istituti di pagamento e di moneta elettronica, che veicolano servizi bancari legati ai pagamenti, spesso con costi più contenuti.

La compliance è un investimento. Il vero costo sono le sanzioni. Ci sono stati punti vendita ispezionati che hanno ricevuto sanzioni anche di migliaia di euro. Anche questo è un costo, così come lo sono le spese legali per difendersi.

Investire in tecnologia, formazione e conformità significa costruire valore per l’azienda e rafforzare la solidità del sistema nel suo complesso”.

PressGiochi