Una lunga lettera indirizzata agli onorevoli Stefano Vaccari e Virginio Merola del Pd, firmatari di interrogazioni parlamentari sul caso Global Starnet riaccende l’attenzione sulla vicenda della società concessionaria del gioco
Una lunga lettera indirizzata agli onorevoli Stefano Vaccari e Virginio Merola del Pd, firmatari di interrogazioni parlamentari sul caso Global Starnet riaccende l’attenzione sulla vicenda della società concessionaria del gioco pubblico. A firmarla è l’amministratore Francesco Corallo, che fornisce una propria ricostruzione dei fatti, accompagnata – si legge – da documentazione a supporto.
Il primo nodo affrontato riguarda la sentenza n. 68/2015 della Corte dei Conti, relativa al danno erariale connesso alla gestione degli apparecchi da intrattenimento. Secondo Corallo, la decisione va letta distinguendo tra la quota del 30% riferita alla raccolta del PREU, che la Corte avrebbe riconosciuto come regolarmente svolta dalla società, e il restante 70% legato alle difficoltà tecniche nella fase iniziale di avvio del sistema di collegamento telematico degli apparecchi. Proprio su questa seconda componente, la responsabilità sarebbe stata suddivisa tra concessionario e Stato, portando alla condanna effettiva di Global Starnet per il 35% del danno complessivo. Una percentuale che, secondo l’amministratore, risulta coerente anche con il fatto che altri concessionari coinvolti nella stessa vicenda hanno chiuso la posizione con una definizione agevolata al 30%, opzione che Global Starnet non riuscì a sostenere finanziariamente.
La lettera insiste poi sul superamento delle contestazioni penali e sulla progressiva caduta dei sequestri che avevano interessato la società per anni. Corallo evidenzia come i procedimenti a suo carico si siano conclusi con pronunce di non luogo a procedere e come i sequestri siano stati annullati da più decisioni della Cassazione e del Tribunale del Riesame, fino alla definitiva restituzione delle società tra la fine del 2024 e il 2025.
Ampio spazio viene dedicato alla gestione durante l’amministrazione giudiziaria, che secondo quanto riportato avrebbe comportato costi molto elevati. Nella rendicontazione disponibile fino al 31 dicembre 2024 figurano spese per consulenze superiori ai 14 milioni di euro, alle quali si aggiungerebbero compensi per gli amministratori e i loro collaboratori per importi complessivi nell’ordine di diverse decine di milioni. Trattandosi di somme provenienti dalle casse della società e in presenza dell’annullamento dei sequestri, Corallo sostiene che tali risorse dovrebbero essere restituite e potrebbero contribuire a ridurre in modo significativo il debito residuo verso l’erario, oggi pari a circa 335 milioni di euro oltre interessi, tenendo conto anche delle somme già trattenute da ADM.
Uno dei punti più critici riguarda però l’operazione del maggio 2025, quando gli ex amministratori giudiziari hanno costituito la Global Starnet Srl conferendovi quello definito formalmente come un “ramo d’azienda”. Secondo la ricostruzione contenuta nella lettera, supportata dalla perizia allegata, il trasferimento avrebbe in realtà riguardato l’intera azienda operativa: dalla concessione ai beni materiali e immateriali, dai rapporti con i gestori alla rete di apparecchi, fino al personale dipendente. La società originaria sarebbe così rimasta priva di qualsiasi operatività, trasformandosi di fatto in una “bad company” cui è stato lasciato l’intero debito derivante dalla sentenza della Corte dei Conti.
Per Corallo si tratta di un’impostazione giuridicamente contestabile, sia perché l’operazione configurerebbe un trasferimento sostanziale di azienda con conseguente responsabilità solidale sui debiti, sia perché il debito stesso sarebbe strettamente legato all’attività concessoria trasferita alla nuova società. In questo quadro, viene anche evidenziata una significativa differenza tra il valore attribuito al compendio aziendale nella perizia utilizzata per il conferimento, pari a circa 70 milioni di euro, e una valutazione alternativa che lo stimerebbe intorno ai 220 milioni.
Ulteriore elemento di criticità è rappresentato dal diniego alla rateizzazione del debito da parte di ADM. Secondo quanto riportato nella lettera, la normativa contabile prevede tale possibilità, ma nel caso di Global Starnet sarebbe stata negata senza una motivazione dettagliata, a differenza di quanto avvenuto per altri concessionari coinvolti nella stessa vicenda. La conseguenza, sostiene Corallo, è il rischio di una vendita all’asta della società a valori fortemente ridotti, con un potenziale danno per le stesse finanze pubbliche.
La ricostruzione si sofferma anche sul tema della concessione di gioco, contestando la posizione del Ministero secondo cui non vi sarebbe stato un trasferimento formale alla nuova società. Una tesi definita incomprensibile, dal momento che la prosecuzione dell’attività, in assenza di sequestro e con amministratori ordinari, presupporrebbe necessariamente il possesso di un titolo concessorio valido.
Infine, viene segnalata una criticità ancora aperta sul fronte societario internazionale. Global Starnet Ltd, pur dissequestrata, non avrebbe ricevuto la documentazione contabile necessaria per approvare e depositare i bilanci nel Regno Unito. Una situazione che potrebbe portare alla cancellazione della società dal registro britannico, con il trasferimento degli asset alla Corona, come previsto dalla normativa locale.
La lettera si chiude con la disponibilità dell’amministratore a fornire ulteriori chiarimenti ai parlamentari, in una vicenda che resta complessa e ancora oggetto di attenzione istituzionale.
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