Si è tenuto questa mattina presso il Momec di Roma il Forum 2025 della Fondazione Fair. Il Forum rappresenta il momento centrale dell’attività di Fondazione Fair, che promuove cultura, innovazione
Si è tenuto questa mattina presso il Momec di Roma il Forum 2025 della Fondazione Fair. Il Forum rappresenta il momento centrale dell’attività di Fondazione Fair, che promuove cultura, innovazione e responsabilità nel gioco, con l’obiettivo di contribuire a un dibattito pubblico più consapevole e costruttivo. L’obiettivo dell’evento è stato proprio quello di promuovere un cambio culturale che porti a un modo di intendere il gioco più consapevole, sostenibile e orientato alla tutela delle persone.
L’evento si è sviluppato su tre direttrici principali: promuovere un nuovo approccio culturale al gioco, più consapevole, sostenibile e orientato al benessere delle persone; comprendere a fondo il cambiamento attraverso la ricerca di Ipsos, che fotografa la percezione del gioco e della tutela in Italia e mette a confronto le visioni dei diversi stakeholder; favorire un dialogo aperto tra istituzioni, esperti e operatori, con l’obiettivo di condividere esperienze, punti di vista e strategie comuni per rafforzare la protezione dei giocatori. Tra i relatori, Nando Pagnoncelli, Matteo Caroli, Giovanni Emilio Maggi, Ilenia Malavasi, Stefania Colombo, Stefano De Vita, Francesco Rodano, Mario Lollobrigida e Alessandro Cattaneo.
Durante la mattinata è stata presentata la nuova ricerca realizzata da Ipsos per Fondazione Fair, intitolata “Osservatorio sul Gioco Responsabile”, nasce con l’obiettivo di analizzare in profondità come viene percepito il gioco e la tutela dei giocatori in Italia, mettendo a confronto le visioni dei principali attori del settore. L’indagine si basa su interviste qualitative e analisi approfondite condotte tra policy maker, associazioni del Terzo Settore, concessionari, esperti e accademici.
Nel presentare la ricerca, Pagnoncelli ha innanzitutto richiamato gli aspetti metodologici che ne stanno alla base: una doppia indagine condotta coinvolgendo due categorie di soggetti – da un lato gli stakeholder istituzionali, dall’altro gli operatori del settore – con l’obiettivo di mettere a confronto opinioni, giudizi e atteggiamenti tra gruppi che vivono il gioco pubblico da prospettive profondamente diverse.
La prima parte dello studio si è concentrata su esponenti del terzo settore, del mondo cattolico, delle associazioni dei consumatori, policy maker, accademici ed esperti del comparto, oltre ai concessionari. Sono stati realizzati sessanta colloqui in profondità, vere e proprie interviste semistrutturate, con l’intento di raccogliere valutazioni sull’andamento e sulle prospettive del settore, di individuarne gli aspetti problematici, di riflettere sulle forme scorrette di gioco e di immaginare possibili soluzioni e interventi per il futuro.
Accanto a questa analisi qualitativa, Ipsos ha interpellato un campione di operatori, in gran parte titolari o gestori di punti vendita attivi da oltre dieci anni e presenti in sala quasi tutti i giorni della settimana. Un osservatorio privilegiato, spiega Pagnoncelli, perché consente di scattare una fotografia interna del comparto, restituendo sia la percezione delle evoluzioni in atto sia il vissuto quotidiano di un’attività regolata da decisioni spesso prese da altri, ma con ricadute dirette sul loro lavoro.
Dall’analisi emerge un quadro molto articolato. Tra i soggetti istituzionali si delinea un continuum che va dagli interlocutori più critici, che guardano al settore con diffidenza e si concentrano sulle problematiche legate all’eccesso di gioco, fino agli “aperti”, che riconoscono gli sforzi positivi degli operatori e ritengono possibile un miglioramento grazie all’intervento regolatorio. In mezzo si colloca una fascia di giudizi più equilibrati, consapevoli tanto dei progressi quanto delle criticità, ma convinti della necessità di interventi sistemici e coordinati.
Gli operatori, dal canto loro, offrono una lettura più complessa e meno polarizzata: descrivono un settore in costante ricerca di equilibrio tra le esigenze di business e la dimensione etica del proprio ruolo e mostrano preoccupazione per la dipendenza da decisioni esterne che possono incidere profondamente sulla loro operatività.
Pagnoncelli evidenzia come gli stakeholder istituzionali associno al gioco, oggi più che in passato, parole come “dipendenza”, “denaro”, “azzardo” e “disagio”, mentre dieci anni fa erano più presenti i concetti di “divertimento” e “passatempo”. Segno che gli elementi critici si sono mantenuti nel tempo, mentre si è affievolita la percezione della componente ludica. L’80% degli interlocutori istituzionali ritiene infatti che il settore sia peggiorato, attribuendo questo giudizio alla forte espansione del gioco online, percepita come fattore che riduce la socialità e aumenta i rischi per i soggetti più vulnerabili, al cambiamento nel profilo del giocatore – considerato oggi più giovane – e alla crescente compulsività dell’offerta. Gli operatori forniscono invece risposte più bilanciate: una maggioranza relativa ritiene che il settore sia rimasto sostanzialmente stabile negli ultimi dieci anni, mentre si dividono in parti uguali tra ottimisti e pessimisti sul futuro.
Sul piano prospettico, gli istituzionali appaiono in prevalenza pessimisti, preoccupati soprattutto dall’ulteriore espansione del gioco online, dal rischio di dipendenza per i più fragili e dai costi sociali e sanitari associati. Gli operatori, pur meno negativi, mostrano comunque un orientamento prudente. Le sfide ritenute più rilevanti appaiono diverse nei due gruppi: gli istituzionali enfatizzano prevenzione, tutela dei minori e regolamentazione; gli operatori indicano come priorità il contrasto al gioco illegale, seguito da prevenzione e tutela dei minori, attribuendo inoltre grande importanza alla reputazione del settore e al dialogo con le istituzioni.
Il concetto di gioco responsabile, sebbene conosciuto, suscita scetticismo soprattutto tra gli stakeholder istituzionali: il 71% ritiene che sia poco o per nulla applicabile, mentre tra gli operatori le opinioni sono più polarizzate tra fiducia e scarsa applicabilità. Le principali difficoltà individuate riguardano il contatto diretto con il giocatore e la possibilità di incidere sui suoi comportamenti.
Pagnoncelli conclude ricordando che, per rendere efficace un approccio realmente responsabile, istituzioni e operatori individuano priorità diverse, che spaziano dagli strumenti di prevenzione alla limitazione dell’offerta, dalla diffusione di una cultura del gioco sano alla trasparenza nella comunicazione. Anche la normativa del decreto 41 del 2024, che interviene sul riordino dell’online, risulta conosciuta solo in parte e valutata con una certa prudenza quanto alla sua efficacia.
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