29 gennaio 2020
ore 01:26
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Firenze e distanze dai luoghi sensibili: sala giochi ricorre al Tar contro il no della Questura

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Firenze e distanze dai luoghi sensibili: sala giochi ricorre al Tar contro il no della Questura

Slot non autorizzate perché il locale è troppo vicino ad una scuola. Accade a Cerreto Guidi e la vicenda finisce in tribunale, con tanto di ricorso al Tar contro i ministeri dell’Interno e dell’Istruzione, la questura di Firenze, l’Unione dei Comuni, il Comune di Cerreto e l’istituto comprensivo comunale.

A scegliere la carta del tribunale, dopo il rifiuto da parte della questura di poter attivare le slot machine, è stato il locale Timeout, che si trova nella frazione di Bassa del comune di Cerreto.

E adesso l’Unione dei Comuni ha dato mandato al presidente di costituirsi in giudizio per opporsi.

Il locale che offre servizio di ristorante, pizzeria e bar, infatti, aveva presentato la richiesta di poter installare gli apparecchi Vlt per il gioco in base all’articolo 88 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, che prevede che la licenza per l’esercizio delle scommesse può essere concessa esclusivamente a soggetti concessionari o autorizzati da parte di ministeri o altri enti e nella fattispecie la questura di Firenze.

L’obbligo di chiedere l’autorizzazione dal 2015 è esteso anche a quei locali che già avessero in funzione degli apparecchi, ma che abbiano effettuato un cambio del gestore o concessionario delle macchine. In questo caso, infatti, il contratto equivale ad una nuova installazione dal momento che viene effettuato un nuovo collegamento delle macchine da gioco alla rete telematica dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli.

Ma quella che solitamente può essere considerata una semplice procedura burocratica questa volta si è trasformata in una battaglia legale che si giocherà di fronte al tribunale amministrativo regionale. Il perché risiede in un’altra legge e in particolare in quella regionale per il contrasto al gioco d’azzardo, che è stata approvata alla fine di gennaio dello scorso anno. Questa norma, che modifica in alcuni aspetti la precedente disciplina risalente al 2013, richiama espressamente alcune sentente della Corte costituzionale che legittimano le misure regionali di contrasto al disturbo da gioco d’azzardo anche attraverso l’imposizione di distanze minime dai cosiddetti luoghi sensibili.

Questi ultimi sono identificati in luoghi di culto, sedi operative dei centri socio-ricreativi e sportivi, strutture residenziali o semiresidenziali che operano in ambito sanitario o socio-assisteniale, istituti di credito e sportelli bancomat, esercizi di compravendita di oggetti preziosi e oro. E in ultima istanza gli istituti scolastici di qualsiasi ordine e grado.

La distanza minima è di 500 metri. Una distanza che, in base ai controlli effettuati dall’unità operativa complessa della polizia municipale, non viene rispettata dal locale. Tanto da far scattare il rifiuto della richiesta di autorizzazione da parte della questura. Così i gestori hanno deciso, alla fine di ottobre scorso, di presentare ricorso contro questa decisione. E adesso sarà il tribunale amministrativo a dover dare una risposta su una questione che interessa molti altri locali dell’Empolese Valdelsa.

 

PressGiochi

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