20 Gennaio 2021 - 05:25

Fipe: “Bene riordino su materia dei giochi”

“Riguardo all’art 194 sul Cashback è uno spunto positivo, ma nel periodo di crisi vanno tolte le commissioni per i pagamenti almeno sotto i 15 euro se si vuole rendere

25 Novembre 2020

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“Riguardo all’art 194 sul Cashback è uno spunto positivo, ma nel periodo di crisi vanno tolte le commissioni per i pagamenti almeno sotto i 15 euro se si vuole rendere efficace questa misura. Bene l’art.205 sul riordino sulla materia dei giochi, meno bene l’art 207: il quantum dei fondi previsti è importante ma insufficiente e inadeguato per sostenere lo stato di bisogno delle imprese”.

Ad affermarlo presso le commissioni Bilancio riunite per le audizioni alla legge di Bilancio, il rappresentante della Federazione Italiana Pubblici Esercizi FIPE che ha affermato: “L’associazione da me rappresentata, comprende i settori della ristorazione collettiva, del catering, le discoteche, gli stabilimenti balneari, l’industria del bingo e dei giochi. Il settore è devastato e la situazione è realmente drammatica, si stima infatti una perdita di 33 mld di euro, circa il 35% del fatturato; a rischio sono 60mila imprese e 300mila posti di lavoro”.

La Fipe ha condiviso allora qualche veloce indicazione sulla legge di Bilancio: bene l’occupazione giovanile e femminile, ma l’art. 4 e 5 rischiano di comportare il paradosso di un utilizzo di queste norme solo per le imprese che non hanno subito problemi dalla pandemia, vanno invece inserite deroghe per chi ha concretamente perso fatturato. Bene l’art. 17 sul Fondo occupazione femminile, ma attenzione alla componente femminile del settore dell’accoglienza. Quanto al titolo V su liquidità e ricapitalizzazione, è doveroso essere trasparenti e consapevoli di una distanza fra gli impegni del legislatore riguardo le garanzie SACE e la realtà: lo scarto è molto alto. Le banche indicano il settore 54 Ateco, Ristorazione e intrattenimento, come non affidabile e chiedono garanzie aggiuntive e questo non è sostenibile, serve un intervento aggiuntivo anche con CDP e una durata diversa del finanziamento, che sia a 15 – 20 anni con un ammortamento di 36 mesi: è necessario infatti spalmare quest’anno orribile su un tempo congruo e su di un piano di rientro. Bene l’art. 41 sulle moratorie straordinarie ma attenzione perché ristorazione, somministrazione e intrattenimento per alcune regioni non sono nel settore turistico. Bene l’art. 47 e 57 sul lavoro, ma attenzione perché non bisogna neutralizzare le integrazioni salariali precedentemente richieste, deve essere possibile ottenere l’esonero contributivo anche se si è acceduto agli ammortizzatori sociali. Il rischio infatti è di ingessare le imprese e che poi salterebbero e a quel punto non ci sarebbe più lavoro. Quanto all’art. 184 sul piano Nazionale, è doverosa la considerazione delle attività dei servizi, del commercio e dell’intrattenimento, si auspica che ci sia il coinvolgimento dei corpi intermedi. Riguardo all’art 194 sul Cashback è uno spunto positivo, ma nel periodo di crisi vanno tolte le commissioni per i pagamenti almeno sotto i 15 euro se si vuole rendere efficace questa misura. Bene l’art.205 sul riordino sulla materia dei giochi, meno bene l’art 207: il quantum dei fondi previsti è importante ma insufficiente e inadeguato per sostenere lo stato di bisogno delle imprese. E’ necessario invece fare “Whatever it takes” per salvare gli esercenti, i ristori ad oggi, infatti, non sono arrivati. Si è consapevoli del vincolo di bilancio che grava sul paese, allora servono interventi strutturali sui costi operativi delle imprese: quanto ai canoni di locazione ad esempio, si assume la responsabilità di dire che gli operatori non hanno i soldi per pagare gli affitti. O si riempiono i tribunali di contenziosi, cosa che sta già accadendo, o si trovano delle normative di rinegoziazione in costanza di stato di crisi fra locatori e locatari. Possono essere interessanti ad esempio delle formule di cedolare secca a favore di proprietà immobiliari anche rappresentate persona giuridica: un’ipotesi potrebbe essere che “chi riduce l’affitto del 30% ha diritto a una cedolare secca del 10%”.

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