25 Settembre 2020 - 18:15

Fico (Comm. Vigilanza Rai): “Il servizio pubblico non può ospitare la pubblicità dell’azzardo”

“Abbiamo presentato un contratto di servizio per la Rai innovativo, perché abbiamo fortemente voluto e inserito una norma che vietasse, nelle trasmissioni della televisione pubblica, qualsiasi pubblicità dell’azzardo. Purtroppo, la

17 Luglio 2015

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“Abbiamo presentato un contratto di servizio per la Rai innovativo, perché abbiamo fortemente voluto e inserito una norma che vietasse, nelle trasmissioni della televisione pubblica, qualsiasi pubblicità dell’azzardo. Purtroppo, la norma non è operativa perché il contratto di servizio della Rai non è ancora stato firmato. Stiamo però facendo di tutto affinché questa normativa venga comunque applicata”. Dichiara così Roberto Fico presidente della Commissione di vigilanza della Rai in una intervista rilasciata a Vita.it.

 

Baruffi (Pd): “Contro il gioco interveniamo intanto vietando la pubblicità”

 

“La televisione pubblica deve concorrere alla crescita culturale degli italiani, non certo alla loro rovina. Il Paese – spiega Fico – si trova in una situazione critica, forse persino drammatica sul versante dei danni sociali prodotti dall’azzardo. La televisione pubblica non può contribuire ad alimentare questi danni che sfociano anche in malattie come il gioco d’azzardo patologico o azzardopatia. È fuor di dubbio che qui non sia una questione unicamente di “vizio” o di “patologia”. O meglio; è anche una questione di patologia, ma è soprattutto una questione culturale. La Rai ha una funzione e gli italiani pagano un canone per questo, lo pagano per avere un servizio. Il servizio pubblico deve aiutare i cittadini a capire e li deve tutelare da ciò che li rende schiavi e li induce a distruggersi. Quando parliamo di azzardo parliamo di questo ed è la ragione per cui abbiamo insistito molto per far togliere la pubblicità dell’azzardo dai canali della Rai. E non ci fermeremo.

Da un lato, abbiamo un problema culturale. Dall’altro, un problema materiale. I poteri che si muovono, attorno a questo business, sono grandi. Non tanto all’interno del contratto di servizio, ma a margine, soprattutto in Parlamento. Abbiamo visto che si sono mossi al Senato, dove sono state informate prima le “case del gioco”, chiamiamole così, e solo dopo i senatori. Prima vengono informate le multinazionali e poi i senatori che dovrebbero elaborare o votare il testo di legge. E questo va contro ogni logica”.

PressGiochi