02 luglio 2020
ore 14:02
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Ferrara. Callegarini (Confesercenti): “La legge regionale sul gioco non conta i gravi danni all’occupazione”

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Ferrara. Callegarini (Confesercenti): “La legge regionale sul gioco non conta i gravi danni all’occupazione”

L’efficacia della legge regionale anti-slot, se applicata ad una realtà come Ferrara, è certificata dai primi calcoli dei preoccupatissimi esercenti, che si sono visti presentare ieri mattina la mappa dei luoghi sensibili dai quali tenere a distanza di almeno 500 metri le slot machine e hanno reagito molto negativamente durante l’incontro tenuto con il comune di Ferrara al quale erano presenti gli assessori Chiara Sapigni e Roberto Serra.  Per gli esercenti, erano presenti le associazioni di esercenti e tabaccai (Confesercenti, Ascom, Cna, Confartigianato, responsabili delle sale Bingo e derivati).

 

«Direi che così non si salva nessuno in centro storico, ma anche in periferia e nei paesi bar e tabaccherie dovranno staccare le slot. Sarà questo il risultato di una legge scritta con i piedi – è Luca Callegarini, rappresentante di Confesercenti, a parlare – perché non tiene conto né degli investimenti fatti dagli imprenditori, anche centinaia di migliaia di euro per una sala better, né dell’occupazione. Secondo i nostri conteggi, perderemo un centinaio di posti di lavoro, visto che chi perderà qualche centinaia di euro al mese con i quali si pagano mutuo o affitto, non potrà tutelarli. Senza contare che in Veneto la legge non c’è, e a Occhiobello stanno già sorgendo nuove sale gioco, che sono passate da una a sei nell’ultimo anno».

 

Il fronte degli esercenti non è compatto, l’Arci ad esempio, presente all’incontro assieme a Acli, Assotabaccai e gestori di sale gioco, disincentiva «almeno da otto anni le slot, anche se questo ci è costata la mancata affiliazione di circoli e comunque restano ancora macchinette collegate – dice Paolo Marcolini, presidente Arci -. Questa legge è uno strumento in più, è chiaro che dovrà essere governata, con misure di accompagnamento per le realtà dei piccoli paesi che si troveranno in difficoltà senza questi introiti».

 

Dall’altra parte del tavolo l’assessore Chiara Sapigni che ha tenuto il punto, «ci faremo carico in qualche maniera del problema occupazionale ma non può essere questo il motivo per non andare avanti nella lotta alle ludopatie. Vanno a giocare in Veneto, a qualche centinaia di metri da qui? Questo è l’assurdo di una legislazione non omogenea, più che chiedere modifiche alle misure regionali bisogna invocare una legge nazionale valida per tutti».

Per quanto riguarda le misure di accompagnamento, Sapigni esclude «incentivi diretti a chi esce dalle slot, anche perché per anni hanno già avuto introiti aggiuntivi rispetto agli altri.

Ribadisco che studieremo misure a livello comunali, indipendenti dai bandi regionali, per premiare chi fa attività e animazione nelle piccole comunità».

Gli esercenti vogliono invece «tagli alla Tari o all’imposta della pubblicità».

 

La falcidia si preannuncia pesante, visti i numeri ufficializzati dall’amministrazione comunale. I luoghi sensibili censiti sono 420, che interferiscono nella quasi totalità con i 205 esercizi commerciali, tabaccherie e circoli ricreativi che ospitano, assieme alle 21 sale giochi, i 723 impianti singoli (slot e videolottery) allacciati in territorio comunale. Palazzo Municipale tuttavia resta prudente sulle stime, attendendo l’esito dell’autocertificazione. L’assessore poi liquida il rischio-Totem, i terminali collegabili a siti di gioco on line che vengono proposti altrove in alternativa alle slot, e gioco illecito, «noi stiamo dalla parte della legalità».

 

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