19 Settembre 2020 - 14:02

FeDerSed: “Secondo una ricerca australiana il GAP è meno stigmatizzato dell’alcool”

Scandiano (RE). Iori (Conagga) all’incontro: “Gioco d’azzardo, come quando e perché?” Catanzaro. Concluso il convegno: “GAP dalla Neurobiologia Sperimentale alla Clinica” FeDerSed (Federazione Italiana degli Operatori dei Dipartimenti e dei

10 Novembre 2016

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Scandiano (RE). Iori (Conagga) all’incontro: “Gioco d’azzardo, come quando e perché?”

Catanzaro. Concluso il convegno: “GAP dalla Neurobiologia Sperimentale alla Clinica”

FeDerSed (Federazione Italiana degli Operatori dei Dipartimenti e dei Servizi delle Dipendenze) ha riportato una interessante ricerca australiana sulla stigmatizzazione delle dipendenze ed in particolare sulla percezione del gioco d’azzardo.

“Spesso al gioco d’azzardo problematico si accompagna un processo di stigmatizzazione, tale da determinare effetti deleteri sulla salute mentale delle persone interessate e sulla loro decisione di intraprendere o meno un percorso di cura- ha commentato l’associazione- Una recente ricerca, condotta su un campione di circa duemila australiani e pubblicata dal Journal of Gambling Studies- si è proposta di esaminare la percezione che l’opinione pubblica ha del gioco problematico rispetto ad altri problemi di salute e di comprendere se e come tale percezione sia associata alla stigmatizzazione dei gamblers.
“Secondo la generalità dei partecipanti all’inchiesta il gioco problematico è causato soprattutto da eventi di vita stressanti e- continua FeDerSed- benché lo si riconosca come patologia distruttiva, gli intervistati ritengono vi siano buone possibilità di recupero per gli individui coinvolti. Nel complesso, il gioco problematico risulta meno oggetto di stigma sociale di altre forme di dipendenza (ad esempio, alcol) e di malattie mentali come la schizofrenia. Lo studio entra poi nel merito delle variabili associate a una maggiore stigmatizzazione dei giocatori eccessivi. In particolare, fattori predittivi dello stigma verso il gioco problematico sono la percezione che all’origine vi siano aspetti caratteriali negativi, che i giocatori siano soggetti in qualche modo pericolosi e che il loro recupero sia molto difficile. Inoltre, si tende a negare che i comportamenti di gioco disfunzionale possano essere associati a familiarità ed ereditarietà genetica o a squilibri chimici a livello cerebrale”.
“Le evidenze emerse dallo studio (Hing et al. 2016) possono indubbiamente contribuire a comprendere e ridurre i processi di stigma che circondano il gioco problematico- concludono- confutando le percezioni inaccurate secondo cui esso sia determinato da ‘un cattivo carattere’, che le persone interessate tendano a essere più violente rispetto ai non giocatori o ai giocatori sociali e che non siano in grado di affrontare e risolvere le proprie difficoltà psicologiche, economiche e relazionali legate all’azzardo”.

 

PressGiochi