09 luglio 2020
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Fabio Segati (As.Tro) a PressGiochi: “Noi gestori siamo diventati invisibili”

Lo “storico” imprenditore alessandrino con attività anche in Liguria passando sotto le forche caudine del governo, della regione e da ultimo delle banche, si trova ormai con le spalle al muro. “Siamo in preda al più clamoroso dei paradossi - afferma Fabio Segati -. Lavoriamo per lo Stato, ripettiamo tutte le leggi, ci diamo da fare per mantenere il gioco “pulito”, eppure siamo considerati “non etici” per il solo fatto che gestiamo macchine da gioco. In pratica, è come se non esistessimo come soggetti economici.” La questione è sorta qualche tempo fa quando la Seven Cora, che è parte del Gruppo Codere, chiese alla propria banca un prestito di 25mila euro per affrontare le spese che ha comunque dovuto sopportare durante il lockdown. “L’istituto – spiega Segati – non ha fatto problemi nell’accogliere la nostra domanda, ma poi, una volta che questa è stata trasmessa a Mediocredito è stata bocciata. La motivazione? Perché non siamo etici!”....
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Fabio Segati (As.Tro) a PressGiochi: “Noi gestori siamo diventati invisibili”

Lo “storico” imprenditore alessandrino con attività anche in Liguria passando sotto le forche caudine del governo, della regione e da ultimo delle banche, si trova ormai con le spalle al muro. “Siamo in preda al più clamoroso dei paradossi – afferma Fabio Segati -. Lavoriamo per lo Stato, ripettiamo tutte le leggi, ci diamo da fare per mantenere il gioco “pulito”, eppure siamo considerati “non etici” per il solo fatto che gestiamo macchine da gioco. In pratica, è come se non esistessimo come soggetti economici.”

 

La questione è sorta qualche tempo fa quando la Seven Cora, che è parte del  Gruppo Codere, chiese alla propria banca un prestito di 25mila euro per affrontare le spese che ha comunque dovuto sopportare durante il lockdown. “L’istituto – spiega Segati – non ha fatto problemi nell’accogliere la nostra domanda, ma poi, una volta che questa è stata trasmessa a Mediocredito è stata bocciata. La motivazione? Perché non siamo etici!”.

 

Ma questo è solo l’ultimo dei soprusi che l’azienda piemontese ha dovuto sopportare in tempi più o meno recenti. “La Regione Piemonte ha dato a tutte le attività imprenditoriali, un contributo di 2.500 euro, includendovi persino i tatuatori. Ebbene, ai gestori di sale giochi sono stati dati solo 1.000 euro e soltanto a chi avesse esclusivamente apparecchi da intrattenimento. Ovviamente, non è una questione di soldi. Il fatto inaccettabile è la discriminazione di fondo che dobbiamo subire, nonostante siamo tra i primi e più puntuali contribuenti e, con le nostre aziende, diamo lavoro a centinaia di persone sul territorio”.

Altra “stranezza” delle norme emanate in tempi di Covid 19 è che, mentre per i dipendenti delle sale giochi l’azienda ha potuto chiedere la cassa integrazione, per gli altri si è dovuta affidare al FIS (fondo di integrazione salariale): “E’ un meccanismo che ci costringe ad anticipare di tasca nostra i pagamenti dei salari, più un contributo addizionale del 4%, e capirete facilmente quanto è difficile farlo senza aver incassato nulla per oltre tre mesi!”.

 

Lo scenario non si è schiarito nemmeno ora, visto che le sale hanno riaperto il 16 giugno in Piemonte e il 19 in Liguria. “Stiamo lavorando solo per 16 ore rispetto alle 40 settimanali previste, con la paura costante che dai tantissimi controlli anti-Covid che stiamo subendo emerga una piccola mancanza, magari a causa di una semplice distrazione, che dia luogo a sanzioni pesantissime.”

 

Pesanti e anche insostenibili economicamente, considerando che la Seven Cora ha previsto un crollo degli incassi del 60% nelle sue 15 sale.

 

“Delusi come adesso non lo siamo mai stati – aggiunge Fabio Segati -. Capisco che questo è un settore delicato, ma se deve essere bersagliato in questo modo allora è meglio chiuderlo una volta per tutte. Il problema ormai non è più la ludopatia, l’infiltrazione della criminalità o quant’altro, ma la volontà del governo di portarci alla disperazione, costringendoci a licenziare persone con cui lavoriamo a stretto contatto di gomito da anni e infine a chiudere.”

 

C’è poi in ballo la questione della Legge Regionale. “Noi non chiediamo altro che sanare una porcheria anticostituzionale fatta in precedenza dalla Giunta Chiamparino, che tra l’altro, non riconoscendoci come categoria, non ci ha convocati ai tavoli istituiti a suo tempo per discutere sulla legge. Non esiste al mondo che la norma sulle distanze debba essere applicata in maniera retroattiva, facendo saltare milioni di euro di investimenti. Adesso, nella bagarre politica e mediatica che si è scatenata non sappiamo proprio come andrà a finire. Di certo c’è soltanto che solo noi come azienda abbiamo perso 500 macchine in Piemonte e non le recupereremo mai più. E tutto questo in nome di che cosa, della lotta alla ludopatia? Bene, chi governa, scrive sui giornali o va in giro a fare i corsi per gli operatori dovrebbe sapere che il giocatore assiduo troverà sempre un modo per giocare e se non vuole guarire al Sert non ci andrà mai.”

 

 

 

PressGiochi

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