23 Settembre 2020 - 15:32

Entrate dei giochi alla Sardegna: un’esperienza apripista per il gioco lecito

Tanti comuni della Sardegna si comportano esattamente come le altre municipalità “no slot” disseminate sul Territorio, e lo stesso Consiglio Regionale ha affrontato il tema del gioco con un approccio

19 Maggio 2016

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Tanti comuni della Sardegna si comportano esattamente come le altre municipalità “no slot” disseminate sul Territorio, e lo stesso Consiglio Regionale ha affrontato il tema del gioco con un approccio non dissimile da quello di altre assemblee locali.

 

Un “bel giorno”, però, si scopre – spiega Emanuela Guzzo  di Astro – che senza il gioco lecito la Regione non potrà vedersi accordato il “cospicuo” riversamento di risorse erariali che il proprio Statuto Autonomo prevede con il benestare dello Stato Centrale. Il Consiglio dei Ministri ha infatti recentissimamente approvato un decreto legislativo proprio volto all’attuazione della norma dello Statuto speciale (l’art. 8), in materia di determinazione ed attribuzione delle quote di entrate erariali. Il provvedimento dispone che sia devoluta a detta Regione “la raccolta di tutti i giochi con vincita in denaro sia di natura tributaria sia di natura non tributaria in quanto costituite da utile erariale”.

L’articolo 8, lettera m), dello Statuto, già modificato dalla legge finanziaria n. 296/2006, per il 2007, la cui attuazione era rimasta in sospeso dal 2010 fino all’anno scorso (quando a gennaio sono iniziati i primi versamenti), prevede che le entrate della regione siano costituite “dai sette decimi di tutte le entrate erariali, dirette o indirette, comunque denominate (…)”; la “peculiarità” del decreto ministeriale, emesso in questi giorni, risiede nel fatto che, tra le diverse voci riguardanti le entrate dall’erario, quella che rappresenta la parte più cospicua, in termini di moneta, è quella riferita proprio al “gioco legale”, tra l’altro, in tutte le sue tipologie, slot machines, lotto, lotterie nazionali, Gratta&Vinci, ecc…

In parole semplici, con questo intervento del Consiglio dei Ministri, una notevole parte di quanto il fisco incassa dal gioco legale verrà fatto confluire nelle casse della regione Sardegna.

C’è incoerenza? Laddove il gioco lecito viene su tutti i fronti avversato, per poi tornar comodo quando deve essere utilizzato come “bancomat” per sanare arretrati, una discrepanza si “avverte”.

 

A onor del vero, la Sardegna è ancora una delle poche regioni a non avere una propria legge avente ad oggetto specifico l’espulsione/l’eliminazione degli apparecchi da gioco lecito, nonostante vi sia una proposta di legge di tale contenuto in stand by (risalente al giugno 2014) e il costante appoggio “politico” all’interventismo dei “Sindaci no slot”, sopra richiamati.

Le dichiarazioni di entusiasmo, relativamente al contenuto del decreto Governativo, non lasciano tuttavia dubbi sulla “piena approvazione del Presidente della Regione, Francesco Pigliaru, sul “merito della soluzione”: “(…) son felice di poter chiudere da presidente una partita che il governo di centrosinistra ha avviato 10 anni fa. E’ un risultato straordinario (…). Portiamo a casa regole certe, condivise e che ristabiliscono quanto dovuto alla Sardegna (…).” (cfr. “Consiglio dei Ministri, alla Regione Sardegna le entrate erariali dei giochi-parte seconda”, Agipronews del 17-05-2016).

Una “questione complessa, – conclude Guzzo – si è improvvisamente risolta”, nel senso che il gioco non è più il problema del Territorio, ma la soluzione ai problemi del Territorio. A stupire, forse, la velocità di “assimilazione” di detta conversione, in virtù della quale tutto il “know how” della politica di prossimità è stato prontamente “rottamato”, a fronte di 900 milioni di euro.

 

PressGiochi