11 Settembre 2026 - 09:35

Emilio Fede e quell’azzardo rinnegato “a metà”

Tipico personaggio dalla stoffa berlusconiana, Emilio Fede è stato noto anche per la sua passione per gioco d’azzardo. Più leggendaria che reale, a ben vedere, perché ormai da tanti anni

03 Settembre 2025

Tipico personaggio dalla stoffa berlusconiana, Emilio Fede è stato noto anche per la sua passione per gioco d’azzardo. Più leggendaria che reale, a ben vedere, perché ormai da tanti anni aveva abbandonato i tavoli verdi, non si sa bene per quale motivo, lasciandosi alle spalle celebri vittorie – come quelle di San Remo e Montecarlo – ma anche tante pesanti sconfitte. Come tutti i grandi giocatori, del resto. A conclusione di questa particolare fase della sua lunga e controversa vita scrisse un libro, intitolato “Privè. La vita è un gioco”, che non è passato come caposaldo della letteratura di settore perché il suo obiettivo è stato soprattutto quello di fare gossip, parlando dei personaggi famosi che incontrava ai casinò, come Ljuba Rizzoli, Katia Ricciarelli e Albino Buticchi; i «carissimi nemici» come Enrico Mentana, Lamberto Sposini e Alessandro Cecchi Paone; e i protagonisti di altri privé italiani, come Massimo D’Alema e Silvio Berlusconi, il senatore Di Pietro e l’avvocato Agnelli.

Fede era certamente un personaggio disincantato, esagerato nel cercare il piacere nella vita privata, onesto nella introspezione ma decisamente insolente. Di certo, le sue possibilità di strappare il “passi” si sono ridotte anche a causa del fatto di aver paragonato, nel suo libro, il Paradiso al gioco d’azzardo. Di fatto, per lui, l’aldilà è solo un luogo di libertà, dove ci si può (più che si deve) confessare, liberandosi da tutte le remore e da tutti i segreti, e mettere in mezzo un po’ di gente, “peccatori” come lui.

Per quanto riguarda il gioco, ha ammesso che dietro a pochi accecanti successi, si nascondono insuccessi clamorosi, che vanno a incidere pure sulle amicizie e sulla reputazione. Ma non chiamiamola lezione di vita, per carità. La sua non è mai stata vera e propria compulsione, in quanto controllata, nel senso che non ha mai inciso sul suo lavoro e sugli affetti, e nemmeno sulle sue finanze. E grazie a ciò non ha toccato il fondo come Pupo e Baldini, anzi, ha avuto la forza di smettere quando ha deciso di farlo.

Nei casinò lo ricordano tutti con affetto, soprattutto a Campione d’Italia dove lui si era offerto di dare una mano al casino in crisi, poi costretto a chiudere i battenti. Noi lo salutiamo invidiandogli un po’ la sua bella vita e prendendolo come esempio di giocatore comunque razionale, che non fa del male a nessuno.

 

PressGiochi

Fonte immagine: https://mediasetinfinity.mediaset.it