10 Luglio 2026 - 17:00

Emilie Jirsch: “A iGB L!VE parlerò dell’opposto dell’IA: l’importanza della connessione umana e della community”

Emilie Jirsch è Chief Marketing Officer di Dabble, dove guida le strategie di brand e marketing in Australia, Stati Uniti e Regno Unito. Con oltre 16 anni di esperienza all’intersezione

29 Giugno 2026

Emilie Jirsch è Chief Marketing Officer di Dabble, dove guida le strategie di brand e marketing in Australia, Stati Uniti e Regno Unito. Con oltre 16 anni di esperienza all’intersezione tra sport, intrattenimento e scommesse, ha contribuito alla crescita di brand come Stan Sport, Rugby Australia, Sportsbet e William Hill. Il suo obiettivo è creare esperienze culturalmente rilevanti che generino conversazione, coinvolgimento e FOMO (Fear of Missing Out).

In vista del suo intervento a iGB Trends, “The Human Connection: How Dabble Built a Betting Community in the Digital-First Age” (1° luglio, 12:10-12:30), racconta le sfide e le opportunità di trasformare il betting da una semplice transazione a una forma di intrattenimento, costruendo quella che definisce una vera connessione umana.

In che misura e in che modo l’intelligenza artificiale sta trasformando il settore?

Nel settore delle scommesse, gran parte di ciò che offriamo è ormai standardizzato: tutti propongono mercati sugli eventi sportivi e i veri elementi distintivi sono il prodotto, il brand e, in parte, le promozioni. Stiamo entrando in un’epoca in cui non serviranno più dodici mesi per replicare la nuova funzionalità di un concorrente: potrebbero bastare due settimane. Questo significa che tutti gli operatori finiranno per offrire gli stessi prodotti, perdendo così uno dei loro principali vantaggi competitivi. Per questo motivo il brand diventerà più importante che mai: sarà l’unico vero elemento di differenziazione, capace di creare una connessione autentica con le persone.

Quali sono le altre principali tendenze che stanno plasmando il settore?

Stanno cambiando le motivazioni che spingono le nuove generazioni a scommettere. Per tutti gli utenti sopra i 30 anni, la ragione principale è sempre stata il guadagno economico, ovvero vincere denaro. Per la prima volta, però, questo trend si è invertito: la Generazione Z indica come motivazione principale il divertimento e l’intrattenimento. Di conseguenza, il focus non è più soltanto sulla transazione o sulle quote, ma su come coinvolgere questa fascia di pubblico attraverso esperienze di intrattenimento. Questo sta spingendo gli operatori a ripensare sia la propria offerta di prodotto sia le strategie di marketing per attrarre i consumatori più giovani.

Quali saranno, secondo lei, i principali temi di discussione a iGB L!VE, sia in termini di opportunità sia di sfide per il business?

Naturalmente l’intelligenza artificiale sarà l’argomento più discusso, ma lascerò che siano gli altri a parlarne. Io mi concentrerò invece sull’opposto dell’IA: l’importanza della connessione umana e del senso di comunità. I mercati delle previsioni rappresentano oggi un’opportunità interessante, ma resta da capire per quanto tempo lo saranno. La sfida più grande continua però a essere la regolamentazione. Orientarsi tra normative sempre più complesse è diventato difficile e la redditività è messa sotto pressione dall’aumento dei costi di acquisizione dei clienti e da una fiscalità sempre più elevata. Questa situazione sta favorendo la crescita degli operatori offshore, che stanno conquistando quote di mercato a discapito dei concessionari autorizzati. Lo abbiamo già visto in Australia, dove dal prossimo anno entreranno in vigore norme molto più restrittive sulla pubblicità del gioco. In questo settore, insomma, non ci si annoia mai.

 

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