18 settembre 2019
ore 16:17
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Emilia Romagna: approvata più flessibilità e correttivi all’applicazione del distanziometro

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Emilia Romagna: approvata più flessibilità e correttivi all’applicazione del distanziometro

Niente ritiro del ‘distanziometro’, ovvero l’obbligo di chiusura delle sale e il divieto di installazione di congegni per il gioco lecito nel raggio di 500 metri dai luoghi sensibili. Ma l’apertura ad alcuni correttivi alla legge regionale di contrasto alle ludopatie. Due in particolare.

Da un lato, introdurre una ‘flessibilita” rispetto ai tempi di chi, per non chiudere i battenti, decide di spostare altrove la propria attivita’. Detta in altri termini, “non arriva il vigile un minuto dopo a multare perche’ non ci si e’ ancora spostati”. Dall’altro lato, prevedere una misura che dia agli imprenditori dell’azzardo lecito che decidono di traslocare la sicurezza di non fare un investimento inutile.

 

In sostanza, chi riapre la propria sala giochi in un altro luogo puo’ restare anche se in seguito allo spostamento viene aperta nelle vicinanze una nuova scuola o un nuovo ospedale. E, in questo caso, la ‘tolleranza temporale’ che da’ diritto a rimanere dove si e’ traslocato oscillerebbe tra cinque e dieci anni. Di questi correttivi hanno discusso ieri Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucus-Uil con il direttore generale dell’assessorato alla Sanita’, Licia Petropulacos, dopo il presidio di protesta di venerdi’ scorso in Prefettura per denunciare come i provvimenti regionali (il ‘distanziometro’ in primis di cui si chiedeva il ritiro) ‘condannano’ alla perdita di lavoro migliaia di persone in Emilia-Romagna. “E’ stato un primo incontro interlocutorio- racconta alla ‘Dire’ Stefano Biosa (Filcams)- utile a chiarire alcune questioni come la discrezionalita’ degli enti locali nell’applicazione delle norme” anti-ludopatia e soprattutto “che non c’e’ una spada di Damocle al 31 dicembre”. Il timore era infatti di vedere una ‘corsa’ a chiudere o spostarsi lasciando a casa tanti lavoratori.

 

Ogni singolo esercente che ha a che fare con il gioco d’azzardo deve prima ricevere dal Comune una ‘notifica’ che lo informa dell’obbligo di andare altrove se vuole continuare la sua attivita’. Ci vuole questo atto, “non c’e’ alcun automatismo- sottolinea Biosa- e noi non vogliamo che dietro questi meccanismi qualche azienda trovi l’alibi per liberarsi del personale”. Da quando si riceve la comunicazione del Comune scattano sei mesi per dire se ci si vuole spostare o se si chiude l’attivita’. Chi opta per traslocare ha altri sei mesi per farlo. “E a Bologna non sono ancora partite comunicazioni”, segnala Biosa. Insomma niente ansia, niente corse a ‘smontare’ tutto. “L’incontro con la Regione e’ stato positivo anche per questo: abbiamo capito che c’e’ tempo e che c’e’ uno spirito non ideologico che consente di fare un percorso per tenere insieme la lotta alla ludopatia con la tutela occupazionale”, aggiunge il funzionario Filcams. Tant’e’ che ci sono appunto “correttivi a cui la Regione sta pensando”, come l’idea che la mappatura delle sale rispetto ai luoghi sensibili non sia in costante aggiornamento, costringendo le imprese a continue peregrinazioni. Il sindacato andra’ poi in pressing anche sugli enti locali, “perche’ hanno una discrezionalita’ nell’applicare le norme, e faremo presente che creano problemi occupazionali che poi si riversano anche su di loro”, spiega Biosa. Di pari passo andra’ la richiesta di un tavolo con l’assessorato regionale al Commercio, dato che le aziende del gioco hanno aperto lo stato di crisi. In piu’ il sindacato incalzera’ il Governo. “Lo Stato aumenta del 2% la tassa sulle aziende del gioco, che rischia di non riscuotere se chiudono. Ecco perche’ diciamo che serve anche un coordinamento nazionale su questo settore”, chiude Biosa.

 

PressGiochi

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