08 Agosto 2026 - 17:43

E-wallet, identità digitale, identificazione digitale. Di Francesco Crudo

Precedentemente ci siamo soffermati sulla caratteristica più tipicamente operativa di pagamento dello strumento in oggetto (e-wallet), ma come abbiamo avuto modo di vedere, è insito nel concetto stesso di wallet

31 Luglio 2026

Precedentemente ci siamo soffermati sulla caratteristica più tipicamente operativa di pagamento dello strumento in oggetto (e-wallet), ma come abbiamo avuto modo di vedere, è insito nel concetto stesso di wallet avere più funzionalità: una delle quali attiene all’identità digitale.

Perché passare nella nostra disamina da una funzionalità tipica di pagamento ad una di identità? Perché le due cose sono ormai indissolubilmente legate: ci troviamo in quell’era in cui identificazione digitale, identità digitale e pagamenti digitali son un unicum ed a tendere sarà sempre più coesa.

È infatti impossibile – scrive Francesco Crudo, esperto di aspetti normativi e regolatori di sistemi di pagamento e di gioco pubblico, sulle pagine di Pressgiochi MAG – proporre un pagamento senza che ci si sia identificati e per poter essere identificati bisogna possedere o creare una identità digitale.

E di identificazioni e di identità digitali ne esistono ormai di vari tipi: governative, non governative, private, pubbliche ma in realtà cosa ne conosce il lettore?

Il lettore conosce sicuramente una gran confusione nell’acquisizione e nell’adozione della propria identità digitale: SPID, IO, CIE per citare solamente quelle governative e pubbliche.

La domanda potrebbe sorgere spontanea: perché non averne una unica? Perché, e nel mondo del gioco il lettore che lo naviga lo sa bene, esistono dei cortocircuiti istituzionali che hanno favorito il proliferare di identità digitali non armonizzate. In questo dovrebbe venire incontro il cd. IT wallet che dovrebbe recepire tutte le identità digitali esistenti in un unico compendio ma anche qui in presenza di una norma comunitaria (Eidas 2.0) l’armonizzazione non sarà a livello di singolo Paese bensì di tutta l’Europa con il cd. EUDI Wallet, ovvero il wallet di identità digitale europea, ma attenzione perché non conterrà solamente l’identità digitale del cittadino europeo ma è prevedibile che conterrà anche la moneta digitale europea di cui tanto si parla, ovvero l’Euro Digitale; di nuovo il binomio identità digitale e pagamenti digitali sono un’unica cosa, ovvero saremo di fronte ad una cd. Super App di cui abbiamo accennato precedentemente.

Perché è così importante allora l’identità digitale? Perché sarà la nuova frontiera su cui si combatteranno le sfide finanziarie, perché la vera ricchezza non sono i pagamenti digitali ma l’identità digitale.

La stessa potrà essere futuribilmente condivisa e messa a fattor comune tra gli operatori che ne devono usufruire, abbattendo di molto i costi di identificazione. Sì, perché identificare un soggetto (persona fisica o persona giuridica) costa agli operatori ed anche molto: si pensi ai controlli che devono essere attuati in caso ad esempio di operatori finanziari: controlli antifrode, controlli antiriciclaggio per citarne un paio, dai quali poi dovere scremare eventuali falsi positivi e tutte queste interrogazioni sono a pagamento, come pure costruire il fascicolo digitale del soggetto. Ecco perché un’identità digitale univoca e condivisibile abbatterebbe i costi per tutta la filiera dall’utilizzatore al prestatore.

E mentre in Italia gestiamo identità digitali diverse, cerchiamo faticosamente di uniformarci all’Europa, nel mondo operatori globali e sovranazionali (la sovranità digitale delle Big Tech è un altro tema controverso da attenzionare come rischio potenziale in virtù del fatto che nessuna di esse sia Italiana o Europea) annunciano nel più importante evento finanziario continentale (Money 20/20 Europe) la funzione ID Pass per l’Europa, ovvero la disponibilità di avere sul proprio device Android il Passaporto Digitale gratuitamente e con facoltà di utilizzo selettivo degli attribuiti identificativi in funzione della esigenza di identificazione richiesta.

In Italia invece, nello specifico nel mercato attinente al lettore, ovvero quello dei giochi pubblici, solo di recente è stato consentito l’utilizzo dello SPID quale strumento di identificazione consentito.

E mentre la trasformazione del gioco online italiano procede speditamente, si assiste ad una proliferazione di operatori internazionali che offrono servizi di pagamento digitali per tracciare il denaro utilizzando i più disparati sistemi di identificazione digitale (dal più ‘light’ al più complesso): di nuovo ma gli operatori (finanziari) domestici cosa fanno? Oppure il pregiudizio sul mondo del gioco è cosi forte da permettere di essere battuti in casa?

Molti interrogativi per molti spunti che in questa sede non abbiamo la pretesa di voler sciogliere ma sicuramente vogliamo invece stimolare sane riflessioni in proposito e proporre degli approfondimenti tematici divulgativi per contestualizzare l’epoca che viviamo.

PressGiochi MAG

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