27 Settembre 2020 - 12:13

Dl pensioni. La Camera boccia l’emendamento Sel su aumento del preu sui giochi

Dopo esser stato presentato alla Commissione Lavoro che ha analizzato il Dl pensioni in sede referente, l’on. Placido ed altri del Sel hanno ripresentato in Aula l’emendamento nel quale si

01 Luglio 2015

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Dopo esser stato presentato alla Commissione Lavoro che ha analizzato il Dl pensioni in sede referente, l’on. Placido ed altri del Sel hanno ripresentato in Aula l’emendamento nel quale si chiede l’aumento del preu degli apparecchi da gioco. Ad esprimersi sull’emendamento le Commissioni affari Costituzionali e Bilancio che hanno espresso parere contrario alla proposta. Con il parere contrario della Commissione, del Governo e del relatore di minoranza del gruppo Lega Nord, con il parere favorevole del relatore di minoranza del gruppo MoVimento 5 Stelle e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario, la Camera con 289 no ha respinto l’emendamento del Sel.

 

L’emendamento Placido – ha spiegato in Aula il relatore del Pd Antonio Misiani – è volto a modificare la disciplina della rivalutazione dei trattamenti pensionistici in senso complessivamente più favorevole per i titolari, provvedendo alla copertura dei relativi oneri, quantificati in 7 miliardi di euro per ciascuno degli anni dal 2015 al 2020 e in 5 miliardi di euro annui a decorrere dal 2021, mediante un’imposta patrimoniale sulle grandi ricchezze, la riduzione della detraibilità degli interessi passivi per le banche ed altri istituti finanziari, l’aumento dell’imposta di successione e donazione, l’introduzione della web tax, la riduzione dei regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale, l’aumento delle imposte sui giochi pubblici e dei canoni per la ricerca e la coltivazione di idrocarburi. Al riguardo, reputa opportuno un chiarimento da parte del Governo in ordine alla congruità della quantificazione degli oneri e all’idoneità della copertura finanziaria prevista”.

 

Nello specifico, Placido, Airaudo, Scotto, Melilla e Marcon chiedevano che “Il Ministero dell’economia e delle finanze-Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, con propri decreti dirigenziali adottati entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, emana tutte le disposizioni in materia di giochi pubblici utili al fine di assicurare maggiori entrate, potendo tra l’altro variare la misura del prelievo erariale unico sugli apparecchi da intrattenimento di cui all’articolo 110, comma 6, lettere a) e b), regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, nonché la percentuale del compenso per le attività di gestione ovvero per quella dei punti vendita. Tali disposizioni sono finalizzate ad assicurare, anche con riferimento ai rapporti negoziali in essere alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, maggiori entrate in misura non inferiore a 400 milioni all’anno a decorrere dal 2015. L’utilizzo delle relative disponibilità è accertato annualmente e subordinato ad autorizzazione del medesimo Ministero dell’economia e delle finanze, che verifica l’assenza di effetti peggiorativi sui saldi di fabbisogno e di indebitamento netto”.

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