“Un primo intervento positivo” per evitare che forme di comunicazione commerciale riconducibili alla promozione dell’azzardo possano beneficiare di un trattamento fiscale favorevole. Così Stefano Vaccari, deputato del PD-IDP, è intervenuto
“Un primo intervento positivo” per evitare che forme di comunicazione commerciale riconducibili alla promozione dell’azzardo possano beneficiare di un trattamento fiscale favorevole. Così Stefano Vaccari, deputato del PD-IDP, è intervenuto alla Camera nel corso dell’esame del decreto-legge 27 luglio 2026, n. 133, con riferimento alla disposizione contenuta nell’articolo 2-ter sul trattamento fiscale di alcune spese sostenute dai concessionari.
Vaccari ha espresso una posizione opposta rispetto a quella sostenuta in Aula dal collega Andrea De Bertoldi, sottolineando la necessità di intervenire sul trattamento fiscale delle spese che, a suo giudizio, possono essere riconducibili a forme di comunicazione commerciale e promozione del gioco.
Il deputato – promotore di un ordine del giorno, poi respinto durante la seduta – ha motivato la propria posizione richiamando i numeri della raccolta: “Nel nostro Paese, nel 2025, sono stati giocati 165 miliardi di euro dagli italiani, di questi soltanto 11,4 miliardi sono finiti nel bilancio dello Stato”. Secondo Vaccari, le stime relative ai primi quattro mesi dell’anno indicano inoltre che la raccolta potrebbe raggiungere, entro la fine del 2026, “180-185 miliardi” di euro.
“Siccome oramai stiamo convivendo con questa deregulation e overdose di gioco d’azzardo”, ha affermato, la misura rappresenterebbe un intervento necessario anche per contrastare una narrazione che tende a normalizzare il gioco e i rischi connessi.
Vaccari ha quindi posto l’accento sul divieto di pubblicità e sponsorizzazione del gioco d’azzardo introdotto dal decreto Dignità, sostenendo che tale divieto venga aggirato attraverso diverse forme di comunicazione indiretta.
“Nel nostro Paese, la norma inserita nel decreto Dignità nel 2021, che vieta qualsiasi tipo di pubblicità e di sponsorizzazione del gioco d’azzardo, è aggirata in modo sistematico”, ha dichiarato.
Tra le modalità utilizzate per la promozione indiretta del gioco, il deputato ha citato le affiliazioni commerciali, gli influencer e i creatori di contenuti, i codici promozionali, i bonus e i collegamenti alle piattaforme di gioco.
Su questo fronte, Vaccari ha chiesto al Governo di andare oltre la disposizione contenuta nel decreto e di intervenire per contrastare quelle che ha definito “forme subdole di pubblicità e promozione indiretta dell’azzardo”.
La proposta è anche quella di rafforzare le attività di vigilanza e monitoraggio, coinvolgendo l’Agenzia delle dogane e dei monopoli, e di dare concreta attuazione alle recenti disposizioni dell’Agcom. L’obiettivo, secondo Vaccari, dovrebbe essere quello di rendere più efficace la comunicazione preventiva e impedire che la comunicazione sociale venga utilizzata per aggirare il divieto di pubblicità.
Nel suo intervento il deputato ha inoltre posto il tema delle risorse destinate alla prevenzione. Vaccari ha chiesto di destinare prioritariamente le maggiori entrate derivanti dalle disposizioni fiscali sul settore dell’azzardo al finanziamento degli interventi di prevenzione.
Il riferimento è anche all’Osservatorio nazionale dell’azzardo, che, secondo Vaccari, è stato azzerato con la legge di bilancio 2026 dopo oltre dieci anni di attività. “Queste risorse sono andate in un unico calderone con tutte le dipendenze, ridotte drasticamente e quindi rese, di fatto, inefficaci”, ha sostenuto.
Vaccari ha quindi chiesto di rafforzare le misure di tutela dei minori e dei soggetti maggiormente vulnerabili attraverso campagne di informazione sui rischi del gioco e strumenti più efficaci di prevenzione e identificazione dei comportamenti problematici.
“Questo non lo devono fare gli operatori, ma lo deve fare lo Stato e il Governo, il Ministero della Sanità non il Ministero delle Finanze, che oggi è l’unico competente su questa materia”, ha affermato.
Infine, il deputato ha sollecitato una maggiore trasparenza sui dati relativi al settore e una rendicontazione periodica al Parlamento sull’andamento del gioco pubblico, sottolineando la necessità che i dati siano messi a disposizione anche di Regioni, Comuni e Terzo settore, chiamati a gestire le conseguenze sociali del fenomeno.
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