Nel corso della seduta di oggi, martedì 15 alla Camera, durante l’esame del disegno di legge di conversione del decreto 27 luglio 2026, n. 133, è intervenuto il deputato della
Nel corso della seduta di oggi, martedì 15 alla Camera, durante l’esame del disegno di legge di conversione del decreto 27 luglio 2026, n. 133, è intervenuto il deputato della Lega Andrea De Bertoldi, evidenziando la necessità di consentire un’ulteriore riflessione sulla disciplina relativa alla deducibilità delle spese sostenute dai concessionari del gioco pubblico per le attività di comunicazione sul gioco responsabile. L’onorevole leghista ha presentato, e poi ritirato su invito del Governo, un ordine del giorno presentato sulla questione.
De Bertoldi ha posto l’attenzione sul trattamento fiscale di queste spese, sottolineando come si tratti di costi sostenuti dai concessionari nell’ambito di attività che lo Stato impone per promuovere il gioco responsabile e consapevole.
“Questa norma incide in modo pesante sui concessionari del gioco pubblico, ma incide in modo anche eticamente inadeguato”, ha affermato il deputato, evidenziando che i concessionari sostengono costi per la pubblicità del gioco responsabile “per conto dello Stato”.
Secondo De Bertoldi, non sarebbe quindi coerente modificare il trattamento fiscale di tali costi, facendoli rientrare tra le spese di rappresentanza anziché tra quelle pubblicitarie, con una conseguente forte limitazione della loro deducibilità.
“Come è possibile che lo Stato da una parte imponga una spesa e oggi, peraltro contro lo statuto del contribuente, quindi in modo retroattivo, gli dica: ‘Guarda che quella spesa, di fatto, non la puoi più dedurre’?”, ha osservato.
Il deputato ha quindi evidenziato un duplice profilo critico: da una parte la presunta retroattività della disposizione, che a suo giudizio contrasterebbe con i principi dello Statuto del contribuente; dall’altra, la natura obbligatoria delle spese sostenute dai concessionari per le campagne di gioco responsabile.
“Si impedisce la deducibilità di una spesa che viene fatta obbligatoriamente per conto dello Stato”, ha sottolineato De Bertoldi, chiedendo al Sottosegretario di accantonare l’ordine del giorno non per ragioni politiche, ma “più che altro per una ragione di buonsenso”.
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