20 Settembre 2020 - 18:38

Divieto alla pubblicità dei giochi. Peano (Egla): “Improbabile che l’Italia decida di rischiare un’altra denuncia da parte dell’Ue”

La legge per il Riordino del settore dei giochi presentata in Senato prevede il divieto totale di qualsiasi forma di comunicazione commerciale relativa a servizi di giochi. Con l’obiettivo di

13 Luglio 2015

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La legge per il Riordino del settore dei giochi presentata in Senato prevede il divieto totale di qualsiasi forma di comunicazione commerciale relativa a servizi di giochi. Con l’obiettivo di salvaguardare la salute dei cittadini, – dichiara Valerie Peano dell’EGLA – questo divieto dovrebbe riguardare tutti i tipi di gioco, sia online che offline, su tutti i mezzi promozionali, tra cui Tv, giornali, pubblicazioni, radio, Internet ed altro. Se il disegno di legge verrà approvato così come è, gli operatori e le associazioni potranno denunciare la situazione alla Commissione europea per l’apertura di una procedura d’infrazione contro l’Italia per non conformità con il diritto europeo.

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La Commissione europea dalla sua – spiega Peano – ha l’obbligo di garantire che la legislazione degli Stati membri sia compatibile con il diritto comunitario. In questo caso, la Ce potrebbe inviare al Belpaese una richiesta formale per essere informata sulla legislazione nazionale che limita le comunicazioni commerciali al fine di verificare se le norme introdotte sono conformi con l’art. 56 del TFUE che garantisce la libera prestazione dei servizi. L’Italia, sarebbe obbligata a dimostrare i vantaggi della norma in termini di tutela della salute e della prevenzione del gioco d’azzardo eccessivo per giustificare il divieto imposto come restrizione alla libera circolazione dei servizi.

 

Dobbiamo ricordare che, con particolare riferimento alle comunicazioni commerciali per il gioco on-line, la Commissione Europea ha espressamente riconosciuto, nella sua raccomandazione sui principi comuni per la tutela dei consumatori e degli operatori dei servizi di gioco d’azzardo online e per la prevenzione dei minori dal gioco d’azzardo on-line in data 14 luglio 2014, che la comunicazione commerciale di servizi di gioco d’azzardo online può svolgere un ruolo importante per “dirigere i consumatori vero l’offerta regolamentata” e raccomanda pertanto agli Stati membri di adottare regole che permettano di riconoscere l’identità dell’operatore e riportino informazioni corrette su gioco d’azzardo online compresi i rischi di gioco d’azzardo problematico, così come l’inclusione di adeguati messaggi di avvertimento anche per evitare che finiscano per attrarre i minori. La raccomandazione non ha suggerito alcun divieto e, al contrario, ha accolto con favore i codici di condotta di questi principi di comunicazione commerciale.

 

Ora, in mancanza di armonizzazione a livello di Unione, gli Stati membri sono liberi di fissare gli obiettivi della loro politica in materia di giochi d’azzardo e di definire il livello di protezione perseguito al fine di tutelare la salute dei consumatori. Ma la Corte di giustizia dell’Unione europea è stata molto chiara in merito all’interpretazione delle libertà fondamentali del mercato interno nel settore del gioco d’azzardo, tenuto conto della natura specifica delle attività di gioco: mentre gli Stati membri possono restringere o limitare la fornitura di servizi di gioco d’azzardo on-line sulla base degli obiettivi di interesse pubblico che cercano di perseguire, devono comunque dimostrare l’idoneità e la necessità della misura in questione adottata.

 

Pertanto, fino a quando l’Italia sarà in grado di dimostrare che queste misure sono necessarie, proporzionate e non discriminatorie e gli obiettivi di interesse pubblico vengono perseguiti in modo coerente e sistematico, la richiesta potrebbe non avere alcuna implicazione nella sua legittimazione a cercare di proteggere l’interesse generale.

In ogni caso, dobbiamo anche ricordare che la raccomandazione della Commissione prevede chiaramente l’obbligo di notificare tutte le misure adottate in applicazione della presente raccomandazione entro la metà di dicembre 2015. Per questo – conclude Peano – ritengo che sia molto improbabile che lo Stato italiano sia disposto a rischiare nuovamente una denuncia di infrazione da parte dell’UE.

 

 

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