Il 29 agosto è scaduto il termine per l’attuazione della delega fiscale. Sul gioco, il Governo ha completato il riordino del comparto online, ma non quello della rete fisica. Per AWP, VLT, scommesse, bingo e punti vendita si apre ora una nuova fase, tra proroghe e assoluta necessità di un nuovo intervento legislativo.
La delega fiscale è arrivata al termine del suo percorso senza il completamento della riforma del gioco pubblico. La legge n. 111 del 2023, all’articolo 15, aveva affidato al Governo il compito di procedere a un riordino complessivo dei giochi, mantenendo il modello concessorio e autorizzatorio. Il termine, già prorogato dalla legge n. 120 del 2025, è scaduto il 29 agosto 2026.
Sul fronte dei giochi, l’attuazione è stata però solo parziale. Il decreto legislativo 25 marzo 2024, n. 41 ha disciplinato il riordino del gioco a distanza, mentre il provvedimento destinato alla rete fisica è rimasto senza attuazione. Lo stesso Governo aveva indicato il riordino del fisico come uno dei dossier ancora aperti della riforma fiscale.
L’articolo 15 prevedeva un intervento molto ampio sulla rete terrestre. Tra i punti ancora da affrontare ci sono la razionalizzazione e concentrazione dei luoghi fisici di gioco, i criteri per la distribuzione territoriale dell’offerta, il rapporto tra Stato, Regioni e Comuni, le distanze dai luoghi sensibili e la disciplina delle autorizzazioni.
Restano inoltre da completare il riequilibrio del prelievo fiscale tra le diverse tipologie di gioco, la revisione dei controlli e del sistema sanzionatorio, il rafforzamento dei requisiti di trasparenza e antimafia lungo la filiera, nonché una disciplina organica delle crisi e delle decadenze delle concessioni.
Il mancato riordino lascia quindi in vita un quadro regolatorio frammentato, in particolare per AWP e VLT, sale da gioco, sale scommesse, bingo e altri punti della rete fisica, mentre diverse concessioni continuano a essere interessate da regimi di proroga.
La scadenza della delega rappresenta soprattutto uno spartiacque normativo. Il Governo non dispone più del termine ordinario previsto dalla legge n. 111/2023 per adottare il decreto legislativo sul gioco fisico. Per intervenire sul riordino complessivo sarà quindi necessario valutare un nuovo veicolo legislativo o una nuova delega, salvo gli spazi previsti per gli interventi correttivi e integrativi dei decreti già emanati.
Per il settore, la conseguenza più immediata è dunque il prolungamento dell’incertezza: la riforma della rete fisica, attesa da anni, non è arrivata entro la scadenza della delega e il comparto si prepara a una fase nella quale nuove proroghe e interventi normativi specifici potrebbero diventare necessari per garantire continuità alle concessioni e accompagnare le future gare.
Il paradosso è che la riforma nata per dare maggiore organicità al sistema dei giochi si chiude, sul fronte terrestre, senza aver risolto proprio alcuni dei nodi più delicati: rete fisica, distribuzione territoriale, rapporto con gli enti locali e assetto concessorio.
La mancata piena attuazione della riforma rischia inoltre di creare un effetto di squilibrio tra gioco online e gioco terrestre. Mentre il comparto a distanza ha beneficiato di un nuovo quadro normativo e concessorio destinato a favorirne l’evoluzione, la rete fisica resta ancorata a un sistema frammentato, in attesa di un riordino che dovrebbe definirne regole, assetti e prospettive. Il rischio è che i due canali, anziché essere ricondotti all’interno di una strategia organica e complementare, finiscano per competere in condizioni differenti, con l’online che può continuare a investire, innovare e ampliare la propria offerta mentre il terrestre rimane sostanzialmente bloccato. Un divario che, nel tempo, potrebbe accelerare ulteriormente lo spostamento della domanda verso il digitale, indebolendo la rete fisica legale e rendendo più complesso il ruolo di presidio del territorio che questa svolge anche in termini di controllo e contrasto all’offerta illegale.
“Una riforma di questa portata – ha dichiarato a PressGiochi il senatore Riccardo Pedrizzi, già presidente della Commissione Finanze e Tesoro del Senato – avrebbe richiesto una cabina di regia autorevole ed a più voci, che invece è mancata. Un intervento così complesso, che coinvolge una pluralità di competenze e settori operativi, avrebbe dovuto vedere impegnati non soltanto i tecnici del Ministero dell’Economia e delle Finanze, oltre che i bravi dirigenti dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, ma anche i rappresentanti del ministero della Salute e degli Interni. Come si può affrontare il tema della dipendenza da gioco senza il contributo del Ministero della Salute? E come si possono introdurre limiti e prescrizioni per contrastare l’illegalità e la criminalità organizzata, senza ascoltare gli esperti del Ministero dell’Interno?.
Di fatto, una riforma attesa da quasi vent’anni è stata affidata ai soli tecnici, per quanto competenti, senza il necessario coinvolgimento degli altri organismi istituzionali. Questa carenza nella governance ha contribuito a lasciare irrisolti molti dei problemi strutturali del settore”.
L’ex presidente della Commissione Finanze individua anche un deficit di coinvolgimento del mondo scientifico e delle amministrazioni territoriali. “Un secondo elemento che potrebbe spiegare la rinuncia ad esercitare la delega fiscale riguarda il mancato coinvolgimento dei soggetti interessati. E non mi riferisco soltanto alla filiera del gioco, ma anche al mondo accademico e universitario. Sarebbe stato necessario costruire le scelte politiche su solide basi scientifiche, supportate da studi e ricerche di istituzioni indipendenti e quindi pienamente affidabili”.
In terzo luogo, – continua il senatore – considerata la difficoltà di trovare una sintesi tra tutte le Regioni, chi ha gestito tutto il processo avrebbe dovuto almeno promuovere un confronto più strutturato con le amministrazioni regionali politicamente più vicine, per arrivare a una posizione condivisa. Lo ho chiesto in più occasioni. Chi gestisce una riforma così delicata e complessa avrebbe poi dovuto coinvolgere di volta in volta, man mano che si andava avanti, anche le forze politiche di opposizioni. Situazioni e provvedimenti come questo del riordino dei giochi fisici non possono essere gestite a colpi di maggioranza.
Anche i rapporti con la Conferenza Stato-Regioni non avrebbero dovuto essere così sporadici e praticamente inconcludenti. Nell’ultimo incontro infatti, è stato presentato un documento molto generico, privo di proposte definitive capaci di risolvere le questioni aperte. In sostanza, si è arrivati al Consiglio dei ministri con un testo ancora aperto, confidando che fosse il Governo a trovare una sintesi, pur sapendo che all’interno della compagine governativa esistevano sensibilità e orientamenti differenti, se non addirittura contrapposti, sul tema. Non voglio nemmeno pensare che si sia voluto passare la “patata bollente” alla Presidenza del Consiglio.
Per questo non credo quindi che il vero ostacolo all’approvazione della riforma sia rappresentato, tra le altre questioni quello delle distanze dai luoghi sensibili o dai limiti orari”.
Senza in decreto di riordino del gioco fisico, – ha affermato a PressGiochi MAG Emmanuele Cangianelli, direttore Affari Regolatori e Istituzionali di Novomatic Italia e presidente EGP FIPE – si corre il rischio di “mantenere un quadro di assoluta incertezza per concessionari ed esercenti, e di conseguenza impedire investimenti in innovazione tecnologica, fondamentali sia per aumentare la protezione dei soggetti più deboli che per ampliare il perimetro del mercato legale e gestire la stagione dell’omnichannel con regole chiare. La perversa situazione che perdura da anni sul fenomeno dei PVR ne è la dimostrazione.
Il mercato dei giochi con vincite in denaro – spiega il presidente – è regolato non solo per le entrate da diritti concessori e gettito da prodotti e vincite, ma soprattutto, e prima di essi, per creare e mantenere ambienti sicuri e che inducano al consumo consapevole. La continua instabilità delle regole e la inevitabile impossibilità giuridica di richiedere investimenti agli operatori esalta il rischio di non incanalare più i giocatori nel mercato legale o, per quello che riguarda le reti fisiche, di continuare a impoverirle nei prodotti offerti, esagerando la attrazione del gioco a distanza (legale o meno) che tuttavia propone, in ogni caso, condizioni di consumo prive della relazione sociale. Un quadro che definirei peggiorativo rispetto alle condizioni di partenza del percorso di riordino avviato ormai più di dieci anni fa”.
Il tema degli effetti negativi prodotti da distanziometri e limitazioni orarie alla rete degli apparecchi a vincita è la questione centrale, secondo Cangianelli. “Da un lato perché i dati dimostrano che le limitazioni mirate sugli apparecchi non riducono, ma spostano, i giocatori compulsivi; dall’altro perché senza definizione puntuale delle reti distributive su ciascun territorio rimarranno gli attuali forti, ed iniqui, squilibri tra Regioni e Comuni, incongrui rispetto per un sistema concessorio statale, come ha peraltro ripetutamente indicato il Consiglio di Stato. Su tutto la mancata manutenzione del prodotto AWP, principale causa della continua perdita di raccolta, con la diminuzione di spesa che tra il 2019 ed il 2025 ha superato il 27%, riducendo anche di più il numero dei punti vendita”.
Il presidente di EGP Fipe richiama anche l’incertezza che pesa sul comparto bingo nel caso di mancata riforma.
“Il bingo ha una storia tutta sua, con la pervicace volontà legislativa di aumentare, ripetutamente, i canoni di proroga non solo nella incapacità istituzionale di predisporre la riattribuzione delle concessioni, ma anche presupponendo che fossero risorse differenti da quelle generate dall’oggetto delle concessioni a finanziare quei livelli di onerosità. Siamo lieti che, a livello sia nazionale che comunitario ci siano stati dei … giudici a Berlino e fiduciosi che si possa stabilizzare la situazione canoni passata e presente.
Per il futuro, la assenza di innovazione anche per il bingo si fa sentire nell’era digitale e stiamo lavorando come aziende per garantire in ogni modo una regolamentazione più adeguata alla domanda di intrattenimento degli utenti delle sale ed alle nuove opportunità tecnologiche, in analogia agli altri prodotti di gioco”, afferma Cangianelli. “Senza essa, proseguirà la chiusura delle sale più piccole, senza alcun dubbio, per banali ragioni di fisiologia commerciale”.
PressGiochi
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