07 Agosto 2020 - 17:31

Decreto fiscale. Cardia (Acadi): “Aumenti fiscali a slot e Vlt, misure indecenti”

Si sta tenendo oggi presso la Commissione finanze della Camera l’audizione delle rappresentanti dell’Associazione concessionari giochi pubblici (Acadi) e dell’Associazione nazionale apparecchi per pubbliche attrazioni ricettive (SAPAR) in merito al

04 Novembre 2019

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Si sta tenendo oggi presso la Commissione finanze della Camera l’audizione delle rappresentanti dell’Associazione concessionari giochi pubblici (Acadi) e dell’Associazione nazionale apparecchi per pubbliche attrazioni ricettive (SAPAR) in merito al decreto fiscale.

“Il sistema concessorio garantisce l’implementazione sul territorio di tutte le normative decise dai vari governi. Il rapporto tra filiera e Stato sta diventando un rapporto di odio ma allo Stato serve il gioco. La tassazione va a rosicchiare il margine a disposizione della filiera per poter finanziare tutti gli investimenti richiesti dalla normativa. Negli ultimi 12 mesi abbiamo subito tre aumenti di tassazione. Non è un segreto che appena abbiamo visto la norma prevista nel Decreto abbiamo scritto al Presidente del Consiglio, al Mef e a ADM perché la misura è colma i margini si sono ridotti in maniera eccessiva e non si escludono procedure di mobilità. Potete apprezzare nella documentazione che abbiamo prodotto che la pressione fiscale è passata al 25 e 9 % per alcuni giochi. Una tassazione quintuplicata rispetto al rilascio della concessione. Non sono escluse azioni a tutela dei nostri interessi. Sono misure indecenti. Ad ogni politica economica si trova ricorso all’aumento della tassazione su Awp e Vlt”.

 

Lo ha dichiarato Geronimo Cardia, presidente di Acadi.

 

“Come paradosso in questo decreto, dopo la nostra lettera scritta al Presidente, vediamo il grande colpo di scena nella Manovra dove si propone la tassazione sulle vincite delle Vlt e lotterie e una gara per gli apparecchi per la fine dell’anno. Peccato che per mettere a terra i giochi sussiste lo stesso problema che riguarda scommesse e bingo, ovvero che i territori impediscono la messa a terra dei giochi. Impossibile quindi bandire questi giochi.

Non manca un impegno del Legislatore a fare una legge di riordino del settore, togliere i distanziometri e limiti orari. Accade immancabilmente ogni volta, ma l’impegno viene sempre dimenticato”.

 

“Trovare una correlazione tra aumento del preu e gettito è veramente difficile e deve tenere in considerazione numerosi fattori: primis i distanziometri. Quando si proibisce la vendita di un prodotto non si cancella la domanda. Può finire nell’online, ma non è detto. Inoltre, tutte le norme volte a contrastare l’offerta illegale sono accolte a braccia aperte”.

 

Legge di bilancio 2020­. Acadi: “Il comparto del gioco legale a rischio”

 

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Testo integrale della relazione ACADI:

 

 I concessionari aderenti ad ACADI rappresentano oltre il 70% del sistema di controllo del gioco regolamentato in Italia, generando e versando oltre 7 dei circa 10 miliardi di euro all’anno di gettito erariale, riveniente dalla spesa degli utenti con il gioco pubblico pari a circa 18,5 miliardi di euro all’anno. Il sistema concessorio, strumento di esercizio della riserva di legge allo Stato finalizzata al controllo dell’offerta ed al perseguimento di obiettivi di interessi pubblici, garantisce: (a) il rispetto della legalità e delle regole del gioco pubblico; (b) il contrasto alla criminalità organizzata con presidio del territorio e del comparto; (c) la tutela dei consumatori, con offerta di prodotti controllati, regolati e misurati; (d) l’attuazione di interventi diretti ed immediati per la prevenzione del disturbo di gioco d’azzardo; (e) lo sviluppo economico sia in termini di impresa (la filiera distributiva è da anni strutturata in circa 100.000 aziende) sia in termini di occupazione, per le molte decine di migliaia di posti di lavoro come indicato nelle tabelle allegate; (f) l’emersione di gettito erariale altrimenti sommerso; (g) di finanziare importanti misure di politica economica.

Tema della tassazione. Si è già avuto modo di rappresentare che numerosi e ripetuti sono gli aumenti di tassazione imposti al comparto del gioco pubblico che si sono susseguiti nel tempo, dal rilascio delle concessioni, con impatto diretto sul comparto, posto che gli aumenti sono concepiti in misura diversa da meri aumenti di tariffe. Solo l’ultimo aumento dei ben tre già imposti con tre provvedimenti degli ultimi quindici mesi ammonta a circa un miliardo e cinquecento milioni di Euro, che rappresenta circa il 27% dei ricavi della filiera della verticale distributiva su rete fisica degli apparecchi. Il livello di pressione fiscale attuale sul margine lordo ha raggiunto per le AWP il 68,9% e per le VLT il 51.9% e, in ragione della legislazione vigente, è destinato ad arrivare già nel 2020 rispettivamente al 70,5% ed al 55%. Il Rapporto dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio “Focus tematico n. 6 – La fiscalità nel settore dei giochi” del maggio 2018 denunzia che “Gli aumenti delle aliquote a fronte di una domanda di giochi che mostra generalmente una elevata elasticità al prezzo e, soprattutto, la riduzione dei punti di vendita potrebbero comportare una significativa flessione della raccolta complessiva, indebolendo la stabilità economica della filiera e causando una riduzione delle entrate erariali. La corrente sostenibilità economica del comparto deriva da investimenti passati, intrapresi sulla base di condizioni fiscali più convenienti.“. Tale scenario è formulato addirittura prima non solo dei richiamati tre aumenti del prelievo sulla tipologia di apparecchi AWP, dei due su quella VLT e di quello sulle scommesse e sui giochi online (imposti prima con il Decreto Dignità di agosto, poi con la Legge di stabilità 2019 di dicembre ed ancora con il Decreto Quota Cento e Reddito di Cittadinanza) ma anche di quello che la Legge di Bilancio in fase di discussione parlamentare allo stato ulteriormente prevede. I meri aumenti di tassazione non rendono strutturale il gettito e modificano radicalmente le condizioni di esercizio delle concessioni, pregiudicando il loro equilibrio nonché la sostenibilità degli investimenti imposti dalle stesse concessioni e già effettuati. Gli aumenti di tassazione previsti nel documento in commento si aggiungono a quanto sopra ed in relazione al medesimo l’Associazione ha avuto modo di precisare la propria posizione nella lettera aperta al Governo in allegato.  Medesime preoccupazioni destano gli atri aumenti previsti nel documento in commento (aumento del costo della proroga scommesse di cui all’articolo 24, gli aumenti per l’iscrizione al Registro unico del gioco pubblico).

Tema del Territorio.  Lo scenario rappresentato dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio prescinde, inoltre, anche dalle conseguenze delle misure imposte da Regioni e Comuni che, vietando la distribuzione del gioco pubblico dalla sostanziale totalità del territorio, determinano la marginalizzazione, se non l’effetto espulsivo, dell’offerta legale. Si tratta di misure che, oltre a non essere armonizzate tra di loro e con la normativa nazionale, oltre a non essere riconosciute come efficaci per la prevenzione dalle più recenti ricerche epidemiologiche pubbliche (Istituto Superiore di Sanità, CNR altri studi scientifici, da ultimo EURISPES), determinano – per errori tecnici palesi – il venir meno dell’offerta pubblica su intere aree di territorio del relativo gettito erariale, oltre che di numerosi posti di lavoro. Vi sono già, negli ultimi mesi, segnali degli effetti di riduzione della raccolta di gioco con apparecchi da intrattenimento (base imponibile del prelievo), per sversamenti della domanda nell’offerta illegale.La capacità di controllo istituzionale sull’offerta di gioco sarà ancor più difficile da mantenere nei prossimi mesi, quando importanti riduzioni della rete distributiva in concessione saranno provocate dalle misure espulsive regionali in vigore in Emilia-Romagna, Puglia, Toscana, aggiungendosi a quelle già in essere in Piemonte che peraltro ha posto le condizioni per espellere anche dalle sale specializzate il gioco pubblico con gli apparecchi a partire dal mese di maggio 2019, con effetti immediati sulla ripresa delle attività illegali.

Tema dell’illegalità. Si deve quindi evidenziare che gli aumenti di tassazione già rilevati dall’UPB e quelli plurimi recenti, da un lato, e l’espulsione del gioco pubblico da intere aree regionali, dall’altro, oltre ad indebolire il controllo pubblico del gioco fino ad eliminarlo da intere aree, oltre a non rappresentare un’autentica misura di tutela per l’utente, rappresentano un rischio concreto di espansione dell’offerta illegale (studio EURISPES, maggio 2019).

Tema della tenuta dei nuovi investimenti. In questo contesto di incertezza, peraltro, si devono registrare altresì richieste, da parte dello Stato al comparto, di nuovi ed immediati investimenti per decine di milioni di Euro per l’introduzione imposta di nuovi modelli di apparecchi (AWPR) e di nuove misure tecnologiche (come la tessera sanitaria), il tutto in prossimità della scadenza delle concessioni, con indefinitezza dei tempi per la copertura degli investimenti e delle condizioni di mercato che si impongono per programmare le coperture dei fabbisogni necessari all’implementazione di questi strumenti di controllo telematico pubblico dell’offerta. Questa evoluzione tecnologica, centrale nella tutela dei giocatori e nella stabilità del sistema di controllo pubblico, avverrà con lentezza in assenza della possibilità, per le imprese di settore, di un quadro chiaro di rientro degli investimenti richiesti.

Tema delle gare bingo e scommesse. Prima dell’emanazione del provvedimento in commento si è avuto modo di rappresentare che risultassero anche avviate le attività di finalizzazione delle gare dei punti scommesse e delle concessioni bingo (pure fondamentali per finalmente uscire dal regime di incertezza delle proroghe ripetute che si susseguono dal 2016). Il tutto senza che sia risolta la “Questione Territoriale”, non essendosi le Regioni adeguate alla Intesa raggiunta in Conferenza Unificata nel 2017 nonostante il precetto della legge di stabilità 2018 e non risultando quindi rimossi gli errori tecnici delle norme locali che impediscono di fatto di mettere a terra i punti eventualmente assegnati a seguito dello svolgimento delle gare. Ciò risulterebbe altresì dai pareri interlocutori nn. 1057/2019 e 1068/2019 con i quali il Consiglio di Stato ha chiesto al MEF come intenda gestire il tema della formulazione delle gare alla luce del proibizionismo inflitto dalla normativa territoriale e della mancata attuazione dell’Intesa Stato/Regioni del 2017, atteso il non adeguamento da parte delle Regioni e delle Province Autonome pure previsto nella Legge di stabilità per il 2018. Ora la proroga delle convenzioni in parola ne rappresenta la prova.

Tema del riordino per la stabilità del sistema del sistema concessorio, per l’effettiva tutela dei consumatori, del gettito erariale, nonché per il presidio di legalità e per la tutela delle imprese e delle migliaia di lavoratori del comparto. I concessionari aderenti ad ACADI sono convinti che il sistema concessorio garantisca l’adeguato presidio del settore del gioco con vincite in denaro tramite le reti in concessione e che con un adeguato riordino del settore si possa continuare a contrastare l’illegalità, nonché a garantire la tutela dei consumatori ed una concreta possibilità di prevenzione delle dipendenze dal disturbo da gioco d’azzardo, direttamente nelle reti di vendita legali. I concessionari dello Stato gestiscono l’economia del gioco legale con imprese sane ed oggi al servizio dello Stato e hanno creato le condizioni per molte decine di migliaia di redditi di lavoro. Si ritiene, quindi, essenziale riattivare l’interlocuzione qualificata per condividere il bagaglio esperienziale su temi centrali, dai risvolti sociali, sanitari, di ordine pubblico, di tutela di gettito, delle imprese e del lavoro, anche per questo di natura estremamente tecnica. Altrimenti, così continuando, senza un adeguato presidio del settore del gioco in denaro tramite le reti in concessione, il Paese sarà costretto ad una nuova stagione di illegalità, di assenza di tutela dei consumatori e di mancanza di una concreta possibilità di prevenzione delle dipendenze direttamente nelle reti di vendita legali. Il tutto senza agire in concreto sulla rilevante problematica del gioco compulsivo, da un lato, nonché distruggendo economia legale con la chiusura di imprese sane oggi al servizio dello Stato e con la perdita di molte decine di migliaia di posti di lavoro, dall’altro, facendo poi venir meno entrate erariali statali, sino ad oggi dichiarate strutturali, dalle quale derivano importanti risorse anche per i trasferimenti alle Regioni, quali i fondi sanitari e quelli specifici per la prevenzione ed il contrasto al gioco patologico.

 

 

 

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