«Vorrei partire da un dato molto significativo emerso dalla ricerca: i giocatori percepiscono lo Stato come primo responsabile, insieme agli operatori, rispetto alle criticità legate al gioco. Questo apre non
«Vorrei partire da un dato molto significativo emerso dalla ricerca: i giocatori percepiscono lo Stato come primo responsabile, insieme agli operatori, rispetto alle criticità legate al gioco. Questo apre non solo un tema di prodotto o di esperienza di gioco, ma prima ancora un tema di narrazione pubblica.
Da tempo propongo di superare l’espressione “gioco responsabile”, che richiama una responsabilità quasi esclusiva del giocatore, per abbracciare invece il concetto di player protection, protezione del giocatore. È un approccio già in uso all’estero e che, in realtà, operatori e Stato attuano da anni attraverso regole, strumenti e convenzioni”.
Lo ha dichiarato Laura D’Angeli partecipando al convegno dell’Osservatorio sul gioco pubblico di SWG Giocare da grandi in collaborazione con Brightstar, Giocare da Grandi, oggi a Roma.
“Non dobbiamo dimenticare – spiega l’esperta – che l’Italia è il primo mercato europeo del gioco: insieme al Regno Unito rappresenta circa il 30% del mercato europeo. Parliamo quindi di un comparto solido, maturo, basato su regole certe. E dentro questo quadro emerge con forza un elemento trasversale: la digitalizzazione. In Europa la penetrazione dell’online ha raggiunto quasi il 40% del totale del gioco, mentre in Italia siamo ancora al 24%.
Dal punto di vista del consumatore, digitalizzazione significa cambiamento delle abitudini: più comodità, accesso al gioco ovunque e in qualunque momento. Per questo non parlerei tanto di “prodotto”, quanto di esperienza. L’esperienza comprende tutto: il pre-acquisto, l’ambiente in cui si gioca, gli strumenti utilizzati e ciò che avviene dopo. E gli strumenti digitali possono svolgere un ruolo importante anche nella protezione del giocatore.
Vorrei aggiungere un aspetto ulteriore, partendo dal tema dei numeri. La ricerca conferma ancora una volta che l’Italia non è un Paese liberale: i cittadini ritengono debole l’efficacia dell’intervento statale sul prodotto di gioco. A questo punto la vera domanda è: quali dati mancano oggi al dibattito pubblico per valutare davvero se il sistema di tutela sta funzionando e con quale livello di efficacia? È su questi dati mancanti che dovremmo concentrare la riflessione.»
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