01 Ottobre 2020 - 05:35

Da uno studio australiano, la dimostrazione che il gioco online non causa ludopatia

Recenti studi universitari provenienti oltreoceano sulle relazioni tra patologia e giochi online hanno dimostrato che vietare il gioco d’azzardo online non è la soluzione al problema, ponendo l’accento sulla prevenzione

20 Maggio 2015

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Recenti studi universitari provenienti oltreoceano sulle relazioni tra patologia e giochi online hanno dimostrato che vietare il gioco d’azzardo online non è la soluzione al problema, ponendo l’accento sulla prevenzione e sulle azioni che educhino al gioco responsabile affinché possa essere considerato solo come una forma di intrattenimento.

Sally Gainsborough, ricercatrice della Southern Cross University in Australia, ha trascorso più di 10 anni a studiare le abitudini di gioco e ha pubblicato oltre 70 articoli in tutta la sua carriera legati al tema. Nel suo recente studio intitolato “Online Gambling Addiction: the Relationship Between Internet Gambling and Disordered Gambling”, pubblicato lo scorso aprile, sostiene che “non esistono prove oggettive che determinano che il gambling crea dipendenza, ma che vi sono altri problemi che andrebbero analizzati all’origine. La partecipazione al gioco d’azzardo online non è predittivo della gravità dei problemi legati al gioco d’azzardo”. Infatti, più della metà delle persone coinvolte nella ricerca, ha affermato di avere già problemi molto prima di cominciare a dedicarsi al gambling online e hanno attribuito i loro problemi alle forme di gioco land-based.

Ha inoltre trovato prove che suggeriscono che “nelle persone che giocano online si riscontrano tassi più bassi di gioco d’azzardo problematico”. I giocatori che scommettono esclusivamente online “hanno tassi più bassi dei giocatori che hanno scommesso solo offline e di coloro che utilizzano la modalità online e offline”.

Secondo Gainsborough perciò esistono diversi dati che dimostrano che il gambling online non è la causa della ludopatia e che è necessario fare ulteriori ricerche prima di giungere a risultati definitivi: “La ricerca futura dovrebbe prendere in considerazione l’ampio spettro di comportamenti di gioco e come le diverse modalità di gioco d’azzardo possano essere associate con le esperienze problematiche ad esso legate“, ha affermato la ricercatrice.

Lo studio dell’Harvard Medical School, basato su informazioni ricavate da migliaia di giocatori online, ha dimostrato che il 95% dei giocatori usufruisce dei casinò games di rado e con moderazione, mentre la categoria che include il giocatore medio solo una volta nell’arco temporale di due settimane, con una perdita media del 6%. Ma il dato più interessante fa riferimento alla bassa percentuale di giocatori che hanno presentato sintomi legati alla dipendenza: solo una forbice compresa tra l’1-5% dei giocatori coinvolti nello studio, ha dimostrato una accanita dedizione al gioco.

Nel complesso, gli studi hanno dimostrato che il numero dei giocatori e di quelli problematici derivanti da casinò online non è più grande di quello provocato da qualsiasi altro tipo di gioco d’azzardo su scala terrestre.

Lo studio “Problem Gambling-A Decade of Change” progettato per misurare la variazione negli ultimi dieci anni, ha dimostrato che il disporre di maggiori opportunità di gioco non ha avuto come conseguenza l’aumento del numero di giocatori con problemi e anche negli USA i giocatori sono meno problematici rispetto ad un decennio fa. Non si sono verificati cambiamenti statistici rilevanti per quanto riguarda i problemi di dipendenza legati al gioco e la percentuale che va dal 3,5 al 5,5% è rimasta stabile. Le percentuali del gioco d’azzardo patologico si aggirano tra l’1 e il 2,4%.

 

PressGiochi