23 Settembre 2020 - 23:51

Cremona: i tabaccai e i gestori insorgono contro l’ordinanza anti-slot

Presa di posizione dei gestori di bar tabaccherie e pubblici esercizi, in merito all’ordinanza del sindaco di Cremona Gianluca Galimberti che dispone regole più restrittive per il funzionamento delle slot

29 Dicembre 2016

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Presa di posizione dei gestori di bar tabaccherie e pubblici esercizi, in merito all’ordinanza del sindaco di Cremona Gianluca Galimberti che dispone regole più restrittive per il funzionamento delle slot machine.

Contestano la validità del provvedimento il presidente provinciale Fit Alessandro Rossini e il consigliere della Fipe (federazione italiana pubblici esercizi) Roberto Maldotti.

 

 

Il primo parla di “provvedimento sbagliato per due motivi: da una parte non tutela la salute dei cittadini che, per la prevenzione dei fenomeni della sindrome del gioco d’azzardo patologico, hanno bisogno di politiche mirate e consapevoli, che abbiano una portata uniforme su tutto il territorio nazionale, e non a macchia di leopardo, diverse per ogni territorio.

Dall’altra parte è fortemente lesivo degli esercizi che, come le nostre tabaccherie, osservano degli orari di apertura nettamente ridotti rispetto a quelli delle sale. Generalmente le tabaccherie chiudono alle 19 o alle 20; ciò significa che nel pomeriggio potremo accendere gli apparecchi solo una o massimo due ore. (…) Proliferazione di gioco illegale ma anche sviamento dei giocatori verso il canale online, che sicuramente è anche più pericoloso rispetto alla rete fisica per l’insorgere dei fenomeni ludopatici”, afferma Rossini.

 

“Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) – aggiunte Maldotti – da sempre è impegnata per combattere le ludopatie vigilando su un approccio responsabile al gioco. Anche a livello locale, fino ad oggi, si è puntato sulla sinergia con le istituzioni per contrastare questo grave fenomeno sociale.  Ci preme sottolineare che, nelle nostre imprese, l’ambiente di gioco è controllato.

Gli Associati Fipe frequentano corsi obbligatori per legge e aggiornamenti specifici sui giochi d’azzardo, come le slot, in modo da potersi rendere conto se un cliente è in difficoltà psicologica  e in tal caso attivarsi, in sinergia con le Asl. Possiamo quindi condividere  le ragioni che hanno dettato l’ordinanza del sindaco che ha posto un limite  di orario all’uso delle “macchinette” e ne condividiamo gli obiettivi. Così come ci stiamo preparando alla attuazione delle misure di contenimento delle “macchinette” – imposte dal Governo – che prevedono la riduzione “in misura non inferiore al 30% degli apparecchi” entro il 2019.

Crediamo nella concertazione e in provvedimenti che mettano al centro i nostri clienti, tutelando i più deboli. Anche per questo siamo sempre stati aperti al confronto. Un dialogo che è del tutto mancato in questa occasione. Di fronte al provvedimento del sindaco Galimberti lamentiamo, in particolare, la difficoltà di mettere in atto un’ordinanza che è immediatamente esecutiva e che rende già nel giorno della pubblicazione gli imprenditori sanzionabili. Sarebbe quantomeno stata opportuna l’applicazione solo dopo aver messo in campo adeguate iniziative di comunicazione. Come Fipe ci siamo immediatamente attivati perché i nostri iscritti fossero messi a conoscenza, nel dettaglio, della ordinanza. Più in generale ribadiamo che sarebbe servita una riflessione, nei termini di applicazione, per consentire ad alcuni pubblici esercizi (ad esempio in periferia) – che vivono anche grazie alle slot – di riorganizzare la propria attività. Un percorso che richiede, almeno, un trimestre. E’ facile intuire il disagio dei nostri imprenditori nel recepire il provvedimento. Si pensi, ad esempio, a quelle imprese che chiudono prima di cena e che si vedranno inibite dal raggiungere le otto ore di funzionamento previste dallo stesso Comune. Al massimo potranno utilizzarne la metà. In questo modo si rischia solo di creare danni e  confusione, anche tra le aziende. Infine sottolineiamo l’importanza di un’azione complessiva che contrasti anche fenomeni di abusivismo o di utilizzo illegale. Il blocco delle “slot” non risolve il problema ma lo sposta al gioco su internet. Un fenomeno in crescita, che spesso sfugge al controllo”.

 

 

Insorge pure Eugenio Bernardi, produttore di apparecchi da gioco, gestore e consulente tecnico e giuridico che da 35 anni opera nel settore del gioco, che dice:«In un paese con innumerevoli problemi, come la crisi economica, gli scandali, la corruzione, gli amministratori corrotti o incapaci, le logiche politiche a favore delle grandi lobby, per l’ennesima volta il capro espiatorio della crisi dell’Italia è diventato il gioco, ovvero le new slot, il male assoluto da combattere ad ogni costo».

Aggiunge: «Leggendo l’ordinanza non manco di cogliere alcuni errori. Uno, grossolano, è l’aver ricompreso negli orari anche gli innocui apparecchi, ovvero i flipper, videogiochi o freccette, che nulla hanno a che fare con l’eventuale pericolo di causare ludopatia o gioco patologico. E poi che dire delle giocate di Stato? Tralasciando, sempre in tema di gioco, tutto ciò che si può fare con un tablet o con il computer da casa. Anch’io convengo che il gioco d’azzardo patologico debba essere curato, ma non credo che siano le scelte demagogiche o i proclami di qualche parlamentare di turno o di qualche Regione o Comune che riusciranno a debellarla. Se fossero coerenti, certi amministratori dovrebbero ‘espellere’ tutti i tipi di giochi, dal Lotto al Superenalotto, ai vari ‘Gratta& Vinci’ con oltre 65mila punti vendita distribuiti a livello nazionale senza avere alcuna autorizzazione particolare e che si trovano anche in uffici postali».

Così conclude:«Occorre educare al gioco, qualsiasi esso sia. Il vizio del gioco è antico. Proibire non risolve. Serve educare all’uso del libero arbitrio. Tutto qui».

PressGiochi