La senatrice Cinzia Pellegrino di Fratelli d’Italia ha presentato un’interrogazione con richiesta di risposta scritta ai Ministri dell’Economia e delle finanze, dell’Interno e delle Imprese e del Made in Italy
La senatrice Cinzia Pellegrino di Fratelli d’Italia ha presentato un’interrogazione con richiesta di risposta scritta ai Ministri dell’Economia e delle finanze, dell’Interno e delle Imprese e del Made in Italy per richiamare l’attenzione sulla crescente diffusione di applicazioni mobili che promettono facili guadagni attraverso meccaniche assimilabili ai giochi d’azzardo.
Nel mirino dell’iniziativa parlamentare, in particolare, l’applicazione “Chicken Road” e altri cosiddetti crash game, ritenuti potenzialmente idonei a favorire pratiche commerciali scorrette, schemi piramidali e raccolte illecite di dati personali.
L’interrogazione sollecita il Governo a verificare la legittimità di tali piattaforme coinvolgendo le Autorità competenti, a valutare iniziative strutturali per rafforzare i controlli sugli store digitali e contrastare la diffusione di applicazioni che potrebbero mettere a rischio la sicurezza economica dei consumatori, con particolare attenzione alla tutela dei giovani e delle fasce più vulnerabili.
Di seguito il testo integrale dell’interrogazione.
PELLEGRINO – Ai Ministri dell’economia e delle finanze, dell’interno e delle imprese e del made in Italy. – Premesso che:
la diffusione, negli store digitali accessibili dal territorio nazionale, di applicazioni mobili che, attraverso meccanismi di gioco, sistemi di attribuzione di punti o valute virtuali, promettono facili guadagni o premi in denaro, è in costante e preoccupante aumento;
sempre più spesso, dietro la veste accattivante di queste piattaforme si celano schemi riconducibili a sistemi piramidali, meccanismi “Ponzi” o condotte di raccolta illecita di dati personali, finanziari e comportamentali a danno di utenti ignari, in potenziale violazione del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206 (codice del consumo) in materia di pratiche commerciali scorrette e aggressive, nonché del regolamento (UE) 2016/679 (GDPR) e del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, in materia di protezione dei dati personali;
la Corte di giustizia dell’Unione europea, con la sentenza del 16 aprile 2026 resa nella causa C-440/23, ha ribadito il pieno diritto degli Stati membri di vietare i giochi d’azzardo online non autorizzati, riconoscendo la legittimità di misure restrittive finalizzate a tutelare i consumatori e l’ordine sociale, a contrastare i mercati paralleli e a incanalare il gioco in circuiti controllati e vigilati;
la medesima pronuncia sottolinea come i giochi online presentino rischi specifici superiori a quelli in presenza, connessi all’accesso permanente e senza barriere, all’isolamento e all’anonimato del giocatore, alla rapidità delle transazioni e alla forte capacità attrattiva verso i giovani e le fasce più vulnerabili della popolazione;
proprio nel solco di questo orientamento, nel maggio 2026 l’Agenzia delle dogane e dei monopoli ha ospitato a Roma le delegazioni dei Paesi aderenti al G7 regulators roundtable (Italia, Austria, Francia, Germania, Portogallo, Regno Unito e Spagna) con l’obiettivo di approfondire le tematiche di interesse comune in materia di regolazione del gioco e rafforzare il coordinamento tra i regulator europei nel contrasto al gioco illegale, anche nella sua crescente dimensione digitale e transfrontaliera;
recenti e diffuse segnalazioni da parte di utenti e consumatori hanno sollevato forti e motivati dubbi sulla legittimità e sulla trasparenza dell’applicazione denominata “Chicken road! e di applicativi analoghi appartenenti alla categoria dei “crash game” o finti arcade, caratterizzati da meccaniche di gioco che simulano curve di moltiplicazione in tempo reale, inducendo l’utente a ritirare la puntata prima del “crollo” virtuale e generando una percezione distorta di controllo e abilità, laddove l’esito è invece determinato dagli algoritmi;
i fruitori lamentano criticità strutturali quali l’opacità assoluta sulla titolarità e gestione della piattaforma, l’impossibilità di prelevare le somme accumulate, l’uso sistematico di “dark pattern”, cioè di interfacce grafiche deliberatamente manipolative, che spingono l’utente a compiere azioni non volute, e meccanismi di referral virale che incentivano il reclutamento a catena di nuovi aderenti, in un modello che replica i tratti tipici del sistema piramidale vietato dall’ordinamento;
la presenza di tali applicativi sugli store ufficiali (“Google play store” e “Apple app store”) e la loro promozione massiccia attraverso inserzioni sponsorizzate sui principali social network e piattaforme di messaggistica, ivi incluse Meta (“Facebook” e “Instagram”), Google (“YouTube”) e “Telegram”, amplificano esponenzialmente il bacino di utenti potenzialmente esposti, rendendo l’intervento repressivo tanto più urgente quanto più rapida è la capacità di propagazione virale del fenomeno;
la tutela della legalità e la protezione dei cittadini e dei consumatori da ogni forma di frode e raggiro costituiscono obiettivi prioritari dell’azione di questo Governo, come dimostrano le iniziative già adottate per il contrasto alle maxi truffe perpetrate ai danni dello Stato e della collettività;
è pertanto fondamentale che le istituzioni assicurino un ambiente digitale sicuro e presidiato, intervenendo tempestivamente per oscurare o inibire l’operatività sul territorio nazionale di quegli applicativi che operano in palese violazione delle normative vigenti, con particolare riguardo alla protezione delle fasce più vulnerabili della popolazione, anziani, giovani e soggetti in condizioni di fragilità economica, che più di altre risultano esposte al richiamo di promesse di guadagno facile e che, in caso di perdita, subiscono danni patrimoniali spesso irreversibili,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza delle criticità relative all’applicazione “Chicken road” e ai simili crash game e se ritengano utile segnalarne la situazione alla Polizia postale e delle comunicazioni e ogni altra autorità competente affinché accertino l’eventuale natura fraudolenta dell’applicazione, la sussistenza di reati quali truffa, esercizio abusivo dell’attività di gioco d’azzardo, ovvero riciclaggio e autoriciclaggio;
se ritengano, altresì, opportuno investire della questione, senza ritardo, l’Agenzia delle dogane e dei monopoli per i profili di competenza in materia di gioco pubblico e repressione del gioco illegale, anche nella sua dimensione online e transfrontaliera, e l’Autorità garante della concorrenza e del mercato per l’accertamento e la repressione di pratiche commerciali scorrette, ingannevoli e aggressive, con specifico riguardo all’uso di dark pattern e di messaggi promozionali fuorvianti veicolati attraverso social network e campagne di influencer marketing;
quali iniziative strutturali e di monitoraggio continuativo, per quanto di propria competenza, intendano intraprendere, anche attraverso la stipula di protocolli d’intesa con i principali gestori degli store digitali (segnatamente Google e Apple) per rafforzare i controlli preventivi e repressivi sulle applicazioni distribuite in Italia, al fine di intercettare e bloccare tempestivamente, e prima che producano danni diffusi, l’operatività di piattaforme che mettono a rischio la sicurezza economica e i dati sensibili delle famiglie italiane.
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