25 Ottobre 2020 - 22:52

Covid19. Atteso nuovo DPCM, preoccupa le sale giochi un eventuale coprifuoco ai locali

Il numero dei nuovi contagi si avvicina pericolosamente alla soglia dei tremila al giorno, le stesse cifre da brivido registrate nei mesi più brutti dell’emergenza. Il premier Giuseppe Conte oggi

05 Ottobre 2020

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Il numero dei nuovi contagi si avvicina pericolosamente alla soglia dei tremila al giorno, le stesse cifre da brivido registrate nei mesi più brutti dell’emergenza.

Il premier Giuseppe Conte oggi riunirà i ministri anche per valutare se inasprire ancora le misure di contenimento. Il Decreto che contiene le nuove regole sarà pronto entro il 7 ottobre. E alcuni provvedimenti già decisi sembrano riportare il Paese indietro di sei mesi.

Se i contagi dovessero salire ancora, sono possibili nuove limitazioni alla libertà personale in zone circoscritte del Paese, per spegnere nuovi focolai. Tra le misure alle studio c’è quella di anticipare la chiusura dei locali, alle 22 o alle 23. Una sorta di «coprifuoco» per scongiurare che la movida favorisca la trasmissione del virus, come è accaduto nei mesi estivi. Ma sugli orari non c’è ancora una decisione ufficiale.

Ipotesi che preoccupa oltre ai bar anche sale giochi, Bingo e centri scommesse.

Un passaggio delicato riguarda la limitazione del pubblico all’aperto e al coperto. I presidenti delle Regioni, con le loro ordinanze, hanno allentato i limiti imposti dall’ultimo decreto e il governo è determinato ad assestare una stretta, che riguarderà spettacoli, sport e non solo. All’aperto non sarà possibile riunire più di mille persone alla volta, rigorosamente distanziate: una misura che riguarda le manifestazioni di piazza, ma anche lo sport. Il governo sul calcio non cambia idea, il limite per gli stadi resta a 1.000 spettatori. Al chiuso (cinema, teatri, sale da concerto) sarà tassativamente vietato superare il limite di 200 persone e questa misura riguarda anche le iniziative private, come i matrimoni. La riduzione dei posti nelle sale preoccupa gli addetti ai lavori. L’Agis ha scritto a Conte e al ministro Franceschini, chiedendo che non si metta «in ginocchio un settore già gravemente colpito dalla pandemia».

 

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