21 Settembre 2020 - 02:12

Con l’Awp da remoto arriva anche il contrasto al Gap 2.0

«Nell’era dei nativi digitali dobbiamo sfruttare gli stessi strumenti tecnologici utilizzati dai giovani per combattere il gioco d’azzardo patologico». È la proposta di Roberto Mollica, medico della direzione sociale dell’Asl

22 Giugno 2015

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«Nell’era dei nativi digitali dobbiamo sfruttare gli stessi strumenti tecnologici utilizzati dai giovani per combattere il gioco d’azzardo patologico». È la proposta di Roberto Mollica, medico della direzione sociale dell’Asl di Milano, fatta al convegno ospitato dall’Università di Pavia sul tema della multidisciplinarità come strumento di intervento efficace per curare il gioco d’azzardo patologico. Ecco perché in futuro, tra le nuove cure per i malati da slot machine, potranno essere sperimentati braccialetti elettronici o app attraverso i cellulari. Idee che, non a caso, partono da Pavia e dalla Lombardia leader nazionale per gioco d’azzardo. «L’agenzia delle dogane e dei monopoli fino al 2012 forniva i dati suddivisi per provincia, ora la disponibilità è per regione – dice Gabriele Zanardi del Dipartimento di Sanità pubblica, medicina sperimentale e forense dell’Università di Pavia -. Il volume di raccolta vede la Lombardia al primo posto, dove si spendono ogni anno 13 milioni 847 mila euro». Un dato che non tiene conto delle vincite e che vede al secondo posto il Lazio con 7 milioni 655 mila. «La finalità dello studio promosso dal Progetto Neurogap, finanziato dal Dipartimento delle Politiche antidroga della presidenza del Consiglio dei ministri, è quella di una progettazione che parta proprio dal territorio e da realtà come Pavia, leader per il gioco procapite – aggiunge Zanardi – con l’intento di creare una rete territoriale tra le diverse associazioni coinvolte per studiare e curare con i dovuti progetti il fenomeno patologico».
Secondo i dati più recenti, fa sapere il Corriere della sera, aggiornati in un’indagine sociologica della Consulta nazionale antiusura, Pavia registra 2.727 euro pro capite l’anno di giocate davanti ad un’altra città lombarda, Como con 1.892. Seguono nell’ordine Latina, Milano, Napoli, Roma. «Resta alto, poi, il gioco tra i minori, dai 15 ai 19 anni, dove il 7/8% sono classificati problematici o a rischio – spiega Roberto Mollica dell’Asl di Milano -. Da qui la necessità di pensare a soluzioni innovative che, nel percorso di cura della dipendenza comportamentale, prevedano anche l’utilizzo di strumenti tecnologici moderni come, per esempio, un braccialetto elettronico, lenti a contatto con microchip e smartwatch».
Un progetto concreto in tal senso è previsto da una collaborazione tra le Università di Pavia e Trento. Già nel 2016 una prima sperimentazione dovrebbe esserci sui giocatori patologici pavesi. «Questi strumenti tecnologici possono trasmettere le variazioni dei parametri vitali ai fini della prevenzione e del miglioramento della cura – sottolinea Zanardi -: una piattaforma sarà in grado di controllare emotivamente il giocatore utilizzando braccialetti con sensori che ne misurano il battito cardiaco e le reazioni tipiche. Dati che verranno anche inviati al terapeuta». Controlli in tempo reale che hanno anche l’obiettivo di far desistere il giocatore che viene allertato tramite un’applicazione in grado, per esempio, di fargli vibrare il cellulare. «Le innovazioni tecnologiche possono, quindi, aiutarlo a richiamarlo e a frenare il suo comportamento compulsivo – conclude Zanardi -. E a contattarlo se rimane troppo tempo in una sala slot per cercare di farlo allontanare».

 

I dati li ha ricordati l’assessore Angela Gregorini che ha stilato la mappa delle slot in città, ma anche i luoghi sensibili dove non potranno essere più date licenze per installare macchinette.

«Gli esperti di questo convegno ci hanno spiegato – ha detto Gregorini – che il fatto stesso di giocare crea stimoli che portano alla dipendenza. Quindi chi ha più slot come Pavia corre maggiormente il rischio di diventare ludopatico. L’ordinanza che limita gli orari ha funzionato, così come ha avuto successo il lavoro di rete fatto con i Comuni vicini e con i capoluoghi lombardi. Ora metteremo a disposizione incentivi per favorire eventi nei bar che rinunciano alle slot. I locali ci chiedono di essere aiutati a fare solo i bar senza dover ricorrere alle slot per far quadrare i bilanci».

«Dati precisi sui costi sociali delle patologie da azzardo non ce ne sono – ha spiegato l’asessore Alice Moggi – ma capiamo quanto sia forte il fenomeno ogni volta che dobbiamo nominare un ammistratore di sostegno perchì il cittadino non è più uin grado di gestire il patrimonio o quando da noi arrivano persone in forte disagio economico che non dovrebbero esserlo. Solo che a quel punto è tardi perchè la stiuaazione economica è già compromessa pere questo stiamo formandoci e vogliamo apprendere le metodologie per fare davvero prevenzione. Dobbiamo farlo noi addetti ai lavoro, ma anche i vigili di quartiere. E poi dobbiamo dare alternative a chi gioca per noia o per solitudine». La deputata Chiara Scuvera ha lodato il laboratorio di strategie di contrasto che si è creato a Pavia: «Voglio portare i modelli innovativi e di cura pavesi in un convegno alla Camera». Bloccato a Roma il deputato Alan Ferrari ha fatto sapere tutto il suo apprezzamento per la reattività della comunità pavese verso un problema gravissimo e sul quale c’è tutto l’impegno del governo»

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