di Chiara Sambaldi e Andrea Strata
Dai siti clone ai sistemi di reindirizzamento dinamico, l’evoluzione delle piattaforme illegali impone un ripensamento degli strumenti investigativi e regolatori, anche attraverso l’intelligenza artificiale e la cooperazione pubblico-privato.
La nuova cornice normativa del gioco online ha inaugurato una stagione di importanti sfide operative che richiede un confronto costruttivo e costante tra operatori del settore e Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Mentre il mercato regolamentato è impegnato ad assestarsi all’interno delle nuove regole, il comparto illegale continua a evolversi, adattandosi con rapidità alle opportunità offerte dall’ambiente digitale.
Secondo il provvedimento ADM del 26 maggio 2026, – scrivono gli avvocati Chiara Sambaldi e Andrea Strata sulle pagine di PressGiochi MAG – sono 12.156 i siti oggetto di inibizione amministrativa (ai sensi dell’art. 102, comma 1, del D.L. n. 104/2020, convertito dalla Legge n. 126/2020). Si tratta di uno strumento introdotto per contrastare le frodi e le attività illecite connesse al gioco online, ma la sua efficacia incontra limiti evidenti quando viene confrontata con la capacità di adattamento degli operatori illegali.
Come già evidenziato in questa rubrica, l’inserimento di un sito nella lista dei domini inibiti non ne garantisce automaticamente l’effettiva irraggiungibilità. Le modalità tecniche attraverso cui viene realizzato l’oscuramento possono infatti essere aggirate con estrema facilità, talvolta ancor prima che il blocco produca effetti concreti.
Il tema assume particolare rilevanza anche nell’ambito dei procedimenti penali promossi dai concessionari per contrastare il fenomeno dei cosiddetti “siti clone”. In questi casi il sequestro preventivo disposto dall’autorità giudiziaria non comporta necessariamente la materiale disattivazione del sito web. Più frequentemente, il provvedimento viene eseguito mediante l’ordine impartito ai principali internet service provider italiani di impedire la risoluzione DNS del dominio, ossia di bloccare il meccanismo che consente agli utenti di raggiungere il server sul quale il sito è ospitato. Si tratta di una misura che limita l’accessibilità del portale dal territorio nazionale, ma che non ne determina la rimozione dalla rete né l’interruzione dell’operatività a livello globale.
Come osservato nel report di Data Room Nexus dedicato al gioco online illegale, il “contenuto clone” si accompagna spesso a una forma di legittimazione indiretta: non potendo fondare la propria credibilità sull’appartenenza al mercato regolato, l’offerta illegale tenta di appropriarsi, almeno sul piano visivo e comunicativo, della reputazione costruita dagli operatori autorizzati (https://www.dataroomnexus.it/post/report-gioco-online-illegale): in questa prospettiva rientra non soltanto l’utilizzo abusivo dei marchi delle società concessionarie, ma anche l’impiego dei loro dati identificativi all’interno di piattaforme che raccolgono gioco al di fuori del circuito legale, in violazione dell’art. 4 della Legge n. 401 del 1989 che sanziona la raccolta abusiva di scommesse e giochi.
Sul piano giuridico, tali condotte possono integrare diverse fattispecie di reato. In un caso recentemente esaminato, il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Bologna, nel disporre il sequestro preventivo di un “sito clone”, ha ravvisato il fumus del reato di sostituzione di persona previsto dall’art. 494 c.p., osservando come il sito riportasse i dati identificativi di un concessionario autorizzato senza alcun collegamento reale con quest’ultimo. La nozione di “persona”, secondo il provvedimento, può infatti estendersi anche alla persona giuridica, poiché gli attributi della falsità sono suscettibili di essere riferiti anche a soggetti collettivi.
Particolarmente interessante è poi la fase esecutiva del sequestro. Il Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica del Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno, dopo aver comunicato l’avvenuta notifica del provvedimento ai principali internet service provider italiani, ha precisato che il sito risultava non raggiungibile soltanto attraverso dispositivi configurati con provider DNS italiani. Utilizzando invece provider DNS esteri, come quelli offerti da Google, il sito continuava a essere accessibile nonostante il provvedimento di sequestro.
La spiegazione è di natura tecnica ma ha rilevanti implicazioni giuridiche. Il sito inibito non viene infatti “spento”, bensì semplicemente reso invisibile agli utenti che utilizzano sistemi DNS conformi alla blacklist italiana. I provider DNS esteri non sono destinatari dei provvedimenti adottati da ADM, che può imporre obblighi soltanto ai soggetti sottoposti alla giurisdizione nazionale.
Il blocco DNS produce quindi una limitazione territoriale dell’accesso, ma non elimina il contenuto dalla rete. Per questa ragione, nelle indagini più articolate sul gioco illegale, il vero obiettivo investigativo non è tanto l’ordine di oscuramento rivolto agli ISP italiani, quanto l’individuazione del registrar, cioè dell’intermediario presso il quale il dominio internet è stato registrato, dell’hosting provider che ospita il sito e dell’intera infrastruttura tecnica che ne garantisce il funzionamento. È infatti su questi snodi che si concentra la possibilità di interrompere concretamente l’operatività del portale e non soltanto la sua visibilità agli utenti italiani.
Anche il sequestro dei server presenta notevoli criticità. Molti siti di gioco illegale sono infatti ospitati presso provider localizzati in giurisdizioni offshore, nei Caraibi, in Asia o nell’Europa orientale. In tali contesti l’autorità italiana non può intervenire direttamente e deve fare affidamento su strumenti di cooperazione internazionale, quali rogatorie, ordini europei di indagine e richieste di collaborazione rivolte ai provider stranieri. Nella pratica, tuttavia, i tempi necessari per tali attività risultano incompatibili con le esigenze di tempestività che caratterizzano le misure cautelari.
Di fronte a questi limiti, diventa essenziale approfondire la conoscenza delle modalità operative attraverso cui si sviluppano i fenomeni illegali. Comprenderne la genesi, i modelli organizzativi e le strategie di diffusione rappresenta infatti il presupposto indispensabile per progettare strumenti di contrasto realmente efficaci.
In questa direzione si colloca l’approccio adottato da Data Room Nexus, che ha scelto di osservare il fenomeno dalla prospettiva dell’utente finale e dei messaggi pubblicitari e promozionali ai quali quest’ultimo è esposto. L’analisi ha consentito di approfondire specifici meccanismi di smistamento dinamico del traffico, attraverso i quali gli utenti vengono reindirizzati verso differenti destinazioni finali. Si tratta di tecniche che garantiscono la continuità operativa dell’offerta illegale grazie alla rapida sostituzione dei domini colpiti da blocchi o inibizioni.
I risultati evidenziano un ecosistema caratterizzato da una pluralità di canali di accesso, nel quale i social network rappresentano un punto di ingresso importante ma non esclusivo. A essi si affiancano gruppi di messaggistica a circuito chiuso, sistemi di referral e ulteriori piattaforme social che contribuiscono alla diffusione dell’offerta illegale.
L’analisi sistematica dei fenomeni digitali, condotta attraverso metodologie quantitative e qualitative, può offrire un contributo prezioso non soltanto alle autorità impegnate nelle attività di contrasto, ma anche al regolatore e al legislatore, favorendo l’individuazione di misure più efficaci per rendere realmente inaccessibili le offerte di gioco illegale.
Un’azione di contrasto moderna e adeguata alla complessità dell’ambiente digitale richiede inevitabilmente il ricorso alle tecnologie più avanzate, comprese le applicazioni dell’intelligenza artificiale. L’impiego di tali strumenti può contribuire a migliorare l’efficienza delle attività di monitoraggio e investigazione, consentendo al tempo stesso una più razionale allocazione delle risorse pubbliche.
In questo scenario emerge con crescente evidenza il ruolo che possono assumere forme di partenariato pubblico-privato, nelle quali soggetti dotati di competenze tecnico-scientifiche specialistiche collaborino con le istituzioni nella delicata fase di analisi che precede la definizione delle strategie di prevenzione e repressione dell’illegalità online.
PressGiochi MAG






