04 Dicembre 2022 - 13:02

Commissione di inchiesta sul gioco: approvata la relazione finale – Ecco il testo

La Commissione di inchiesta sul gioco illegale e sulle disfunzioni del gioco pubblico ha approvato quest’oggi la relazione conclusiva dell’attività svolta negli ultimi 12 mesi. Durante la seduta di questa

13 Settembre 2022

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La Commissione di inchiesta sul gioco illegale e sulle disfunzioni del gioco pubblico ha approvato quest’oggi la relazione conclusiva dell’attività svolta negli ultimi 12 mesi. Durante la seduta di questa mattina sono intervenuti i senatori Laniece, Lunesu e Candiani.

La relazione, posta ai voti, è stata approvata all’unanimità e affronta il fenomeno gioco davvero a 360 gradi.

Secondo la Commissione: Lo Stato deve avere il controllo del fenomeno ludico allorquando esso supera la dimensione privata-domestica, e si proietta nella società, anche come settore economico ed imprenditoriale. D’altra parte le Regioni, le Province e i Comuni non possono essere abbandonati nella disciplina di dettaglio del gioco e nella sopportazione dei costi sociali delle ludopatie. Una normazione del futuro non potrà quindi che supportare ed istituzionalizzare ogni iniziativa di raccordo tra centro e periferie. Nel campo dell’online gaming una disciplina efficace ma compatibile con le norme europee – e magari anche l’innalzamento del prelievo fiscale su tali forme di gioco.

 

Considerando le derive cui il gioco può approdare – afferma la Commissione – ovvero la diffusione del gioco illegale, con i suoi corollari di riciclaggio e usura, e la dipendenza dal gioco d’azzardo, con i suoi derivati di turbamento psicologico e sociale dell’individuo e di indebitamento, lo Stato deve avere il controllo del fenomeno ludico allorquando esso supera la dimensione privata-domestica, e si proietta nella società, anche come settore economico ed imprenditoriale.

Il sistema italiano, con la sua riserva statale, le forme di concessione e autorizzazione, le licenze di pubblica sicurezza e la disciplina dei vari aspetti del gioco, rappresenta una garanzia, una difesa per il cittadino rispetto alle infiltrazioni della criminalità – specie della criminalità organizzata –  e alle degenerazioni ludopatiche della pulsione verso il gioco.

Il gettito erariale derivante dal settore corrisponde ad un incasso che diversamente sarebbe nelle mani delle grandi organizzazioni criminali, e che invece può essere impiegato per mitigare gli effetti negativi che la deriva patologica del gioco può rappresentare, congiuntamente ai costi sociali e sanitari che le conseguenze della dipendenza comportano.

Da tale punto di vista non è l’assenza di normazione sul settore o l’eccessiva liberalizzazione che può risolvere il problema, quanto l’adozione, da parte del legislatore, di norme omogenee e razionali, che tendano ad uniformare la casistica e ad allineare le procedure ad evidenza pubblica – dal punto di vista dei bandi, delle convezioni e delle scadenze dei contratti – che può al contrario dare certezza agli imprenditori e agli operatori della filiera del gioco, i quali dovranno effettuare i futuri investimenti con la serenità della vigenza di norme certe.

Inoltre, il perseguimento dell’obiettivo illuminista delle leggi “poche e chiare” rappresenta la base per la tutela della legalità per i cittadini e segnatamente per gli apparati dello Stato di contrasto all’illegalità, nel loro operare tanto nella fase preventiva del controllo del territorio e della rete internet, quanto nella fase repressiva e punitiva, come è emerso nell’audizione dei magistrati e degli alti rappresentanti delle forze dell’ordine impegnati sul campo.

Il legislatore del prossimo futuro dovrà fornire alle Regioni e agli Enti locali – sulla scia dell’Accordo in Conferenza unificata del 7 settembre 2017, una guida sulle azioni da intraprendere in modo da allinearsi sugli obiettivi di legalità e di tutela della salute.

Le Regioni, le Province e i Comuni non possono essere abbandonati nella disciplina di dettaglio del gioco e nella sopportazione dei costi sociali delle ludopatie: il primo aspetto infatti può portare (ed ha portato) ad applicazioni difformi degli strumenti predisposti dalla Conferenza unificata ed alle creazioni di “città del gioco” o di città spopolate dal punto di vista dei punti gioco (ed anche per gli orari di apertura degli esercizi potrebbe farsi lo stesso parallelismo); ma soprattutto ha portato gli enti territoriali a doversi far carico, senza dotazioni di fondi (o quasi), della prevenzione e della cura di questo nuovo disturbo della personalità che oramai è stato isolato ed analizzato in modo compiuto, come la letteratura scientifica richiamata ha dimostrato.

Una normazione del futuro non potrà quindi che supportare ed istituzionalizzare ogni iniziativa di raccordo tra centro e periferie (in questo senso Regioni e Comuni si sono già auto-organizzati con i Tavoli tecnici ed iniziative similari) sia per la disciplina, che per il controllo, che, infine  nel senso di prevedere forme di compartecipazione al gettito derivante dalle entrate del gioco, che possano, se non altro, servire a supportare i servizi locali sociali e sanitari per la cura dei disturbi correlati al gioco (ed anche, magari, per alimentare i fondi di sostegno ai soggetti sovraindebitati a causa del gioco).

La previsione di iniziative come il numero verde nazionale, i numeri regionali, la mappatura dei centri riabilitativi, deve far parte di un disegno organico di sostegno degli apparati statali, regionali e comunali che si occupano della ludopatia.

L’interazione e la cooperazione inter-istituzionale si è dimostrata per l’appunto l’arma vincente per il contrasto all’illegalità e il controllo del territorio. Non solo la cooperazione tra le forze di Polizia, Carabinieri, Guardia di finanza e funzionari dell’Agenzia delle dogane dei monopoli (anche istituzionalizzata nel comitato CoPreGi), ma anche lo scambio dei dati e il monitoraggio integrato del territorio e della rete costituisce un’arma fondamentale per combattere il gioco illegale, l’accrescersi delle mafie, il riciclaggio e l’usura.

 

Nel campo dell’online gaming una disciplina efficace ma compatibile con le norme europee – e magari anche l’innalzamento del prelievo fiscale su tali forme di gioco, che sono molto remunerative per i titolari dei siti e molto poco premianti per lo Stato che deve attivare tutti i suoi poteri di controllo per evitare le infrazioni e le elusioni – può aiutare a omologare tale settore con quello del gioco “fisico”.

E’ fondamentale il coinvolgimento degli operatori del gioco, sia al livello di macro-sistema, sfruttando i sofisticati strumenti software ed hardware dei colossi dell’intrattenimento, sia a livello dei punti gioco e delle sale slot, formando adeguatamente gli addetti, come del resto già prevedono molte leggi regionali e regolamenti comunali.

Il monitoraggio e l’integrazione tra le banche dati può rivelarsi quindi un’arma vincente tanto per il controllo dell’illegalità quanto della ludopatia, e porta alla cooperazione tra l’Agenzia delle dogane e dei monopoli, i concessionari (o i titolari autorizzazione), gli esercenti e ovviamente le forze dell’ordine nonché – per la cura della ludopatia – dei centri di assistenza, che necessitano – lo si ripete – di adeguate misure di sostegno

 

Occorre anche richiamare in tal sede quanto affermato dal professor Spallone circa la formulazione di una tassazione che consenta di allineare gli interessi dello Stato con quelli dell’impresa; l’impresa deve essere un’alleata, non un antagonista dello Stato, anche per quanto concerne l’efficacia della raccolta del prelievo fiscale, purché però il meccanismo che sottende il prelievo non sia ciecamente mirato a “fare cassa” ma l’offerta di gioco sia ristrutturata secondo parametri qualitativamente più elevati che incentivino anche gli operatori a non porre in essere comportamenti elusivi delle norme fiscali- conclude la Commissione.

PressGiochi