24 Settembre 2022 - 20:47

Come ne è uscito il mercato delle scommesse dall’emergenza COVID

Oggi che il termine di “resilienza” va tanto di moda, è il caso di dire che per spiegarne il significato non c’è miglior esempio delle scommesse sportive. In Italia come

10 Giugno 2022

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Oggi che il termine di “resilienza” va tanto di moda, è il caso di dire che per spiegarne il significato non c’è miglior esempio delle scommesse sportive. In Italia come nel resto del mondo. L’improvviso blocco di tutte le attività agonistiche ha creato una situazione di criticità senza precedenti, anche perché non c’è voluto molto per rendersi conto che la pandemia ci avrebbe mantenuti in ostaggio per un tempo indeterminato, ma in ogni caso lungo. E’ vero poi che la gran parte dei concessionari di gioco ha potuto tenersi in piedi grazie all’offerta online; però, come indicano i portali specializzati in recensioni online, il mondo del betting ha un’utenza fortemente radicata, che in tanti casi è poco propensa a dedicarsi al vero e proprio gioco d’azzardo. Per fortuna loro e propria, le maggiori organizzazioni calcistiche italiane e internazionali sono riuscite a far ripartire i calendari in tempi relativamente brevi (mentre tutti gli altri sport hanno dovuto chiudere la stagione 19/20 anzitempo) consentendo agli operatori di rimettersi in carreggiata.

 

Numeri, bilanci e perdite…

In base ai dati ADM, il 2020 si è concluso con un ammontare di scommesse per via telematica che ha sfiorato il miliardo di euro, corrispondente a un 38% in più rispetto all’anno precedente. In valore assoluto, un riscontro eccezionale, che viene purtroppo mitigato, anzi, annullato, dalle pesanti perdite subite dai concessionari sul fronte retail nei quasi 6 mesi in cui agenzie e corner sono rimasti chiusi. Secondo i dati elaborati da iGaming Business (iGB), che si basano non sulla raccolta globale bensì sul GGR (ovvero il differenziale fra giocate e vincite), mentre nel 2019 l’incidenza del canale online sull’ammontare complessivo delle puntate era stata del 43%, nel 2020 è salita al 69%; cosa che comunque non ha permesso al comparto (online+retail) di evitare il “rosso” in bilancio: la perdita è stata del il 9,6%. A ciò vanno aggiunte le spese fisse che i concessionari hanno comunque dovuto sostenere durante le chiusure (affitti, utenze, ecc.); oneri pesantissimi, alleviati ben poco da ristori e contributi Covid vari, che avrebbero messo in ginocchio chiunque non sia dotato proprio di quella resilienza di cui parlavamo in apertura.

Nel primo semestre 2021, data la perdurante chiusura dei punti vendita a terra, l’online ha inciso per il 100% sulla raccolta. L’ultimo dato iGB disponibile, risalente al primo trimestre, indica che il GGR totale del betting è stato di 461,57 milioni di euro; quota molto vicina a quella del Q1 2020 (472,5 mln, dovuta ad un gennaio a dir poco eccezionale) e ben superiore al Q1 2019, pari a 390 mln. In sostanza, si può ragionevolmente pensare che la pandemia ha favorito la scoperta da parte di molti giocatori del canale internet e che buona parte di essi continuerà a frequentarlo. Scoperta che amplifica l’interesse (o anche solo la curiosità) degli utenti verso le competizione sportive estere, anche al di fuori del calcio e anche di fuori… alla realtà: virtual sports ed esports fenomeni in costante incremento.

Indubbiamente, questo è anche l’effetto del sopraggiungere di una consistente fascia di “casual players”; gente che non scommette per abitudine e che si è riversata sul betting durante la pandemia col tipico approccio del gambler, ovvero non del giocatore tecnico quale è lo scommettitore, bensì del giocatore da slot o da gratta&vinci. Sarà ora interessante verificare, man mano che si tornerà alla vita normale, come si consolideranno i nuovi equilibri di mercato.

Inoltre, va considerata la grande presa delle scommesse live, adatte a quei giocatori che vogliono ridurre al minimo i tempi di attesa fra la puntata e il suo esito, con l’aggiunta adrenalinica dell’opportunità di seguire l’evento in diretta. Chi ha cominciato a giocare così tra le mura di casa, continuerà sicuramente a farlo ovunque gli capiti. E siccome il budget di ognuno è sempre limitato, se su qualcosa di nuovo punti, a qualcos’altro dovrai rinunciare.

In definitiva, se dal punto di vista del giocatore vi è la certezza di potersi muovere su un mercato consolidato, sicuro e con un’ampia scelta, che ha costantemente ridotto il numero degli utenti che scommettono offshore, sul versante dei concessionari i punti interrogativi sono molteplici. La International Betting Integrity Association ha espresso preoccupazioni circa il fatto che le regole troppo stringenti sulla pubblicità possano favorire i bookmaker senza licenza. C’è poi la questione della tassa dello 0,5% sulla raccolta per irrigare il Fondo Salva Sport (come se già non bastassero gli aumenti delle aliquote di tassazione iniettate dalla legge di Bilancio 2019), misura che dovrebbe essere applicata soltanto fino alla fine di quest’anno, ma non si sa mai… Ancora, e diremmo per di più, la mancata possibilità di sfruttare Euro2020 per il rilancio delle scommesse sul canale retail è stata una brutta mazzata per tutti gli operatori, anche perché dai Giochi Olimpici di Tokyo non ci si attende granchè e pertanto bisognerà aspettare settembre per veder fluire denaro consistente nelle casse delle agenzie.

 

Norme per ripartire…

Per quanto concerne poi i grandi temi del “riordino del settore dei giochi” e del bando per il rinnovo delle concessioni, a partire da quelle online, gli appunti che vanno fatti sono diversi, e tutti di altissimo rilievo.  Poiché non saremo mai d’accordo con chi sostiene che il contrasto del gioco patologico  debba cominciare dalla riduzione dell’offerta – che di sicuro avrà come effetto immediato la spinta verso canali “alternativi”, ovvero illegali o alla meglio “grigi” – bensì da una preventiva classificazione della (eventuale) “pericolosità” di ciascun gioco (facilmente rilevabile nel rapporto fra giocata e aspettativa di vincita) che comporti poi un adeguamento dei parametri di base: costo giocata/% vincita/vincita massima, per procedere infine ad un equilibrato contingentamento dell’offerta, ci sembra proprio che gli organismi istituzionali stiano (ri)partendo col piede sbagliato. Né possiamo condividere l’idea di ridurre drasticamente il numero delle concessioni online da mettere a bando (con fee di ingresso astronomiche): si tratta di una soluzione del tutto scollegata rispetto ad una visione d’assieme del mercato del gioco italiano che, proprio per continuare efficacemente la lotta all’illegalità, ha bisogno comunque di un’offerta capillare e variegata. Non entriamo poi nel pantano del conflitto Stato-Regioni sulle rispettive prerogative, perché da lì non se ne esce. Man mano che ci si avvicinava alle riaperture, alcuni governatori hanno rialzato la cresta, spalleggiati come sempre da una pletora di perbenisti e benpensanti, per far valere le loro inique regolamentazioni. E il governo resta a guardare, cercando intese e compromessi impossibili, visto che tante Regioni hanno allegramente bypassato l’accordo in Conferenza Unificata del 7 settembre 2017 rivendicando la propria autorità assoluta, per via sanitaria.

Il tentativo di secessione delle Regioni nel campo dei giochi ricorda quello tentato dalla SuperLeague nei confronti della UEFA, coi presidenti di Juventus, Barcellona e Real Madrid che si comportano da oltranzisti dopo il diktat dell’UEFA, alla pari di certi governatori regionali che però il diktat non ce l’hanno. La differenza sostanziale è che le Regioni non vanno a caccia di soldi come quei club, ma al contrario vogliono impedire allo Stato di incassarne, per il “bene della salute pubblica”. Pensate un po’ come siamo messi…

Da parte delle associazioni di categoria sono pervenute ad ADM, in occasione del Open Hearing del 31 maggio scorso (tutte visualizzabili sul sito dell’Amministrazione), tante proposte interessanti, che rispecchiano la realtà del mercato, proprio perché essi la vivono quotidianamente, di cui il Regolatore dovrebbe far tesoro per compensare le rispettive esigenze, senza che nessuno si faccia male. In altre parole: se il gambing è un virus peggio del Covid (dicono loro) di vaccini efficaci ce ne sarebbero tanti: basta usare l’esperienza degli operatori e un po’ di buon senso.

 

PressGiochi